PIÙ INCENTIVI FISCALI E MENO CONTRIBUTI DIRETTI? I PRODUTTORI CINEMATOGRAFICI SONO D’ACCORDO – BASTA CON LE SOVVENZIONI DIRETTE

Pedro Armocida per “il Giornale

 

CINEMA UNA SALA VUOTA CINEMA UNA SALA VUOTA

Più incentivi fiscali e meno contributi diretti? La proposta racchiusa in queste nostre pagine l'altro ieri, per quanto riguarda il sostegno statale alla produzione cinematografica, trova d'accordo i principali protagonisti del cinema italiano e attraversa gli schieramenti. Tanto che è in linea anche con la politica culturale che il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini, sta portando avanti da mesi come con l'ormai famoso decreto «Art Bonus» che prevede uno sconto fiscale per chi aiuta la cultura con le proprie donazioni.

 

Si apre così un nuovo futuro per le specifiche aree di intervento (protezione e restauro di beni culturali pubblici, sostegno di musei, biblioteche, parchi archeologici) che però quasi ogni giorno si ampliano, da ieri vale anche per le fondazioni lirico-sinfoniche e i teatri di tradizione in vista di un loro ulteriore allargamento nel provvedimento sullo spettacolo e sull'audiovisivo collegato alla legge di stabilità 2015. 

dario franceschinidario franceschini


In questo discorso rientra idealmente anche il cinema che già da diversi anni usufruisce degli incentivi fiscali, giunti a 72 milioni di euro di tax credit in varie forme, che stanno progressivamente sostituendo i contributi diretti decisi dalla commissione preposta alla Direzione generale per il cinema, scesi a poco meno di 20 milioni che, in verità, ormai rappresentano poca cosa rispetto ai circa 300 milioni dei costi di produzione di tutti i film italiani.

 

«L'idea di trasformare il contributo in una maggiore leva fiscale mi trova d'accordo - spiega Riccardo Tozzi presidente dell'Anica (la Confindustria del cinema) e storico produttore di Cattleya - anche perché introducendo un certo automatismo tutto diventa più trasparente e meno questionabile visto che non occorre una commissione per decidere a chi e quanti fondi destinare».

giampaolo lettagiampaolo letta

 

«In linea teorica - aggiunge Paolo Del Brocco amministratore delegato di Rai Cinema - è una proposta giusta ma bisogna verificare con attenzione come si possa applicare alla nostra struttura produttiva soprattutto per i primi tempi». È d'accordo su tutta la linea anche Giampaolo Letta, vicepresidente e amministratore delegato di Medusa: «L'idea di allargare la percentuale del tax credit è molto interessante perché, rispondendo a rigidi criteri e procedure, rassicura che sono soldi pubblici spesi bene su un produttore solido». 


Nessuno pensa che lo Stato debba venir meno al sostegno alla produzione del cinema. Anche perché sono ormai lontani gli anni dei finanziamenti incontrollati spazzati via dalla riforma Urbani: «A guardare oggi noi stessi quel periodo non ci crediamo - sorride Tozzi - anche se per fortuna da lì sono usciti anche i nomi di Moretti, Archibugi, Risi». 

 

RICCARDO TOZZIRICCARDO TOZZI

Concorda Letta: «Nel passato ci sono stati tanti esempi negativi ma imparando dagli errori si è creato un sistema sano che può aprire certamente a un regime misto improntato agli incentivi fiscali per certi progetti». Sullo sfondo attuale però c'è sempre lo spettro del pubblico calante soprattutto su alcune proposte cinematografiche. Robert Bernocchi sul suo sito ha pubblicato un'analisi sugli incassi del cinema d'autore in Italia (calcolato sui film con più di 100mila euro) che da circa 40 milioni del 2013 sono passati a 30 quest'anno. «È un tipo di cinema - spiega Tozzi che pensa a registi come Salvatores, Virzì, Bellocchio e Giordana - che è mediamente un po' costoso e che oggi è meno pagato dalle tv che si lanciano sul cinema commerciale. Ma sono film che comunque devono essere prodotti».

paolo del broccopaolo del brocco

 

Qualche ricetta? «Io sono dell'idea - spiega Letta - che sia meglio concentrarsi su meno progetti con un contributo più sostanzioso anche per le opere prime e seconde perché oggi si dà poco a tanti soggetti con una pletora di film che non vengono distribuiti e non hanno riscontro». Anche Paolo Del Brocco è pragmatico: «Comunque sia, bisogna sempre che lo Stato trovi le risorse finanziarie. A questo proposito, per aumentarle, io ho sempre sostenuto il prelievo di scopo su chi utilizza i prodotti cinematografici». Guai però a chiamarla tassa.

 

Ultimi Dagoreport

bettini schlein conte fratoianni bonelli meloni

DAGOREPORT – A UN MESE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, INEVITABILMENTE DIVENTATO IL GIORNO DEL GIUDIZIO PER L’ARMATA BRANCA-MELONI, AVETE NOTIZIE SULLO STATO DELL’OPPOSIZIONE? - A UN ANNO DALLE POLITICHE CHE AVRANNO IL SUPREMO COMPITO DI ELEGGERE NEL 2029 IL SUCCESSORE DI MATTARELLA, CHE FINE HA FATTO IL FATIDICO “CAMPOLARGO” CHE DOVEVA FEDERARE LE VARIE E LITIGIOSE ANIME DEL CENTROSINISTRA? - DOMANI A ROMA, PER PROMUOVERE IL NUOVO NUMERO DI ‘’RINASCITA’’, GOFFREDONE BETTINI CI RIPROVA A FAR DIVENTARE REALTÀ IL SOGNO DI UN CENTROSINISTRA UNITO IN UNA COALIZIONE: “E’ L’ORA DELL’ALTERNATIVA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI” – AD AFFIANCARE IL BUDDHA DELLE STRATEGIE DEM, SONO ATTESI ELLY SCHLEIN, ROBERTO GUALTIERI, MASSIMO D’ALEMA, ALESSANDRO ONORATO E, COME POTEVA MANCARE PER GOFFREDONE, GIUSEPPE CONTE IN VIDEO - L’ATTESA È TANTA. MA VISTO CHE L’EGO DI OGNI LEADER DELL’OPPOSIZIONE È TALMENTE PIENO DI SÉ CHE POTREBBE STARE TRE MESI SENZA MANGIARE, RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A CEMENTARE LE LORO FORZE PER RISPEDIRE A VIA DELLA SCROFA I “CAMERATI D’ITALIA” CHE DA 3 ANNI E MEZZO SPADRONEGGIANO DA PALAZZO CHIGI?

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...