finalisti premio strega 2017

L’INDISPENSABILE GUIDA ALLO STREGA DI GIUSEPPE SCARAFFIA - IL FAVORITO COGNETTI, TERESA CIABATTI CHE PASSA LE GIORNATE A LETTO A GUARDARE LA TELEVISIONE E SI CHIEDE ‘CI PUÒ ESSERE UNA SCRITTRICE CRETINA?’, WANDA MARASCO DA INSERIRE TRA I PRODOTTI REGIONALI ITALIANI, L’INTELLETTUALE ORGANICO ALBERTO ROLLO, E IL ROMANZO GAGLIARDO DI MATTEO NUCCI

 

Giuseppe Scaraffia per ‘Il Messaggero

 

«I nostri secondi settant'anni cominciano da qui», ha sentenziato Giovanni Solimine, Presidente della Fondazione Bellonci, annunciando il ritorno della serata finale del Premio Strega al Ninfeo di Valle Giulia. Le zanzare che l'anno scorso avevano digiunato potranno saziarsi il 6 luglio della crème de la crème della letteratura contemporanea.

finalisti premio strega 2017finalisti premio strega 2017

 

Che quest'anno si faccia sul serio lo aveva già lasciato presentire la solenne cautela di un opinion leader generalmente sbarazzino e spericolato come Marino Sinibaldi. Il 20 aprile scorso, al momento dell'elitaria scelta dei dodici, che nel rituale dello Strega precede quella comunitaria della cinquina, avvenuta l'altra sera nell'affollato tinello di via Fratelli Ruspoli, c'era stato un attimo gravido di tensione: «L'annuncio lo farà una signora, così le reazioni saranno meno aggressive», aveva scandito il Direttore di Rai Radio Tre, dando la parola a un membro femmina del Comitato Direttivo del Premio, Valeria Della Valle.

 

Ha funzionato. Quest'anno non si è scatenata nessuna delle usuali risse mediatiche che in passato trasformavano il pre-Strega in un ring. Bene, perché come ha spiegato Solimine lo Strega ha la sua età, anche se è rimasta giovane dentro.

albinati legge la cinquina foto strega offalbinati legge la cinquina foto strega off

 

IL FAVORITO

Quasi come il favorito Paolo Cognetti, che rassicura i suoi lettori: «Da qualche parte sono sempre un sedicenne». Il trentanovenne autore de Le otto montagne (Einaudi) continua a portare «gli orecchini che non ho mai tolto quando ho pensato che volevo fare lo scrittore». E lancia un messaggio ai giovani che desiderano emularlo nella professione letteraria: «Sembrava un sogno che non si poteva realizzare e invece oggi sono la prova vivente che può diventare realtà».

 

Nel suo libro ha deciso di «bandire tutti gli aggettivi come incantevole, meraviglioso, splendido, stupendo. Non ci sono». Figlio spirituale di Mario Rigoni Stern e Mauro Corona, Cognetti non ha false modestie. A chi lo definisce un classico risponde: «Ho ben chiaro quali sono i miei maestri: ho i miei classici in testa e cerco di confrontarmi con loro». Cognetti ha certezze granitiche come le Alpi che gli fanno da corona: «Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa». In ogni caso, un alto destino.

 

STREGASTREGA

Teresa Ciabatti, La più amata (Mondadori), in ottima posizione per il premio all'autrice più recensita, nel suo racconto di una storia familiare vera e seria di dolorosa perdita e inestinto lutto, ha avuto la sincerità o forse l'understatement di confessare: «Per me perdere la casa con piscina è stato perdere la mia carta d'identità».

 

Gli invidiosi definiscono la sua letteratura ombelicale, ma c'è ombelico e ombelico. Ciabatti «passa la vita a letto a guardare la televisione», e questo non è l'unico merito di un'autrice che può vantare di avere scritto una sceneggiatura per Moccia e di avere frequentato la Scuola Holden. È sobria, il suo piatto preferito è la pizza surgelata.

 

teresa ciabattiteresa ciabatti

È spietata, si domanda: «Ci può essere una scrittrice cretina?». È grata a Paolo Di Stefano per avere stroncato il suo primo libro. «Mi salvò. Senza quegli schiaffi avrei continuato a scrivere cazzatine». Ma anche adesso blocca risolutamente gli adulatori: «Io resto una donna incompiuta, perché non c'è stata una vera crescita nel libro». Ieri sera, smarrita, ha commentato: «Seconda? Non so. Non ci ho riflettuto. Non so che dire».

 

CIABATTI LA PIU AMATACIABATTI LA PIU AMATA

PRODOTTI REGIONALI

Bisognerebbe inserire Wanda Marasco, allo Strega per la seconda volta e forse quella buona, tra i prodotti regionali italiani. Nessuno al mondo potrà mai imitarla. Ambientato in una torturata Napoli proletaria, La compagnia della anime finte (Neri Pozza: delicata allusione al mondo letterario?), è più napoletana della pizza surgelata di Ciabatti. Come Cognetti, Marasco ama le sfide: «Ho lavorato su un crinale pericoloso, l'unico che veramente mi interessi». Si dice sia tra gli autori più desiderati in vetta tra quelli che arrancano sul crinale dello Strega.

COGNETTI 1COGNETTI 1

 

Alberto Rollo, Un'educazione milanese (Manni), è una mappa vivente della Milano anni Settanta, quella dei tempi pre-navigatore. Non si orienta in quella di oggi: «Oggi sono di fronte a una Milano piena di forme nuove. Era questa la città che volevamo? Non lo so. Ma certamente qualcosa è accaduto». Quale che sia, non emerge dal suo libro, volutamente vintage. Un intellettuale organico vieux jeu, un po' smarrito forse tra fiumi di ricordi, ma molto amato dagli addetti ai lavori.

 

Con Matteo Nucci, autore di un libro giustamente definito «un romanzo gagliardo», si passa dalla capitale morale a quella reale e carnale e, per lui come per molti, sovranamente respingente. La sua è «la storia di un uomo che non fugge da Roma, ma dal centro, per starne ai confini, rifiutare il suo passato senza andare chissà dove». Se È giusto obbedire alla notte (Ponte alle Grazie), Nucci, conscio che «gli esseri umani progrediscono e conoscono solo attraverso il dolore», è pronto ad arretrare nella tenebra. Sa meglio di ogni altro che «gli ultimi spesso sono i primi».

PAOLO COGNETTIPAOLO COGNETTI

 

Negli ultimi vent'anni lo Strega è sempre rimasto altamente superiore ai libri in gara. Agli organizzatori, ai vecchi e nuovi votanti, al nugolo di addetti ai lavori che circondano l'happening del Ninfeo, i libri sono sempre apparsi un dettaglio per pignoli. Quello che da sempre conta sono gli editori che li stampano, il mercato che sviluppano, l'illusione che perpetuano sull'esistenza, al suo interno, di un'autentica letteratura. Giovanni Solimine ha dichiarato: «Mi viene in mente quello che diceva Churchill sulla democrazia, che è la peggiore forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre sperimentate finora. Credo che questo valga anche per il Premio Strega».

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