COSA HANNO IN COMUNE DYLAN E IL COMPIANTO BATTISTI? NON SOLO UNA CHITARRA E UN GENIO MULTIPLEX, ANCHE UN PENNELLO – MENTRE APRE A ROMA LA MOSTRA DEI DIPINTI DI LUCIO, ALLA GALLERIA GAGOSIAN DI NEW YORK IL PROSSIMO 20 SETTEMBRE L’ESPOSIZIONE DEI DISEGNI DI BOB DYLAN, REALIZZATI DURANTE UN TOUR IN ASIA…

R. S. per il "Corriere della Sera - Roma"

Lucio Battisti, grande cantautore ma anche pittore originale ed espressivo. Inaugura mercoledì, presso lo spazio espositivo AuditoriumArte del Parco della Musica (ore 19, viale de Coubertin 30, tel. 06.80241281) una mostra di dipinti del grande artista scomparso nel 1998 al 55 anni.

«Battisti, il tratto delle emozioni», esposizione a cura di Gianni Borgna e Carla Ronga, prodotta dalla Fondazione Musica per Roma, resterà aperta fino al 2 ottobre.
Nella mostra, a ingresso libero, sono esposti undici quadri dipinti dallo stesso Battisti fra il 1969 e il 1972, e le prime tre chitarre acquistate del cantautore ancora minorenne, prima della sua partenza per Milano.

Le tele, che si intitolano come le canzoni interpretate o comunque musicate dall'artista, sono state concepite dopo ore passate a tormentare le corde della chitarra, quando a volte Battisti, come ha raccontato la sorella Albarita, si chiudeva in cucina e su mezzi di fortuna si metteva a dipingere creando i suoi quadri.

I temi delle opere sono legati ad alcune canzoni: si passa dai colori intensi e solenni della «Collina dei Ciliegi», alle sovrapposizioni e sfumature di «Sognando e Risognando», dal particolare di «Una Giornata Uggiosa» - monotona, triste, dove tutto è uguale e ripetitivo - all'universalità de «La Macchina del Tempo», con i suoi colori forti, decisi e i suoi numeri grandi e violenti attorno ad una carcassa di sveglia. E ancora, dai colori accesi dei «Due Mondi» - dove uno è il contrario dell'altro ma è anche l'interfaccia dell'altro - alla globalizzazione di «Gente per Bene Gente per Male», dove il globo del bene sorge dal basso e cerca di influenzare l'area circostante dominata dal tentacolo del male.

Tele contrastanti, nel tratto di pennello e nelle emozioni che ci comunicano, testimonianze della ricchezza del suo essere artista perché dimostrano come la sua fantasia sapesse tradurre in colori il mondo e le emozioni mentre il suo genio trasformava tutto ciò che lo circondava in musica. Quella musica che ha coinvolto almeno tre generazioni facendole sognare, innamorare e piangere. Tra le chitarre in mostra, la prima ad esser stata suonata dal cantautore, decorata ed autografa.

2 - I PAESAGGI ORIENTALI DI BOB DYLAN A NEW YORK
P. Pan.per il "Corriere della Sera"

La galleria Gagosian di New York City esporrà dal 20 settembre al 22 ottobre 18 disegni e dipinti di Bob Dylan, realizzati dal musicista mentre era in tour in Asia. È la prima volta che Dylan espone a New York. La Gagosian, che è una delle gallerie più importanti del circuito glamour international-chic, ha intitolato l'esposizione «Asia Series». Le opere raffigurano infatti paesaggi e architetture visti dal cantautore durante i viaggi in Giappone, Cina, Vietnam e Corea del 2009 e 2010.

Quelle di Dylan sono opere figurative e un po' impressionistiche. E va bene. Ma fa pure un po' impressione pensare che Mr Tambourine in persona sia passato dalla denuncia per
la condanna di Hurricane ai paesaggi en-plein-air, da quando cantava al Greenwich Village «Let me forget about today until tomorrow» («Fammi dimenticare - il dolore -
di oggi fino a domani») a pittore dei Navigli.

La vita corrode ben più del calcare nella lavatrice. E così da mito per un'umanità di ragazzini catto-comunisti, che si sentiva vinta dalle sue parole, Dylan rischia ora di doversela sfangare con spietati collezionisti russi e arabi dallo yacht facile.
Ma, come si dice, il dado è tratto. E già l'anno scorso Dylan espose alcuni quadri
e bozzetti realizzati on-the-road tra il 1989 al 1992 alla Halcyon Gallery di Londra.

E nel 2009 alcune opere della serie «Brasile» vennero esposte in Danimarca. Ecco: non resta che attaccarsi forte all'«ispirazione» on-the-road e a una formaggiata di ex terzomondismo (il Brasile), per non spezzare quel sottile filo rosso che tiene legati l'artista della Gagosian Gallery all'artista di «Blowin' in the Wind». Ma, caro Robert Allen Zimmerman, bisognava proprio passare dalla chitarra e armonica a bocca a tavolozza e pennelli? Da figlio di emigranti ebrei fuggiti da Odessa dopo i pogrom antisemiti che infiammava i cuori per la libertà ai vernissage dell'alta élite mondiale? Quanta nostalgia.

 

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