L’ITALIA È ORMAI IL GIOCATTOLO DI DUE GALLETTI: ARNAULT E PINAULT - L’ULTIMO PUNTO LO SEGNA IL CAPO DI LMVH ENTRANDO A VENEZIA, FINORA REGNO INCONTRASTATO DI PINAULT

Anais Ginori per "Affari & Finanza - la Repubblica"

L'ultimo terreno di caccia è Venezia. La Laguna pareva ormai conquistata da François Pinault, che nel 2005 si è preso la gestione di Palazzo Grassi, storico polo artistico della città, e poi l'area di Punta della Dogana. Qui ha creato un vero e proprio museo personale. Ma, anche se con un po' di ritardo, è arrivato l'immancabile rivale: Bernard Arnault.

Tramite la società Dfs Galleria, controllata dalla holding Lvmh, lancerà il nuovo megastore al Fondaco dei Tedeschi, nei pressi di Rialto, progettato dall'archistar Rem Koolhaas. Il centro commerciale nell'edificio cinquecentesco, venduto dalla famiglia Benetton, sarà aperto nel 2016 (costo dell'operazione 100 milioni di euro) e diventerà anche un polo culturale. E' sempre così. Pinault rincorre Arnault, che a sua volta cerca di superare Pinault.

Una rivalità infinita tra i due imprenditori francesi, come in un gigantesco Risiko. Arnault ha gli champagne Moët & Chandon, Dom Pérignon o Veuve Clicquot, per non parlare di grandi etichette come il Château d'Yquem e Château Cheval Blanc? Pinault è proprietario del cru Château Latour. Pinault ha il controllo di Christie's, prima casa d'aste al mondo?
Arnault si compra le concorrenti Tajan e Philips (salvo poi rivenderle).

Pinault è uno dei più grandi collezionisti francesi, imbattibile sull'arte contemporanea. Arnault, appassionato di musica classica, incomincia a sborsare cifre per Rothko, Warhol o Basquiat. Arnault ha scalatob en due giornali: prima La Tribune e poi Les Echos. La famiglia Pinault ha però la rivista Le Point. La lotta avviene sempre per interposta holding. Kering (ex Ppr) con un fatturato di 9,7 miliardi di euro contro i 28,1 miliardi di Lvmh. Una guerra che si combatte anche e soprattutto in Italia.

Oggi è Venezia, ma quasi quindici anni fa, il primo scontro tra i due magnati francesi fu a Firenze. Il caso che ha dato fuoco alle polveri è avvenuto il 19 marzo 1999 per un marchio italiano, e non uno qualsiasi. Quel giorno, Pinault annuncia di aver comprato il 42% di Gucci, di cui Arnault aveva già rastrellato il 34%.

Fino a quel momento Pinault non aveva ancora mai messo piede nel mondo del lusso. Era solo proprietario dei grandi magazzini Le Printemps e di La Redoute, una società di vendita per corrispondenza. Si narra che il 19 marzo 1999, quando si ufficializzò la vendita di Gucci, Arnault era dentro a una conferenza aziendale a Euro Disney. "Pare che il padrone della Redoute voglia lanciarsi nel lusso" disse con una punta di snobismo lui che era nel settore già dagli anni Ottanta.

Fino a quel momento, i due imprenditori avevano avuto relazioni cordiali. Nato nel 1936 a Champs-Géraux, nel nord della Bretagna, con un padre falegname, Pinault ha lasciato presto gli studi e si può considerare uno dei rari selfmade man francesi. Arnault, nato nel 1949 a Roubaix, nel Nord-Pas-de-Calais, ha frequentato invece la prestigiosa Ecole Polytechnique ed è considerato un puro prodotto dell'élite francese.

Fatto sta che nonostante le diverse origini sociali, e la differenza di età, il bretone aveva invitato il "nordico" al matrimonio di sua figlia. Pinault aveva comprato da Arnault Conforama, catena commerciale di arredamento, negli anni Novanta. E l'aveva anche chiamato nel febbraio 1999 per complimentarsi del raid su Gucci, salvo poi, un mese dopo, soffiargli l'affare.

La storia finisce in tribunale e termina solo nel settembre 2001 quando Pinault accetta di ricomprare la quota minoritaria di Arnault. Da quella primavera 1999 è stato un lungo e continuo duello. Senza esclusione di colpi. Subito dopo il colpaccio di Gucci, Pinault annuncia anche di aver comprato Yves Saint-Laurent, su cui Arnault aveva già fatto qualche pensierino. Pinault ricompra il gioielliere Boucheron, la maison di moda Balenciaga, Bottega Veneta, il calzaturificio Sergio Rossi.

Per consolarsi della perdita di Gucci, Arnault torna a Firenze e si prende Pucci, poi va a Roma e acquista Fendi. E poi ancora Bulgari fino all'ultimo acquisto: Loro Piana, storico marchio piemontese che rappresenta l'eccellenza nel cachemire ed è il punto di riferimento dell'intero polo laniero di Biella. Dal suo canto, Pinault si è comprato invece l'abruzzese Brioni, gloriosa sartoria di Penne in provincia di Pescara, sinonimo di eleganza maschile.

Proprio le più recenti acquisizioni nelle griffe italiane indicano una nuova tendenza, stavolta comune: in entrambi i casi, i magnati francesi hanno deciso di lasciare piena autonomia ai produttori italiani, riconoscendo così la qualità dell'artigianato e della scuola locale. La guerra Arnault-Pinault ha anche fatto alzare a dismisura le quotazioni di piccoli e grandi marchi della moda. Uno accusa l'altro di aver fatto un'offerta esagerata per eliminarlo dalla gara, salvo poi fare uguale alla prossima occasione

La rivalità tra i due uomini non risparmia colpi bassi, accuse reciproche, battaglie giudiziarie. Un'analista finanziaria britannica, Claire Kent, è stata denunciata dal gruppo Arnault per aver pubblicato report troppo favorevoli a Gucci. Una volta, parlando delle lotta senza pietà tra i due imprenditori, Le Figaro ha raccontato di detective assoldati per raccogliere informazioni, tecniche di spionaggio industriale, misteriosi furti negli uffici delle holding.

Anche dal punto di vista politico, i due magnati si sono combattuti. Pinault è gran amico dell'ex presidente Jacques Chirac, che invita ogni estate nella sua villa di Saint-Tropez. Arnault invece ha sostenuto la scalata di Nicolas Sarkozy contro Chirac, fino all'Eliseo.

Ora Pinault pare sia uno degli imprenditori più ascoltati dal nuovo presidente socialista, François Hollande. Mentre Arnault è stato al centro di polemiche per aver chiesto la cittadinanza al Belgio subito dopo l'arrivo al potere della gauche e l'annuncio di una tassa al 75% sui redditi dei più ricchi. E poco importa che ormai dal 2000 François Pinault abbia lasciato le redini di gruppo al figlio François-Henri, mentre Arnault sta ancora preparando la sua successione.

Comunque sia, la guerra tra due dei più importanti cognomi del capitalismo francese non finirà presto.

 

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