attila ildar abdrazakov

ALZATA DI SIPARIO ALLA SCALA -  L’«ATTILA» DI VERDI, DIRETTO DAL MAESTRO RICCARDO CHAILLY, APRE LA STAGIONE (E LA GUERRA DELLE POLTRONE) – A INIZIO 2020 SCADE IL MANDATO DEL SOVRINTENDENTE PEREIRA: L’USCITA DI SCENA È TUTT’ALTRO CHE PROBABILE. LUI STESSO SI È DETTO INFATTI DISPONIBILE A RIMANERE FINO AL 2022 – TRA I POSSIBILI SUCCESSORI SI FA IL NOME DI… - VIDEO

 

Giovanna Mancini per www.ilsole24ore.com

 

Pronostici lui – il diretto interessato – non vuole farne. «Aspettiamo la decisione del cda in gennaio», dice Alexander Pereira, sovrintendente della Scala di Milano, parlando del suo futuro alla guida del Teatro milanese che domani sera, con l’«Attila» di Giuseppe Verdi diretto dal maestro Riccardo Chailly, darà il via alla stagione lirica 2018-2019.

ATTILA Ildar Abdrazakov

 

Quale sarà il nome del dopo-Pereira

Forse l’ultima completamente sotto la guida del manager austriaco, il cui mandato scade a inizio 2020. E mentre in teatro ferve l’attività per la Prima di Sant’Ambrogio, nei corridoi del Piermarini si parla anche di una riconferma o di possibili successori. Gira il nome di Carlo Fuortes, che cinque anni fa ha rimesso in ordine i conti dell’Opera di Roma, ma che molti, soprattutto tra i lavoratori, ricordano per la minaccia di 180 licenziamenti collettivi (poi rientrata) che portò a un duro scontro con i sindacati. Altro italiano in lizza sarebbe Fortunato Ortombina, mentre pare difficile la scelta di un dirigente straniero, dopo Pereira e il predecessore Lissner. Si pensa anche a un giovane, magari affiancato per un periodo dallo stesso Pereira. Ma siamo solo nel campo delle ipotesi.

 

attila la scala

Bisognerà attendere Natale per conoscere la rosa di nomi che sarà proposta dalla società di cacciatori di teste incaricata dal sindaco Giuseppe Sala (che è anche presidente della Fondazione alla Scala) per garantire la massima trasparenza. Ma, soprattutto, bisognerà aspettare la decisione del cda.

 

L’uscita di scena di Pereira è tutt’altro che probabile. Lui stesso si è detto infatti disponibile a rimanere fino al 2022, quando scadrà anche il contratto del direttore musicale, il maestro Chailly, con cui il sovrintendente ha condiviso in questi anni il progetto artistico della Scala. Tuttavia sulla riconferma, anche solo per due anni, il cda è spaccato. I sostenitori di Pereira gli riconoscono in particolare i risultati sul fronte economico e gestionale, a cominciare dalla capacità nell’attrarre nuovi sponsor e soci privati. Il loro contributo al bilancio della Fondazione è salito a circa 25 milioni di euro, facendo del Piermarini un unicum a livello europeo. E per il 2019 il manager annuncia nuovi ingressi importanti.

chailly

 

 

Più privati per la Scala a sostegno dei giovani

Le risorse dei privati sono state necessarie per sostenere l’accresciuta produzione che lo stesso Pereira ha voluto in questi anni (spesso in totale disaccordo con una parte dei consiglieri): l’aumento di titoli in cartellone e delle alzate di sipario; l’introduzione di una stagione autunnale e di quella per ragazzi.

 

chailly

«Questa scelta ha portato, tra il 2014 e il 2017, 8 milioni di euro aggiuntivi di incassi – fa notare il sovrintendente –. Inoltre è un modo per rendere la Scala più accessibile a tutti, vista la tendenza crescente del pubblico ad acquistare i biglietti all’ultimo momento». I detrattori del sovrintendente fanno però notare che questo attivismo ha comportato una riduzione nell’indice di riempimento della sala, sceso dall’89% dell’epoca pre-Pereira all’80% attuale, e non sarebbe servito comunque, secondo gli oppositori, a contrastare il forte calo di spettatori dell’ultima stagione (anche se i dati ufficiali della Fondazione stimano risultati in linea con l’anno scorso), dovuto anche a scelte artistiche considerate discutibili. Il sovrintendente difende la sua scelta:

 

«Il calo della saturazione della sala è un rischio inevitabile, aumentando le recite – ammette – ma per mantenere il prestigio internazionale del teatro è importante garantire un’offerta più ricca. Inoltre il 2018 è stato un anno in cui abbiamo voluto osare con alcuni titoli non facili. Nel 2019 torneremo a crescere, stando ai primi numeri degli abbonamenti per la nuova stagione».

 

sala pereira chailly

 

Altra freccia nell’arco di Pereira è il rapporto di dialogo instaurato con i sindacati, che ha portato a giugno al rinnovo del contratto senza nemmeno un giorno di sciopero, ma anche all’aumento della pianta organica del teatro (a 980 dipendenti) per fare fronte alla produzione più ampia. Proprio i sindacati chiedono certezze sul futuro del teatro. Un mese fa i rappresentanti di Cgil (il primo sindacato, con circa 400 iscritti, soprattutto tra le maestranze tecniche), Uilcom (350 iscritti), Fials e Cisl (circa un centinaio ciascuno) hanno incontrato Sala e la dirigenza del teatro.

ALEXANDRE PEREIRA

 

I lavoratori chiedono di garantire il prestigio della Scala e la sua sostenibilità economica. Siglato il contratto, restano ancora molte partite aperte, dall’introduzione di ulteriori misure di welfare al destino dei laboratori Ansaldo, la cui sede attuale in via Bergognone è obsoleta e inadeguata alle aumentate esigenze produttive.

 

Sul fronte economico, nonostante i conti in ordine del teatro, le nubi non sono mai del tutto assenti. Il 2018 chiude in pareggio, ma il contributo del Comune (5,5 milioni di euro) resta inferiore a quello di due anni fa (6,4), anche se aumenta rispetto all’anno scorso (5 milioni). Inoltre Sala ha spiegato che Palazzo Marino ha rinunciato ai biglietti omaggio per la Prima, che saranno perciò messi in vendita e il ricavato andrà a favore del bilancio. Ancora non è nota, inoltre, la linea del nuovo governo, il maggior contribuente del teatro, che in cda conta due rappresentanti, nominati tuttavia dal precedente ministro. «Chiunque sarà il sovrintendente della Scala dal 2020 – conclude Pereira – avrà molto da fare».

carlo fuortesCHAILLYdaniela de souza e alexander pereira

 

Ultimi Dagoreport

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

donald trump benjamin netanyahu

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?