aldo grasso umberto eco

L’ECO DELLA TV – IN UN VOLUME GLI SCRITTI DEDICATI DALLO STUDIOSO A UN MEZZO MAI VERAMENTE AMATO – ALDO GRASSO: LA BRAVURA DI ECO NON SI DISCUTE, MA QUELLA VENA MORALISTICA E QUEL NON TRATTENUTO SENSO DI SUPERIORITÀ CULTURALE SONO STATI D' AIUTO PER CAPIRE LA CULTURA POP?

Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”

 

umberto eco

Ho sempre avuto la sensazione che Umberto Eco amasse poco la tv.

Pur avendo lavorato in Rai: giovanissimo era entrato in azienda nella pattuglia dei «corsari», così erano chiamati i giovani che avevano seguito un corso di formazione voluto dal cattolicissimo Filiberto Guala. Pur avendola analizzata da studioso di grande acutezza qual era, sempre in grado di fornire una veste teorica alle minuzie e alle insidie dello schermo e sempre attento alla coscienza critica dello spettatore.

 

La sensazione si è rafforzata nel leggere Sulla televisione. Scritti 1956-2015 , a cura di Gianfranco Marrone (La nave di Teseo).

 

Intendiamoci, alcuni saggi sono fondamentali e hanno dato l' avvio in Italia agli studi sul mezzo, ma nell' affrontare la tv Eco non lascia mai trasparire quella passione rivolta ad altri ambiti della cultura di massa, come il fumetto o la canzone o il kitsch. La tv non ha mai fatto parte integrante dei suoi studi, è sempre stata qualcosa di occasionale: più un oggetto da convegno o da Prix Italia (ho condiviso con lui l' esperimento Vaduz, 1975, di cui si parla nel libro) che materia d' insegnamento.

 

aldo grasso

Nondimeno, Eco è stato il primo in Italia a dare una svolta internazionale agli studi sulla tv, a cominciare da un memorabile saggio sulla diretta, Il caso e l' intreccio. L' esperienza televisiva e l' estetica , 1956: finalmente la pratica televisiva riceveva un suggello teoretico e il suo linguaggio era studiato in profondità, al pari di altre narrazioni: «La ripresa diretta non è mai una resa speculare dell' avvenimento che si svolge, ma sempre un' interpretazione di esso».

 

Un' osservazione che oggi sembra un' ovvietà, ma che allora gettava scompiglio.

La sua idea di fondo era che per studiare la cultura di massa bisognasse arretrare lo sguardo, rifarsi ai filosofi e ai retori del passato, non farsi schiavizzare dalla contingenza.

umberto eco tv cover

Per lui, la tv aveva unificato linguisticamente la penisola, là dove non vi era riuscita la scuola. Lo aveva fatto nel bene e nel male.

 

Aveva uniformato non con il linguaggio di Dante, ma con quello di Mike, nel migliore dei casi con quello delle cronache sportive, del Festival di Sanremo, dei telegiornali. Ma adesso era un oggetto da maneggiare con cura e diffidenza: «Una saggia politica culturale (meglio, una saggia politica degli uomini di cultura, in quanto tutti corresponsabili della operazione tv) sarà quella di educare, magari attraverso la tv, i cittadini del mondo futuro a saper contemperare la ricezione di immagini con una altrettanto ricca ricezione di informazioni "scritte"» ( Appunti sulla televisione , 1964).

 

Il momento meno interessante della sua ricerca sulla tv è quello legato agli studi semiotici. In quegli anni, a metà dei Sessanta, c' era una grande infatuazione per la semiologia, vissuta allora come una sorta di «superscienza» della significazione. Eco ci credeva molto, era attratto dalle teorie che mettono ordine al caos della realtà, come le summae medievali, le analisi strutturali: i significanti, i significati, i codici, i sottocodici, l' emittente, il ricettore Un apparato teorico di rara sontuosità che però dava sempre risultati pratici molto modesti: la semiologia, per esistere, aveva costantemente bisogno di autoalimentarsi, di credere di poter interpretare qualsiasi «pratica linguistica». Ha finito per interpretare solo sé stessa. Letti oggi, i saggi Per una indagine semiologica del messaggio televisivo , 1966, e Per una guerriglia semiologica , 1967, sono disarmanti.

 

Nel 1972 Eco si è occupato anche di critica televisiva. Riprendendo uno schema di Franco Fortini (il libro Ventiquattro voci per un dizionario di lettere , 1968; nella raccolta non viene citato), Eco propone tre tipologie di «finalità culturali»: la critica normativa, la critica fiancheggiatrice o militante, la critica orientativa.

 

umberto eco

Nel tentare di definire alcuni criteri di teoria analitica e di metodologia critica (sia pure presi a prestito dal campo letterario), cerca di mettere ordine nelle idee che si avevano sulla tv, sulla remota possibilità che potesse essere oggetto di indagine «seria». Si parla di canone, di poetica, di «valore artistico dell' opera». Si tentano i primi cauti discorsi sui generi, sull' estetica televisiva.

 

Indubbiamente il saggio che in Italia ha in maggior misura alimentato gli studi sul mezzo è stato quello sulla Neo-tv (1981).

 

La sua distinzione fra Paleo-tv e Neo-tv ha contraddistinto tutte le analisi degli anni Ottanta sul mezzo. Col tramonto del monopolio Rai, che aveva caratterizzato il panorama tv fino agli anni Settanta, Eco segnala importanti trasformazioni linguistiche. Un primo aspetto di novità è la crescente autoreferenzialità della tv, che parla sempre meno del «mondo esterno» e sempre più di sé stessa e del proprio rapporto con lo spettatore, per costruire prove della propria verità esistenziale.

 

UMBERTO ECO

L' autoriflessività del mezzo e la messa in evidenza delle proprie modalità di enunciazione avviene anche attraverso nuove strategie: l' esibizione degli strumenti tecnici, i provini, gli errori e i ciak sbagliati, lo svelamento di alcune routine di produzione. È la tv che fa di sé stessa l' oggetto privilegiato del proprio discorso e pone le basi per l' elaborazione del proprio culto (nasce la figura del «personaggio televisivo», non più un professionista dello show business ma un campione della «gente comune»).

 

Paradossalmente, però, i pezzi più interessanti e profondi sulla tv, Eco li ha scritti per «L' Espresso», in articoli vari e nelle «Bustine di Minerva». Non quando il fenomeno televisivo è oggetto della ricerca filosofica o comunicativa, ma quando diventa occasione del commento giornalistico a caldo (del resto, di Roland Barthes si ricordano i Miti d' oggi , non certo Sistema della moda ).

 

MIKE BONGIORNO RISCHIATUTTO

Negli articoli si dispiegano tutta l' arguzia, l' ironia, la straordinaria capacità d' analisi di fenomeni in apparenza irrilevanti. È lo stesso Eco a spiegarci che le comunicazioni di massa procedono per fulminanti sineddochi (la parte per il tutto) e che il rischio per lo studioso è che in esse non vi siano più leggi, ma solo esempi.

Vero, ancor più dopo l' avvento di internet.

 

Nelle «Bustine di Minerva» e in altri scritti si è occupato di tv verità, talk show, di serialità, di audience. Con vivacità e con intelligenza (sono le osservazioni più acute sul mezzo).

 

Ho lasciato per ultima la famosa Fenomenologia di Mike Bongiorno , 1961, il saggio più citato e imitato, tanto da essere diventato un tòpos del pezzo di costume. La bravura di Eco non si discute, ma quella vena moralistica e quel non trattenuto senso di superiorità culturale sono stati d' aiuto per capire la cultura pop?

UMBERTO ECO TRA I LIBRI UMBERTO ECO TRA I LIBRI UMBERTO ECO TRA I LIBRI

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...