aldo moro giacomo pacini stefano giovannone

MISTERI E SEGRETI DEL “LODO MORO” – UN SAGGIO DELLO STORICO GIACOMO PACINI RICOSTRUISCE L’ACCORDO CON CUI I PALESTINESI POTEVANO MUOVERSI LIBERAMENTE NEL NOSTRO PAESE, PURCHÉ NON PIAZZASSERO BOMBE E EVITASSERO AZIONI TERRORISTICHE (COSIDDETTO “LODO MORO”) – IL RUOLO DI DIALOGO CON LE FORMAZIONI PALESTINESI AFFIDATO AL COLONNELLO GIOVANNONE, A LUNGO CAPO DEL CENTRO SID (IL SERVIZIO INFORMAZIONI DIFESA) A BEIRUT, LA CAPITALE DEL LIBANO – DALLE CARTE VIENE ESCLUSO UN COINVOLGIMENTO DEI PALESTINESI E DEI LIBICI NELLA STRAGE DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980, MENTRE ESCONO CONFERMATI CONTATTI TRA L'OLP E LE BRIGATE ROSSE – IL DIALOGO CON GHEDDAFI E…

Federico Fornaro per “la Stampa” - Estratti

 

Per più di mezzo secolo il «lodo Moro» è stato una sorta di araba fenice: tutti gli studiosi che si sono occupati di terrorismo e di politica mediorientale lo citavano, ma ufficialmente nessuno aveva mai potuto provarne l'esistenza. 

 

aldo moro

Grazie alla desecretazione di molti archivi e a uno straordinario lavoro di ricerca, oggi possiamo affermare con certezza che l'intesa informale tra lo stato italiano e alcune delle formazioni armate riconducibili all'Olp (l'Organizzazione per la liberazione della Palestina) è stata per più di un decennio uno degli architravi della nostra politica di sicurezza nazionale. 

 

In estrema sintesi, l'accordo consentiva ai palestinesi (e ai loro armamenti) di muoversi liberamente sul territorio del nostro paese e anche se arrestati ne favoriva il rilascio in tempi brevi, pur nel contesto di un ordinamento contraddistinto dalla separazione dei poteri e dall'autonomia della magistratura. In cambio le organizzazioni palestinesi si impegnavano a non organizzare attentati in Italia, mentre il governo italiano si sarebbe fatto carico di sostenere le iniziative diplomatiche mirate al riconoscimento diplomatico dell'Olp e più in generale di sostenere a tutti i livelli la causa palestinese. 

 

Nel suo libro L'Italia e il lodo Moro. Diplomazia segreta negli anni della guerra fredda, edito da Einaudi, Giacomo Pacini, ricercatore e saggista, ricostruisce sulla base di uno straordinario lavoro negli archivi diplomatici e dei servizi segreti, sia la genesi sia l'evoluzione di questo accordo, negato a più riprese da parte dello stesso governo in risposta a puntuali interrogazioni parlamentari. 

 

giacomo pacini cover lodo moro

Il regista politico di questa intesa, pienamente coerente con l'impostazione della politica estera dei governi democristiani favorevoli alle rivendicazioni arabe, stando però ben attenti a non scontentare Israele e gli Stati Uniti, fu - fino alla primavera del 1978 - Aldo Moro, mentre il ruolo manovratore delle trame e dei contatti con l'universo delle formazioni palestinesi era affidato il colonnello Stefano Giovannone, a lungo capo del centro Sid (il servizio informazioni difesa) a Beirut, la capitale del Libano.

 

Erano anni in cui l'Olp e la resistenza palestinese, con il sostegno di larga parte del mondo arabo, esportò in Europa le tecniche terroristiche delle bombe sugli aerei, dei dirottamenti e delle azioni violente contro obiettivi israeliani, con l'intento dichiarato di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica occidentale sulle motivazioni della loro lotta. 

 

Uno degli episodi più clamorosi di questa strategia del terrore fu il massacro di Monaco di Baviera durante i giochi olimpici estivi del 1972, a opera del gruppo di Settembre nero, a cui il Mossad rispose con l'operazione "Collera di Dio". 

 

Anche per la collocazione geografica dell'Italia nel Mediterraneo, le nostre autorità si posero l'obiettivo di trasformare il nostro paese in una sorta di zona franca rispetto al terrorismo mediorientale. 

stefano giovannone

 

Secondo l'autore, il primo documento che attesti l'esistenza di un dialogo sotterraneo tra le autorità italiane le formazioni armate riconducibili all'Olp risalirebbe al 17 dicembre 1972, a firma di Giovannone che sarà il principale protagonista delle trame spionistiche della diplomazia segreta, intrecciata e talvolta configgente con quella ufficiale degli ambasciatori e dello stesso ministero degli Esteri. 

 

Contatti che si trasformarono in un impegno ufficiale a evitare azioni terroristiche in Italia da parte dell'Olp in data 19 ottobre 1973, che infatti smentì un suo coinvolgimento nella strage di Fiumicino del 17 dicembre dello stesso anno. 

 

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Lo scavo negli archivi ha consentito di mettere in evidenza la centralità di Giovannone - «un'autentica miniera» nel ricordo di uno dei suoi capi - nella gestione della rete di rapporti con i vertici dell'Olp e le altre formazioni terroristiche come l'Fplp (il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina) fondato nel 1967 da George Habbash. 

 

1980 strage bologna

Il "lodo Moro" è stato dunque parte fondamentale di un equilibrio fragile nelle relazioni mediterranee in ragione dei rapporti internazionali dettati dalla Guerra fredda, delle questioni economiche e di politica energetica fondamentali per lo sviluppo dell'Italia, che avrebbe finito per doversi barcamenare tra la «moglie americana e l'amante libica». 

 

La Libia con cui intercorrevano importanti forniture e contratti di fornitura petrolifera e di gas vitali per la nostra economia, rimase per anni uno degli interlocutori privilegiati dell'Italia, nonostante Gheddafi fosse apertamente accusato da americani e israeliani di essere il regista occulto dei terrorismo mediorientale (e non solo). Il prezioso lavoro di Pacini porta, però, a escludere un coinvolgimento dei palestinesi e dei libici nella strage di Bologna del 2 agosto 1980, mentre dalle carte escono confermati contatti tra l'Olp e le Brigate rosse, oltre a essere ampiamente approfondita la vicenda dei missili di Ortona (novembre 1979) trasportati dagli autonomi. 

nft gheddafi 1

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