"HO PERSO AI RIGORI” – SAYF, CHE NELLA CANZONE PRESENTATA AL FESTIVAL CITA CANNAVARO E NEL VIDEO DEL BRANO DUETTA PURE CON FABIO CARESSA, RICORRE A UNA METAFORA CALCISTICA PER RACCONTARE IL SECONDO POSTO SORPRENDENTE A SANREMO: “ABBIAMO FATTO COME IL LEICESTER DI RANIERI QUANDO HA VINTO IL CAMPIONATO IN INGHILTERRA, NON CI ASPETTAVA NESSUNO” – IL CANTANTE MUSULMANO, NATO A GENOVA DA MADRE TUNISINA, RIVENDICA LE PROPRIE ORIGINI: “HO PRATICATO IL RAMADAN PER TUTTA LA SETTIMANA” - LA POLEMICA SU SALVINI: “MI STUPISCO DI COME VENGA PRESO ANCORA SERIAMENTE. È UN MEME VIVENTE” - VIDEO
Matteo Macor per "la Repubblica" – Estratti
Ho perso ai rigori», dice del suo primo Festival Adam Viacava in arte Sayf, pseudonimo dall'accento ballerino che in questi giorni sanremesi ne ha fatto artista uno e trino e pure di più.
Secondo a sorpresa «per tanto così», 21,9 per cento contro il 22,2 di Sal Da Vinci, il rapper della riviera ligure di levante in realtà il suo Sanremo d'esordio l'ha vinto ad ogni passo, sul palco e non solo. In parte con «la storia che mi porto dietro, forse pure portandomi dietro la mamma» – sorride lui, che con la madre Samia ha praticato il Ramadan per tutta la settimana – ma anche con la forza della canzone che ha raccontato meglio il Paese. Rivendicando le proprie origini tunisine e citando Berlusconi, rievocando l'Italia mondiale e mettendo in fila il bene e il male di quella reale.
Un Paese che con tutti i suoi difetti, evidentemente, l'ha capita.
«Ma infatti, ho perso per un soffio ma rimane come una grandissima vittoria, un sogno. Vale per me come i tanti che nella mia squadra neanche facevano questo mestiere: abbiamo fatto come il Leicester di Ranieri quando ha vinto il campionato in Inghilterra, non ci aspettava nessuno».
È il podio degli underdog?
«Io sono partito veramente dal nulla, ma mi è servito così, ma ricevere il riscontro del televoto è davvero impressionante, una sensazione bella. Passare dal "Ma chi ca**o è Sayf?", a condividere il podio con due grandi artisti e le loro canzoni. Ce le ho già nel telefono, mi si sono piantate in testa».
SAYF CARESSA VIDEO TU MI PIACI TANTO
Di solito le attenzioni maggiori per le proposte alternative arrivano dalla sala stampa, a questo giro l'hanno votata tutti. Perché?
«Di sicuro arrivare a Sanremo da perfetto sconosciuto genera empatia. Poi ho portato la mamma sul palco. Poi la canzone parlava di me, di noi, di tutti: è meno sanremese, ma parla chiaro».
Ha praticato il Ramadan al Festival, la prima volta per un artista in gara.Anche questo racconta l'Italia.
«Non mangio e non bevo fino al calar del sole. Mi dà pace, mi ha aiutato a tenermi concentrato e godermi tutto. Le mie origini miste si riflettono anche sulle cose che scrivo, fondo malinconia ligure e festa tunisina. La musica poi è un riflesso della società, e la società è questa. Possiamo avere origini, storie, pure religioni diverse, ma siamo tutti uguali. L'integrazione, alla fine, sarebbe cosa semplice».
Padre genovese, madre tunisina: a lei il ministro Salvini non le ha fatto i complimenti per l'uso dell'italiano, come ha fatto a Ermal Meta, in Italia da 33 anni?
«No, ma mi stupisco di come Salvini venga preso ancora seriamente. È un meme vivente».
Nel paese del conflitto generazionale irrisolvibile, sono arrivati in alto Sayf, Ditonellapiaga, Fulminacci. È dalla musica, che va fatta partire la rivoluzione?
«Nella musica è più facile essere giovani che vecchi, ma sì servirebbe un bellissimo riscatto. Anche se ho sempre la sensazione che noi della mia generazione si sia sempre figli, che chi era ventenne 20, 30 anni diventasse adulto prima. Il mondo è più piccolo, noi pure».
Che effetto le ha fatto, Sanremo nel pieno dell'attacco all'Iran?
sayf sanremo 2026 foto lapresse 2
«Amarezza. Ci sta che Sanremo distragga dal quotidiano, non siamo neanche chirurghi che operano a cuore aperto, le canzoni non cambiano il mondo e ci sta pure che la musica sia poco impegnata: lo è la realtà, sempre più individualista.
Però possono ricordarci cose utili».
Ad esempio?
«Dobbiamo rimanere persone, anche se ci percepiamo diversi, anche su due sponde diverse di Mediterraneo, anche davanti alle scelte che arrivano dall'alto».
Ed è il momento più difficile per dirlo.
«Però in un mondo dove regna la legge del più forte, da Gaza in giù, l'unica è rimanere umani e uguali. L'individualismo, poi, è infelicità».





