L’ARTE DELLA SREGOLATEZZA: VAN GOGH MANGIAVA I COLORI DAL TUBETTO, AGLIO CRUDO PER WARHOL, VERMEER 15 FIGLI, MICHELANGELO ERA CASTO…

Felice Modica per "Libero"

È luogo comune che gli artisti siano eccentrici. Spesso sono i provinciali a confondere la bizzarria col talento. Non è certo indispensabile condurre una vita tormentata per finire sui libri di storia dell'arte. Marc Chagall, per esempio, proveniva da una famiglia molto unita e religiosa; Jan Vermeer ebbe 15 figli dalla sua adorata moglie. Michelangelo ma questa già è una stranezza - era convinto che l'astinenza sessuale prolungasse la vita. Si mantenne casto, visse fino a 89 anni...Ma il mito romantico di genio e sregolatezza, dell'artista fuori dagli schemi della normalità, fa sempre presa sul grande pubblico.

Ne è consapevole Elizabeth Lunday, giornalista texana specializzata in arte e architettura, autrice del volume Vite segrete dei grandi artisti. Tutto ciò che non vi hanno mai voluto raccontare sui più grandi maestri (Electa, pp. 288, euro 19,90, illustrazioni di Mario Zucca). Opera bizzarra, a partire dalla veste grafica: copertina simile alle tavole colorate di un fumetto, impaginazione da periodico scandalistico. Il tutto contemperato da corposa bibliografia e preciso indice delle citazioni.

Lunday vuole conciliare rigore accademico e tono scanzonato, da serissimo divertissement. Insomma, un sistematico pettegolezzo che guarda alle esistenze private di 35 geniali personalità dell'arte dal buco della serratura. Lo fa ex cathedra, da pedante professoressa che, nelle schede degli autori, inserisce perfino il segno zodiacale. Né si dà vinta, quando questo sia sconosciuto, desumendolo dall'interpretazione astrologica dei comportamenti... In effetti, non tutto ciò che l'autrice afferma è incontrovertibile. Su Guernica di Picasso, ad esempio.

Vittorio Messori e, prima di lui, Piero Buscaroli, hanno dimostrato che il quadro si chiamava in origine Lamento en muerte del torero Joselito, un matador amico, di cui il pittore aveva cominciato a dipingere la fine nell'arena, quando il governo social-comunista spagnolo gli offrì 300mila pesetas (pagava Stalin, per mezzo del Comintern) per un'opera sul bombardamento di Guernica da esporre a Parigi. Fiutato il lucroso affare, l'autore modificò la tela originaria dandole il nome attuale. Il che nulla toglie al valore di denuncia della guerra. Anche se non risulta che Picasso abbia devoluto alle vittime il compenso...

Frutto di una fantasiosa ricostruzione è invece la battuta che Lunday mette in bocca al pittore di Malaga, il quale, di fronte a una riproduzione su cartolina di Guernica, alla domanda dell'ambasciatore tedesco - «E così questo l'ha fatto lei, Monsieur Picasso?» - avrebbe risposto: «No, l'avete fatto voi».

Nel complesso il libro ha il merito di gettare luce nuova su alcuni grandi artisti. Il pettegolezzo non deve interferire con l'amore per l'arte. Servirà piuttosto a complicare la vita di tante povere guide che, nei musei, con le loro noiose e ripetitive spiegazioni, tentano di illustrare la bellezza di un quadro. Conoscendo i segreti di chi l'ha dipinto, qualcuno farà bella figura, rivelando un retroscena, un adulterio, un imbroglio, perfino un omicidio... In fondo, i geni non sono normali e il fatto che molti di loro abbiano condotto vite eccezionalmente sregolate, può tranquillizzare i "normali": il prezzo del talento.

Consola, quindi, apprendere che Michelangelo puzzasse come un caprone. Così tanto che i suoi assistenti detestavano stargli vicino. Che Vincent van Gogh, a parte il fatto di essersi mozzato l'orecchio, mangiava il colore direttamente dal tubetto. Si è ipotizzato che i sintomi neurologici di Van Gogh fossero imputabili all'arsenico contenuto nel verde smeraldo, al piombo della biacca e al mercurio del vermiglio.

Paul Cézanne, invece, odiava essere toccato. Una volta, passeggiando sull'orlo di un burrone in compagnia dell'amico Èmile Bernard, mise un piede in fallo e sarebbe precipitato, se Bernard non lo avesse afferrato per un braccio. Rimessosi in piedi, scappò via furioso gridando: «Nessuno può toccarmi».

Claude Monet, a Parigi, faceva colpo sulle modelle, ma i suoi gusti in fatto di donne erano particolari. «Mi spiace, soleva dire, «dormo solo con duchesse o cameriere. Preferibilmente con le cameriere delle duchesse. Ogni via di mezzo mi raffredda subito». Da anziano, all'impressionista, la cataratta modificò la percezione dei colori, fino a rendergli invisibile il blu con le sue sfumature. Dopo un intervento chirurgico, al contrario, i blu lo travolsero, tanto da non riuscire a vedere i rossi.

Ci vollero mesi perché la vista tornasse normale. L'ebreo russo Marc Chagall, dopo la campagna di Francia, rischiava l'internamento in un campo di sterminio, ma era restio a emigrare negli Stati Uniti. Chiese preoccupato all'attivista americano Varian Fry se ci fossero mucche in America. Facile gridare all'ignoranza.

Piuttosto, il pittore (che, in Io e il villaggio del 1911, aveva dipinto una mucca che fissa un uomo negli occhi con espressione mite) sembra chiedere: «Avrò ancora un soggetto da dipingere in America?». Nelle campagne dello Stato di New York, dove c'erano tante mucche, trascorse giorni felici. Il grande Auguste Rodin era un libertino. Eppure, in gioventù, sconvolto per la morte dell'amata sorella Maria, entrò in convento, col nome di fratello Augustin.

Si deve all'intelligenza di un priore il suo ritorno alla scultura. Rodin odiava le scadenze e alle pressioni dei committenti poteva permettersi di replicare: «La grande arte non rispetta date di consegna». Come gli appalti pubblici italiani... Henri Rousseau, autore de La zingara addormentata (1897), aveva una fedina penale alla Pietro Gambadilegno. Da ragazzo finì in galera per furto nello studio di un legale.

Nel 1907 fu condannato per frode bancaria. Si difese enfatizzando la sua reputazione di naïve. Lo condannarono a una multa. L'americano Edward Hopper non sopportava il talento pittorico della moglie e la picchiava regolarmente. Ricambiato. Il dissacrante Andy Warhol, nel 1968, ferito al fianco dalla pistola di una femminista, tagliò con le anfetamine e si diede all'aglio crudo.

Nel 1977 fece un ritratto al futuro presidente Jimmy Carter, ricevendo in cambio due sacchetti di arachidi autografati. Tempo dopo, Warhol trascorse una serata allo Studio 54 con la madre del presidente, Lillian Carter. La quale dichiarò che non sapeva se era stata in paradiso o all'inferno. Aggiungendo di non aver capito perché «tutti quei ragazzi ballassero tra di loro, quando c'erano tante ragazze carine a disposizione... ».

 

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