IL CONSOLE SI CONSOLAVA BENE - DONALD MOORE, OLTRE AL SOLITO GIRO DI MIGNOTTE, AVREBBE FATTO PRESSIONI SU UN’IMPIEGATA DEL CONSOLATO PER FARLA ABORTIRE DOPO UNA LIASON

Carmine Festa per "Il Corriere del Mezzogiorno"

L'Fbi, l'ufficio degli investigatori federali americani, indaga sulla gestione del Consolato statunitense a Napoli da parte di Donald Moore. L'ex console è accusato da un'ex dipendente americana, Kelly Howard, di aver esercitato pressioni professionali su di lei (che si occupava dell'organizzazione degli eventi del Consolato), di aver ritoccato le note spese di rappresentanza, ma soprattutto di aver trasformato la sede consolare di piazza della Repubblica a Napoli in un via vai di escort alle quali il console - secondo le testimonianze di alcuni dipendenti italiani che arricchiscono la denuncia fatta da Howard negli Stati Uniti - avrebbe dato i codici di accesso al Consolato o agevolato il loro ingresso da entrate secondarie violando così le severe misure di sicurezza che circondano la sede diplomatica sul lungomare di Napoli. Kelly Howard chiede trecentomila dollari di risarcimento al Segretario di Stato americano John Kerry.

Delusione personale e professionale sull'operato di Moore - anche se non formalizzate in accuse giudiziarie ma diventate testimonianze per la causa di Howard - arrivano da alcuni dipendenti italiani. Durante la sua gestione del Consolato, Donald Moore ha licenziato due cuoche (Maria Rosaria Aveta e Silvana Colucci) due maggiordomi (Pietro Cotena e Alessandro Trotta), un addetto alle pulizie (Eugenio Trocci) e un impiegato (Gennaro Sorvolante).

Completa la lista dei dipendenti la cameriera Matilde che Moore non ha licenziato. Anzi, nel passaggio delle consegne con l'attuale console Colomba Barrosse, Moore avrebbe lasciato ottime referenze per la colf che ha prestato servizio nel suo appartamento. Referenze che però non sono valse a farle mantenere il posto di lavoro perché la nuova console l'ha licenziata. Motivo?

Una riorganizzazione di tutti i servizi relativi all'appartamento consolare. Ed è stata proprio la cameriera Matilde - quella che secondo le accuse di Howard sarebbe stata impiegata a rifare il letto del console Moore anche tre volte al giorno - che è stata interrogata dagli investigatori federali del Governo americano.

Davanti a un «G-man» Matilde avrebbe provato a difendere l'immagine del suo datore di lavoro. Avrebbe poi confidato ad altri dipendenti italiani del Consolato, di averlo fatto nel tentativo di conservare il posto. Matilde avrebbe anche aggiunto che però gli uomini dell'Fbi avrebbero notato e sottolineato omissioni e reticenze nell'interrogatorio da lei reso.

Sessantenne, napoletana, Matilde è stata ascoltata dall'Fbi alla fine dell'estate dell'anno scorso dopo aver lavorato per Moore per sei anni. E dopo il colloquio con il «G-man», uomo del Governo Usa, si sarebbe lasciata andare a questo sfogo: «hanno capito che non volevo parlare per conservare il posto di lavoro». Strategia vana perché il licenziamento è arrivato con la nuova console.

Leggendo gli atti che a New York sta preparando Lawrence E. Kelly, l'avvocato querelante che difende Kelly Howard nella causa contro il Segretario di Stato - e dunque atti di parte che vanno considerati come tali - si trovano pesanti considerazioni sulla condotta dell'ex console Donald Moore in relazione all'episodio in cui il diplomatico avrebbe esercitato forti pressioni su una dipendente italiana del Consolato perché abortisse il figlio, concepito durante la relazione tra i due.

Un episodio del quale si trova conferma nelle testimonianze rese dalle due cuoche Aveta e Colucci che hanno dichiarato di conoscere la donna italiana con la quale Moore avrebbe avuto la relazione interrotta proprio in occasione della gravidanza.

Sempre dall'atto di querela di parte si capisce inoltre che il clima interno alla sede diplomatica - tra gli stessi dipendenti americani - non deve essere stato dei migliori durante l'ultimo periodo di soggiorno di Donald Moore a Napoli. L'avvocato newyorkese a proposito del passaggio di consegne tra Moore (che attualmente vive e lavora in Alabama) e il suo successore Barrosse, scrive che i due si sarebbero conosciuti da tempo avendo lavorato entrambi a Washington D.C. per due anni nell'ufficio per gli affari consolari. E che Barrosse avrebbe addirittura favorito l'esperienza consolare di Moore ad Haiti prima e a Napoli poi.

Una memoria legale in contrasto con le dichiarazioni che la console Barrosse ha fatto a proposito di Moore affermando di averlo incontrato poche volte e solo in occasione di meetings tra diplomatici. Insomma: un grande imbarazzo circonda la sede diplomatica statunitense a Napoli. E nella querela presentata da Kelly Howard ce n'è anche per l'ambasciatore americano in Italia John Phillips che la settimana scorsa ha visitato la città del Vesuvio.

«Piuttosto che chiedere scusa ai dipendenti italiani licenziati durante la gestione Moore del Consolato», scrive l'avvocato Lawrence E. Kelly «l'ambasciatore avrebbe approvato il licenziamento della cameriera». Ecco una ulteriore conferma delle tensioni interne al personale americano in servizio a Napoli. La console Colomba Barrose in un recente incontro con i giornalisti ha assicurato che le denunce come quella di Howard vengono prese seriamente in considerazione dal Governo americano.

Il riscontro a queste affermazioni arriva dall'imminente invio a Napoli di sette marines che vigileranno sulla sicurezza del Consolato dopo una stagione di «ingressi facili». Un altro riscontro arriva ora dalla notizia che l'Fbi ha sentito il personale italiano licenziato dal Consolato. Da un lato dunque inchieste federali e più sicurezza della sede diplomatica, dall'altro il rilancio dell'immagine del presidio statunitense per tutto il Mezzogiorno italiano con una serie di iniziative rivolte sul territorio. Che dovranno servire anche a lasciarsi alle spalle lo scandalo che si sviluppa a puntate. Tra gli Stati Uniti e Napoli.

 

donald moore tra scopelliti e talarico donald moore ex console generale americano a napoli Ambasciatore USA John R Phillips John R Phillips con la moglie Linda Douglass john kerry ritocchino anzi ritocconezz john kerry anvedi che botox

Ultimi Dagoreport

cateno de luca luigi marattin sindaci d italia giorgia meloni

DAGOREPORT – MARATTIN S-CATENATO! IL DEPUTATO EX RENZIANO POTREBBE APPRODARE NEL CENTRODESTRA ATTRAVERSO IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA, EVITANDO COSI’ DI DOVER RACCOGLIERE SEIMILA FIRME A COLLEGIO PER PRESENTARSI ALLE PROSSIME ELEZIONI – L’INCONTRO TRA MARATTIN E DE LUCA IN UN RISTORANTE DI ROMA NORD – GIORGIA MELONI DOVREBBE ESSERE PRESENTE ALLA CONVENTION DELLA PROSSIMA SETTIMANA DI “NORD CHIAMA SUD”, CHE CAMBIERA’ NOME E SIMBOLO: DIVENTERÀ “SINDACI D’ITALIA”, PER FARE CONCORRENZA AL MOVIMENTO CIVICO DI ALESSANDRO ONORATO –  “SCATENO” È PRONTO AD ACCOGLIERE ANCHE I LEGHISTI NON “BLINDATI” DA SALVINI – VERSO UNA LISTA UNICA FORZA ITALIA-NOI MODERATI. LA MELONI “TIFA” TAJANI, CONSIDERATO PIU’ AFFIDABILE DI OCCHIUTO…

marine le pen giorgia meloni vannacci

DAGOREPORT - GIORGIA D'ARABIA, PRIMA DI DECOLLARE PER IL SUO BLITZ IN KUWAIT (A CACCIA DI PETROLIO, GAS E INVESTIMENTI), AVREBBE ANNUNCIATO AI "FRATELLINI" DELLA FIAMMA: SI VOTA A MAGGIO! - RINGALLUZZITA DAI DECRETINI SICUREZZA E DAL PUGNO DI FERRO CONTRO I MARANZELLI IN RIVOLTA, RASSICURATA DAI SONDAGGISTI "AMICI" CHE DANNO FDI AL 29% E IMPANTANATA LA MARCIA SU ROMA DI ROBERTO VANNACCI, ALLA DUCETTA NON CONVIENE ASSOLUTAMENTE DI STARE TROPPO CON LE MANI IN MANO - IL VOTO IN ESTATE È ESCLUSO: CON LE VACANZE CHE DIVENTANO UN MIRAGGIO E IL PORTAFOGLI VUOTO, MEJO EVITARE - PEGGIO ANCORA LE URNE A OTTOBRE, CON UNA FINANZIARIA DAVANTI - INOLTRE, BISOGNA SCHIVARE CHE L'INTERNAZIONALE PUTINISTA BY LE PEN-AFD SI PRENDA L'EUROPA - LA NUOVA ATTITUDINE SECURITARIA CHE HA PORTATO MELONI A FARE L'ENDORSEMENT ALL'AMAZZONE LEGHISTA SILVIA SARDONE A MILANO... - VIDEO!

mentana cairo

FLASH – PRENDETE I POPCORN: IL 9 NOVEMBRE CI SARÀ LA RESA DEI CONTI FINALE TRA URBANO CAIRO E ENRICO MENTANA – IL PROPRIETARIO DI LA7 E IL COMPAGNO DI FRANCESCA FAGNANI TROVERANNO L’ACCORDO, COME FANNO OGNI ANNO DOPO IL SOLITO TEATRINO DI CHICCO, OPPURE QUESTA VOLTA SANCIRANNO IL LORO DIVORZIO UNA VOLTA PER TUTTE? MENTANA CI È ANDATO GIÙ DURO IN DIVERSE OCCASIONI, DOGLIANDOSI A DOGLIANI DEL RADICAL-SINISTRISMO DELLA RETE: “È UNA TV ANTI-MELONI”. NON AVENDO TROVATO UNA POLTRONA ALTERNATIVA, FINIRÀ ANCHE STAVOLTA A TARALLUCCI E VINO?

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...

matteo salvini giorgia meloni autotrasportatori

QUANDO NON SANNO CHE FARE, A DESTRA LA BUTTANO IN CACIARA – IL GOVERNO HA SCELTO DI ATTACCARE GLI AUTOTRASPORTATORI CHE PROTESTANO AL SUD EVOCANDO LE INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, CON IL SOLITO TIC DI PREGIUDIZIO ANTI-MERIDIONALE - UNA PARABOLA RIDICOLA PER GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI, DUE PROFESSIONISTI DELLA PROTESTA, QUANDO ERANO ALL’OPPOSIZIONE. DUE PROTAGONISTI POLITICI CHE HANNO FATTO DELLA PROPAGANDA URLATALA LORO CIFRA POLITICA E DI COMUNICAZIONE, FINO A QUANDO SI SONO RITROVATI AL GOVERNO – LA DUCETTA AVREBBE FATTO MEGLIO AD ANDARE AL VOTO SUBITO: I NODI STANNO VENENDO AL PETTINE E SARÀ UN AUTUNNO DI FUOCO