pulitzer trump weinstein

I PULITZER DEI CINGHIALONI: MENA SU TRUMP (E WEINSTEIN) E SARAI PREMIATO - LE MEDAGLIE DEL GIORNALISMO VANNO A ‘NEW YORKER’ E ‘NEW YORK TIMES’ PER #METOO, E AL ‘WASHINGTON POST’ PER IL RUSSIAGATE (QUALE?) E PER IL CASO ROY MOORE, CANDIDATO SENATORE IN ALABAMA ACCUSATO DI AVER MOLESTATO DELLE ADOLESCENTI - IL FOTOGRAFO PREMIATO HA CAMBIATO LAVORO CAUSA PRECARIATO

 

Alessandro Rico per la Verità

 

È vero che il premio Pulitzer è noto per la propensione a favorire il giornalismo liberal. Ma a giudicare dai vincitori dell' edizione 2018, stavolta la commissione si è lasciata prendere troppo la mano.

Trasformando un prestigioso riconoscimento, conferito agli autori di inchieste, come quella sul Watergate, che hanno fatto davvero epoca, in un' autocelebrazione delle élite di sinistra, che fanno quadrato nel momento in cui si sentono più accerchiate.

HARVEY WEINSTEIN E TRUMP CON SIGNORE

 

A guardare la lista degli autori premiati, sembra di ripercorrere punto per punto l' agenda politica contro Donald Trump. Innanzitutto, c' è il premio al Washington Post per le inchieste sul Russiagate e su Roy Moore, candidato repubblicano al Senato in Alabama, accusato di aver molestato delle minorenni e poi clamorosamente sconfitto alle elezioni dallo sfidante democratico, Doug Jones, in uno degli Stati più conservatori d' America. Due tegole per il presidente Trump, messo sotto pressione dall' indagine sulle presunte collusioni con il Cremlino, che invero si basa su poche prove sostanziali, ma stuzzica la russofobia del pubblico americano.

 

Non poteva mancare un tocco di femminismo. Per le rivelazioni sul caso Harvey Weinstein, il produttore che ha estorto a decine di attrici dei favori sessuali in cambio di ruoli nelle pellicole holliwoodiane (affaire in cui è finita anche Asia Argento), sono stati premiati il New Yorker e il New York Times. Ma quest' ultimo ha ottenuto un riconoscimento pure per le illustrazioni dedicate alla storia di una famiglia di profughi siriani che tentava di fare ingresso negli Stati Uniti, mentre Arizona Republic e Usa Today hanno vinto con i reportage sul muro con il Messico, che Trump, in campagna elettorale, aveva promesso di completare.

roy moore

 

Insomma, ce n' è per tutti i gusti: dalla campagna di colpevolizzazione del maschio, condotta attraverso l' hashtag Me too, alle tirate immigrazioniste. Passando per il razzismo: il fotografo Ryan Kelly è stato premiato per una foto, scattata durante gli scontri a Charlottesville, che ritraeva l' auto di un suprematista bianco piombare sui manifestanti. Dalla iperpoliticizzazione non si è salvata neppure la sezione musica: per la prima volta il Pulitzer è andato a un rapper, Kendrick Lamar, naturalmente simpatizzante di Barack Obama.

 

roy moore

La stampa americana si è compattata contro la Casa Bianca. Non passa giorno, d' altronde, senza che si assista a rimpalli di accuse tra le principali testate americane e l' inquilino della West Wing: giornali e televisioni alzano man mano il tiro, mentre Trump, su Twitter, li apostrofa definendoli «fake media». La sensazione è che reporter e opinionisti stiano cercando la risposta sbagliata a un problema vero.

 

Siamo in una fase storica in cui si è gravemente incrinato il rapporto di fiducia tra giornalisti e lettori o fruitori dei servizi tv. Un po' la colpa è della diffusione di internet, che contribuisce a erodere la funzione mediatrice tradizionalmente esercitata dalla stampa. Un po' sono gli stessi giornalisti a essersi procurati da soli le grane che patiscono: l' informazione è sempre meno autonoma e indipendente (basti pensare alle spaventose concrezioni di interessi che orbitano intorno al Washington Post, di proprietà di Jeff Bezos, fondatore e amministratore delegato di Amazon), sempre più ideologica e sempre più tagliata su misura delle ristrette cerchie intellettuali radical chic. E, per questo, sempre più lontana dalla realtà concreta.

 

La soluzione individuata dal comparto dei media, in crisi di autorevolezza e alle prese con una politica «populista», che li contesta aspramente e li oltrepassa, utilizzando i social network quale strumento di comunicazione con l' opinione pubblica, è la glorificazione di sé.

 

RYAN KELLY PREMIO PULITZER PER L AUTO DEL SUPREMATISTA BIANCO A CHARLOTTESVILLE

Ormai se la cantano e se la suonano da soli, si congratulano, si compiacciono, si premiano, addirittura danno tutta l' impressione di aver costruito una grande filiera progressista, che dai patinati (e posticci) teatri di Hollywood, dove sfilano donne miliardarie vestite di nero, che non conoscono nulla delle difficoltà quotidiane delle donne delle classi disagiate, approda alle redazioni di quotidiani e network televisivi. Mentre gli Usa annaspano per difendersi dagli effetti della globalizzazione, femministe e predicatori si stracciano le vesti per battaglie che interessano soltanto ai privilegiati. E i giornalisti rischiano di tagliarsi le gambe, producendo una pletora di nuovi codici linguistici politicamente corretti, mediante i quali l' informazione si liquefa nella pratica della censura spontanea.

russiagate Comey

 

Così, non è più chiaro se inchieste come il Russiagate o il caso Weinstein, sia pure molto discusse, facciano parlare di sé perché hanno scoperchiato scandali e ingiustizie, o se siano gli stessi media a fungere da cassa di risonanza di se stessi, ingigantendo l' effettiva influenza dei fenomeni salottieri sulle opinioni delle persone comuni. L' Italia, in questo, è un esempio significativo: durante la campagna elettorale, i giornalisti hanno versato fiumi d' inchiostro sul pericolo fascista o sulla «rimborsopoli» dei grillini. Il risultato è che, il 4 marzo, Lega e 5 Stelle hanno sbancato. E, secondo i sondaggi, sono gli unici due partiti che continuano a crescere.

 

asia argento ronan farrow

Ma la realtà inizia a bussare anche alle porte dei liberal: Kelly, il fotografo di Charlottesville, nel frattempo ha dovuto cambiare mestiere a causa del precariato. Al dramma di una generazione di spiantati, gli scribi di Bezos non hanno risposte.

 

rose mcgowan e ronan farrowronan farrow mia farrow allen sinatraambra battilana con ronan farrow

 

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