1. “NON TI LAVARE, VOGLIO SENTIRE IL TUO ODORE”. È DAI TEMPI DEL FILM EROTICO ANNI ‘70 CHE NON SI SENTIVA UNA FRASE COSÌ! DAI TEMPI DI TINTO BRASS NON SI VEDEVA UNA MASTURBAZIONE CON L’IPHONE NELLE MUTANDE PER FAR PENETRARE LA VOCE DELL’AMANTE! 2. “L’AMORE È IMPERFETTO” DI FRANCESCA MUCI GIOCA LA CARTA DEL LESBO E DEL GAY NON DICHIARATI E INDECISI, UN PO’ UN’ULTIMA SPIAGGIA DA BORGHESIA CATTOLICA E INFATTI ANCHE LA REGISTA MUCI HA ALLE SPALLE UNA SERIE DI DOCUMENTARI ULTRACATTOLICI 2. ANCHE SE NON È PROPRIO RIUSCITO, E A TRATTI SI ARRIVA A RIMPIANGERE PERFINO “E LA CHIAMANO ESTATE” DI PAOLO FRANCHI, QUESTO “L’AMORE È IMPERFETTO”, SI SEGNALA ALMENO COME GRAN RITORNO AL CINEMA EROTICO ALL’ITALIANA POST SESS-ANTOTTO

1- "L'AMORE È IMPERFETTO" DI FRANCESCA MUCI.
Marco Giusti per Dagospia

"Non ti lavare, voglio sentire il tuo odore". Erano almeno trent'anni che non sentivo questa battuta in un film. Beh, anche se non è proprio riuscito, e a tratti si arriva a rimpiangere anche "E la chiamano estate" di Paolo Franchi, questo "L'amore è imperfetto", opera prima di Francesca Muci, tratta dal suo libro omonimo (edizione Piemme), prodotto da Gianni Romoli e Tilde Corsi con Rai Cinema, si segnala almeno come gran ritorno al cinema erotico all'italiana post '68.

Bisogna andare a capolavori del passato come "Io, Emmanuelle" di Cesare Canevari, "Plagio" di Sergio Capogna, ai sotto-Brass di Sergio Bergonzelli e Paolo Quaregna, ai primi erotici di Serena Grandi per capire il genere. Probabile che Gianni Romoli, vecchio esperto di cinema bis, anche co-sceneggiatore del film, abbia spinto su questa chiave rimodernandola un po'. Perché da anni non esiste più niente di perverso e di proibito nel nostro cinema, niente di malato, oltre il nostro cinema stesso.

E la carta del lesbo e del gay non dichiarati e indecisi, qui come nel film di Paolo Franchi, diventano un po' un'ultima spiaggia da borghesia cattolica per mantenere viva un po' di attenzione. E infatti anche la Muci viene da una serie di documentari ultracattolici (La Santa, con testi di Franco Scaglia, I monti di Gesù, Gesù e la Maddalena) oltre che da un episodio nel documentario 01 "L'Italia del nostro scontento" diretto a sei mani tutte femminili con Elisa Fuksas e Lucrezia Le Moli.

Ma, rispetto al film di Franchi, qua sembriamo più vicino a un film di genere, erotico appunto, che non nelle vicinanze di un film da festival. Meglio, quindi. Così, per ravvivare un po' i triangoli amorosi e le situazioni scabrose, qua si arriva alla masturbazione con l'I-phone nelle mutande e la voce della ragazza amante che dovrebbe penetrare il corpo della protagonista. 'Na fatica...

Anna Foglietta, eroina di questa storia un po' improbabile, ormai lanciatissima come primadonna comica, la vedremo tra pochi giorni in "Colpi di fulmine" di Neri Parenti partner di Christian De Sica, è Elena, una donna sessualmente indecisa in quel di Bari, dove trionfano l'Apulia Film Commission e la Banca Popolare di Bari, oltre che il caffè Illy e tutti i prodotti Apple.

La seguiamo su due piani temporali diversi. Nel lontano 2005 viveva con una ragazza, Roberta, interpretata da Camilla Filippi, una relazione lesbichella, quando si è improvvisamente innamorata di un bel ragazzone, il fotografo Marco, interpretato dal legnoso, diciamo così, Giulio Berruti, già visto nel poco fortunato "10 regole per fare innamorare". Così Elena lascia Roberta in un mare di lacrime, va a vivere con Marco e presto scopre che lui, te pareva, la tradisce con un modello milanese. Ovviamente non la prende così bene, ma intanto rimane incinta.

Che farà? Nel 2012, però, sempre in quel di Bari, Elena vive sola, sappiamo che non ha sposato Marco e non vediamo figli. Come sette anni prima, però, non disdegna i rapporti lesbo con una ragazzina, Adriana, interpretata da una fastidiosa Lorena Caccialupi, figlia di uno psicanalista (no, questo, no...), e contemporaneamente frequenta un uomo maturo, Ettore, Bruno Wolkovitch buon attore francese attivo anche da noi (il cultissimo L'uomo proiettile di Silvano Agosti...), che sembra un po' la fotocopia del marito francese di Isabella Ferrari nel film di Franchi.

Per non sbagliare, Elena-Anna, la dà un po' a tutti e tutte, non definendo mai bene i suoi interessi sessuali, inseguendo anche il suo ex-uomo gaio per le strade di Bari (e giù grandi inquadrature della Banca Popolare di Bari). Alla fine c'è un po' di allegria e di vita pro-sex per tutti, che ci sta pure bene, oltre che un lieto fine cattolico.

Anna Foglietta, come sempre, è bravissima, si muove con grande sensibilità tra gli amori etero e lesbo, che aveva frequentato ai tempi di un suo buffo episodio con tanto di triangolo tra calciatrici, addirittura Francesca Inaudi e Alba Rohrwacher (4-4-2, il gioco più bello del mondo), è molto generosa perfino nel mostrarsi e nel costruirsi un personaggio sexy, ma è tutto il film a non funzionare troppo bene né come mélo né come erotico anni '70. Per non parlare dello spreco di una città così avvolgente e viva come Bari usata solo come scenografia a basso costo. In sala dal 29 novembre.

2- A QUALCUNO PIACE SEXY
Maria Pia Fusco per "la Repubblica"

Elena è seduta sul divano, solo la camicetta slacciata, Marco si muove morbido e sinuoso in un lento spogliarello fino al nudo, una versione allegramente rovesciata di
9 settimane e ½. Sono Anna Foglietta e Giulio Berruti, il film è L'amore è imperfetto, che Francesca Muci ha tratto dal suo romanzo (Piemme), prodotto da Tilde Corsi e Gianni Romoli con RaiCinema.

Non è la sequenza più calda del film, in cui Elena esplora la sessualità in tutte le
sue possibili forme, posizioni e situazioni. Il sesso tra due uomini c'è, sia pure in un sogno, e c'è quello tra Elena e la diciottenne Adriana (Lorena Cacciatore), ribelle e impudente, priva di freni inibitori, che la coinvolge in una telefonata erotica, con tanto di pressante invito a usare il cellulare invece delle dita come strumento di piacere. Un "famolo strano" ai tempi del telefonino, una sequenza quasi surreale, almeno finora inedita sullo schermo.

Con le sue immagini esplicite, sia pure fotografate senza volgarità né compiacimento,
L'amore è imperfetto, in sala da domani, è un cinema in cui il sesso torna protagonista, quarant'anni dopo il filone scollacciato degli anni Settanta (Tinto Brass a parte) che lo interpretava soprattutto in chiave di commedia.

Come in Marfa girl di Larry Clark, sull'educazione sessuale di un adolescente, premiato al festival di Roma, come in E la chiamano estate di Paolo Franchi, a cui il clamore polemico esploso al festival non ha portato fortuna al botteghino. O come Shame, in cui Michael Fassebnder si metteva a nudo letteralmente con le sue ossessioni sessuali.

Tramontato il filone porno per via della concorrenza di alcuni canali tv, cambiato il costume - il nudo non è più tabù - le scene di sesso sono diventate più esplicite anche in film di diverso genere. Sono soprattutto le donne registe a mettere al centro delle storie la sessualità, Catherine Breillat in Francia o il recente The wedding party con il suo linguaggio spudorato e l'inizio con l'analisi del sesso orale, sono solo due esempi. Il punto di vista femminile fa la differenza.

«Intanto perché a spogliarsi sono più gli uomini delle donne», scherza la Muci, leccese, classe 1973, che ha raccontato «la crescita sentimentale ed erotica di una trentenne», con due piani temporali che scorrono paralleli: il 2005, il legame di Elena con il giovane Marco, che poi scopre in atteggiamento troppo affettuoso con un uomo, e il 2012, la scoperta del sesso con Adriana ma anche del rapporto rassicurante con un uomo molto più maturo.

«Vedo Elena come un'"eroina zoppicante", una donna che lavora per una casa editrice, un lavoro solitario, legge vite di altri, finché riesce a vivere in pieno la sua, e lo fa con leggerezza. Il film è un invito alla trasgressione, è un inno a lasciarsi andare».

Nel film e nel libro c'è Roberta, l'amica del cuore, l'attrice è Camilla Filippi, svagata ed eccentrica: «Aggiunge l'elemento comico, senza il quale non mi avrebbero fatto fare il film», dice la Muci. Che ha una lunga esperienza di documentarista di titoli come Viaggio in Terrasanta, I monti di Gesù, Gesù e la Maddalena, apprezzati negli ambienti cattolici

Un salto bizzarro, che spiega proprio con l'incontro con Maria Maddalema: «Ho avuto l'opportunità rara di entrare per la prima volta con la telecamera nel sito archeologico di Magdala, ho scoperto la storia vera di Maddalena. Che non era una prostituta, era colta, aveva un ruolo importante nelle istituzioni, aveva un comportamento libero, mi ha affascinato. Mi è venuta voglia di raccontare la storia di una donna di oggi. Non piacerà nel mondo cattolico. Spero di non rischiare la scomunica».

 

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