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DA GUTENBERG A ZUCKERBERG - MARINO NIOLA: POST-VERITÀ? IL PROBLEMA NON È LA RETE IN SÉ, MA IL FATTO CHE NON SAPPIAMO ANCORA BENE COME USARLA. NAVIGHIAMO TRA LE ONDE IMPETUOSE DI UNA RIVOLUZIONE CULTURALE PARAGONABILE ALL’INVENZIONE DELLA STAMPA E A QUELLA DELLA SCRITTURA, CHE HANNO SEGNATO DEI PUNTI DI NON RITORNO NELLA STORIA DELL’UMANITÀ''

 

Marino Niola per la Repubblica

 

MARINO NIOLAMARINO NIOLA

Stiamo transitando dalla civiltà della ragione alla civiltà dell’emozione. E la prova è il dilagare della cosiddetta post-verità. Ovvero la verità nell’epoca della sua riproducibilità tecnologica. Dominata dai social media che sostituiscono l’oggettività con l’opinione, l’attendibilità della fonte con la fascinazione della testimonianza, l’autorevolezza della spiegazione con l’incantamento della narrazione. E quando l’impatto emotivo del racconto è più forte della qualità delle argomentazioni e della fondatezza delle prove, l’informazione tende inesorabilmente a scivolare verso la fiction.

 

È uno dei paradossi della connessione permanente. L’aumento delle conoscenze disponibili e accessibili con un semplice clic, assieme ai progressi delle tecnologie comunicative e alla crescita esponenziale dei flussi di trasmissione della cultura, stanno provocando una sorta di nichilismo digitale. Con la tracimazione di fake news incontrollate e spesso incontrollabili. E la viralizzazione inarrestabile delle post-verità.

 

Che nell’orizzontalità della Rete, senza gerarchia e senza cronologia, trovano uno strumento di diffusione formidabile e senza filtri. Così voci, leggende metropolitane, pseudo scoperte scientifiche, bufale, finte evidenze e correlazioni fantasiose fanno sembrare vero quello che vero non è. Col risultato di mettere sullo stesso piano esternazioni banali e intuizioni geniali. Chiacchiere 2.0 e acquisizioni consolidate, nozioni confermate dal tempo, legittimate dalle verifiche, garantite dalle competenze.

gutenberg gutenberg

 

Assistiamo e partecipiamo a un confronto caotico, e al momento impari, tra cultura e impostura. Solo apparentemente democratico. Perché, come diceva Aristotele duemilaquattrocento anni fa, quando in una società viene meno ogni principio condiviso di oggettività e di autorevolezza, di verifica razionale dei fattori di accertamento della verità, la democrazia non può che degenerare in demagogia. Che della prima è la caricatura anabolizzata. Rumorosa e minacciosa. Plebiscitaria e totalitaria.

 

marino niola miti d oggi marino niola miti d oggi

Chissà cosa direbbe oggi il grande filosofo di Stagira davanti alle dimensioni planetarie della polis globale, dove la propria opinione non viene più scritta su un coccio di terracotta o su una conchiglia, come si faceva ad Atene, ma postata urbi et orbi, con effetti spesso destabilizzanti. Ostracismi, giudizi sommari, gogne mediatiche. E la questione non è la vecchia contrapposizione tra cultura popolare e cultura ufficiale. Perché la cultura può nascere anche dal basso, ma deve guadagnarsi quel livello di riconoscimento collettivo, che la distingue da una boiata qualsiasi. O, peggio, da una falsità deliberata.

 

aristotele1aristotele1

Rimane il fatto che il problema non è la Rete in sé, ma l’uso dilettantesco che ne stiamo facendo. Anche per il fatto che navighiamo a vista tra le onde impetuose di una rivoluzione culturale paragonabile all’invenzione della stampa. E, prima ancora, a quella della scrittura, che hanno segnato dei punti di non ritorno nella storia dell’umanità. Insomma, siamo in mezzo a un guado e non abbiamo ancora imparato a padroneggiare i poteri straordinari di questi mezzi che spesso usiamo come giocattoli. Subendone l’incanto che moltiplica oltremisura il ruolo delle emozioni.

 

Non a caso il nostro rapporto con le news diventa ogni giorno più emotivo che critico, più immaginativo che riflessivo. Consumiamo con avidità notizie aumentate, che proprio come l’augmented reality cui siamo assuefatti, ci sembrano avere una definizione più alta, indispensabile a catturare la nostra attenzione. A emozionarci, stupirci, scuoterci. Che si tratti della morsa del gelo o degli attacchi terroristici, dei migranti o della meningite.

 

THEODOR Adorno THEODOR Adorno

Con un atteggiamento sempre più sentimentalistico e sensazionalistico. Non a caso quello che chiamiamo sensazionalismo ha a che fare, anche etimologicamente, con i sensi, con la pelle, la pancia, il cuore. Usiamo sempre più frequentemente espressioni del tipo “ quelle immagini mi hanno fatto venire i brividi”, “ mi sono emozionato”. Reazioni più etologiche che logiche. Ci sta succedendo quello che aveva previsto il filosofo Theodor Adorno, vale a dire che giunto al suo apogeo l’illuminismo si sta rovesciando in mitologia.

 

 

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