alberto mattioli

GRAN TEATRO ITALIA – ALBERTO MATTIOLI RACCONTA IN UN LIBRO IL MIRACOLO DELL'OPERA NEL NOSTRO PAESE, CHE CI HA UNITO QUANDO TUTTO CI DIVIDEVA - “UN TEATRO COSÌ DIFFICILE, ELITARIO, BASATO SULL'ASSURDA CONVENZIONE DI GENTE CHE DISCORRE CANTANDO, IN UN ITALIANO LETTERARIO CHE NON ESISTE SE NON SULLA CARTA, DIVENTA PATRIMONIO E PASSIONE E COSCIENZA COMUNE. CI SONO SOLTANTO DUE PARAGONI POSSIBILI, NELLA STORIA DEL TEATRO: L'ATENE DI PERICLE E LA LONDRA DI SHAKESPEARE” - GLI ELENCHI TELEFONICI CHE UN TEMPO, RIGURGITAVANO DI AIDE, VIOLETTE E OTELLI...

alberto mattioli

Esce oggi Gran Teatro Italia – Viaggio sentimentale nel paese del melodramma di Alberto Mattioli di cui pubblichiamo un estratto. L'autore presenterà il libro domani al Palazzo Castiglioni di Mantova e il 13 giugno al Teatro alla Scala di Milano 

 

«A Milano per essere riconosciuti come stranieri è sufficiente la domanda: "Andate questa sera alla Scala?". Domanda superflua, oziosa e inutile, domanda che i milanesi non si rivolgono. Per essi non vi sono dubbi: tanto varrebbe chiedere se si vive ancora».

 

Chi scrive, sulla Revue musicale et gazette de Paris del maggio 1838, è Franz Liszt. Il verdetto non vale solo per Milano e per la Scala, ma per l'Italia intera, senza distinzioni fra metropoli e cittadine, capitali e provincia. Certo, i teatri in generale, e quelli d'opera in particolare, esistono in tutto il mondo. Però soltanto in Italia sono diventati qualcosa di più di un luogo di spettacolo. Sono il fulcro della vita non soltanto musicale, ma anche mondana, sociale, civile: il centro del centro cittadino.

 

alberto mattioli

Come la piazza o la cattedrale. Fra la città e il suo teatro d'opera c'è una simbiosi, un'attrazione, una corrispondenza d'amorosi sensi che hanno forgiato l'identità di entrambi: la città è così perché così è il suo teatro, e viceversa.

 

Da palchi e gallerie si sviluppa un'antropologia spicciola, fatta di mode e modi sociali, di vicende pubbliche e private, di gusti e disgusti artistici, di corsi e ricorsi politici che modellano il carattere cittadino e poi quello nazionale di un'Italia che rimane però saldamente disunita anche quando è finalmente unita. In un Paese policentrico dove ogni 30 chilometri cambia tutto, lingua, cucina, usi, costumi, rendendo di fatto impossibile governarlo, il teatro d'opera è uno dei pochi interessi condivisi, comuni, davvero «nazionali» e anzi nazionalpopolari, ma in ogni luogo in maniera un po' diversa.

 

Un altro aspetto che colpisce dei teatri italiani è che c'è posto per ogni classe sociale.

L'aristocrazia e in generale le classi elevate stanno nei loro palchi, più pregiati quanto più sono vicini a quello reale; la borghesia in platea; il popolo nelle gallerie. Segno che la passione per il teatro, e specie per il più italiano dei teatri, quello d'opera, non era appannaggio di un'élite, ma della popolazione intera; non di pochi, ma di tutti. Le bande, militari e no, gli organetti, i musicisti girovaghi erano strumenti fondamentali di diffusione dell'opera.

LA SCALA NEL PRIMO OTTOCENTO

 

Leggenda vuole che il piccolo Verdi abbia ascoltato le prime note da un violinista che batteva le campagne. Il 24 agosto 1846, Emanuele Muzio, che all'epoca gli faceva da allievo, attendente, segretario, copista e infermiere, racconta ad Antonio Barezzi, pigmalione e suocero del Maestro: «Sono alcuni dì che è sortito un organo ambulante di gran dimensione, il più grande che si sia fatto qui a Milano, ove c'è quasi per intero la Giovanna d'Arco  La polizia non permette che lo facciano girare di sera, perché fa unire troppa gente e le carrozze non possono andare, ma solamente di giorno; ma già è lo stesso; quello che succedeva di sera succede anche di giorno; tutti vi corrono ed ingombrano la strada ove si trova l'organo». La scena, per inciso, è riportata fedelmente nel magnifico sceneggiato tivù su Verdi di Renato Castellani – ah, che nostalgia, la RAI sì bella e perduta... L'organetto che blocca il traffico milanese, e con la povera Giovanna poi, non certo uno dei sempreVerdi più pop, ci può far sorridere: è la versione ottocentesca di Spotify, certo, ma anche l'indice di una passione vera, schietta, popolare. E qui, allora, bisognerà pur raccontarlo, questo miracolo dell'opera italiana.

BEPPE SALA - URSULA VON DER LEYEN - IGNAZIO LA RUSSA - GIORGIA MELONI - PALCO REALE DELLA SCALA 2022

 

Un teatro così difficile, elitario, basato sull'assurda convenzione di gente che discorre cantando, in un italiano letterario che non esiste se non sulla carta, che nessuno parlava e molti non capivano, in forme musicali spesso complesse, diventa però patrimonio e passione e coscienza comune per colti e ignoranti, ricchi e poveri, patrizi dei palchi e plebei del loggione. Ci sono soltanto due paragoni possibili, nella storia del teatro che è poi quella della civiltà: l'Atene di Pericle e la Londra di Shakespeare.

 

È l'utopia realizzata, la grande arte per tutti e di tutti, il teatro come identità, comunità, partecipazione. Tutti abbiamo conosciuto qualche donna di servizio o artigiano che non avevano neanche la quinta elementare e si esprimevano in dialetto, ma cantavano Verdi o Puccini e ne conoscevano a memoria i libretti, forse senza capire ogni parola, anzi sicuramente; ma il senso della vicenda, il suo significato, il suo valore morale, sì.

un ballo in maschera verdi

 

Aprite uno di quei curiosi reperti del passato che sono gli elenchi telefonici, magari di qualche città emiliana: un tempo, rigurgitavano di Aide e Manrichi, di Violette e di Otelli. Il rischio del folklore o dell'aneddotica è dietro l'angolo, lo ammetto. Un bambino che si chiama Radamès fa ridere. Ma il mondo e la civiltà che ci sono dietro andrebbero presi terribilmente sul serio.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO