marco damilano

PIU' NOTIZIE, MENO OPINIONI - MARCO DAMILANO NELLA SUA LETTERA DI DIMISSIONI DA DIRETTORE DELL’ESPRESSO HA PARLATO DI “MESTIERE” E DI “COSCIENZA”. MA SE AVESSE FATTO MENO OSPITATE IN TV, FORSE SI SAREBBE ACCORTO DEL DISASTRO DI COPIE DEL SETTIMANALE: NEL SUO MANDATO QUINQUIENNALE LE COPIE SONO TRACOLLATE - LA “DERIVA OPINIONISTICA” È UN FATTORE COMUNE NEI GIORNALI IN FALLIMENTO. CONCITA DE GREGORIO A “L’UNITÀ”, SANSONETTI A “LIBERAZIONE”: I PRECEDENTI

 

Stefano Marrone per www.true-news.it

 

MARCO DAMILANO A TAGADA

“Mi sono battuto in ogni modo, fino all’ultimo giorno, all’ultima ora”. Con queste parole, “dopo mesi di stillicidio sulla vendita” e in aperta polemica con la decisone dell’editore – il gruppo GEDI, della famiglia Agnelli – Marco Damilano ha deciso di dimettersi da direttore de L’Espresso.

 

marco damilano presenta la nuova grafica de l espresso (2)

Sul “mestiere” e sulla “coscienza” da lui citati nella lettera di congedo ai lettori c’è poco da discutere. Qualcosina invece sulla strategia adottata nel dirigere la rivista, forse si può eccepire.

 

Anche Propaganda Live, la trasmissione di La7 di cui è ideatore e ospite fisso ogni venerdì aveva iniziato a fare ironia sull’esorbitante numero di ospitate televisive del direttore.

 

marco damilano ignazio la russa

Il video è scherzoso, ma tocca una questione che potrebbe avere pesato sulle recenti vicende de L’Espresso: quando il direttore va perennemente in tv, il giornale ne risente. In questi mesi di palinsesti da riempire causa pandemia, Quirinale – sul tema Damilano ha fatto un libro e un podcast – e infine guerra in Ucraina, il direttore si è prodigato. Forse a spese della rivista che dirige dal 2017.

 

concita de gregorio l'unita' 1

Nel mandato quinquennale di Damilano i dati di vendita de L’Espresso sono impietosi: al suo arrivo, dopo un biennio di crescita (203mila copie vendute nel 2016 e 269mila nel 2017), la rivista ha iniziato a ridurre le copie vendute, fino a scendere sotto le 175mila copie vendute – con crollo ulteriormente aggravato negli ultimi mesi del 2021, secondo Informa.

 

daniela hamaui

Il nesso causa effetto è da dimostrare, ma l’importanza del “fattore opinionista” sull’efficacia di una direzione per una rivista o un giornale, può essere corroborata dal dato che L’Espresso ha raggiunto l’apice delle vendite nel 2007, sotto la direzione di Daniela Hamaui, un’autentica Carneade delle ospitate tv.

marco damilano foto di bacco

 

Compagni di sventura

La deriva “opinionistica” della direzione di una testata ha sconvolto il percorso di due ex compagni di redazione di Damilano: Concita De Gregorio e Piero Sansonetti, anche loro provenienti da L’Unità.

 

Sansonetti è poi approdato a Liberazione, di cui è stato direttore per cinque anni fino all’allontanamento nel 2009. Incurante dei un deficit di oltre tre milioni e mezzo di euro accumulato dal giornale, Sansonetti è stato a più riprese ospite di varie trasmissioni televisive: Porta a Porta e soprattutto i vari programmi Mediaset di Giordano e Del Debbio, dove continua ad apparire, in qualità di direttore de Il riformista.

 

piero sansonetti foto di bacco

Delle ultime turbolente vicende del giornale fondato da Gramsci è stata protagonista Concita De Gregorio, direttrice dal 2008 al 2011.

 

La sua direzione a L’Unità si conclude tra le polemiche sui dati di vendita del giornale: calato da 60mila a 35mila copie vendute. Per l’ex direttrice inizia un difficile periodo di controversie legali, dovute al fallimento della società editrice, che non ha però inficiato – anzi – sulle sue comparse televisive: da Ballarò a Rai3.

 

Anche i grandi piangono

 

andrea salerno marco damilano diego bianchi zoro

Il sito di Palazzo Chigi ha calcolato un finanziamento pubblico dal 2013 superiore ai 60 milioni di euro per Unità, con un ammontare annuo superiore ai 5 milioni.

 

Al posto della morente Unità, il partito democratico ha dato vita alla rivista Democratica, sotto la direzione del deputato dem Andrea Romano. L’avventura editoriale non ha certo contribuito a ridurre il dissesto economico ed è durata poco più di un anno – fino al 2020. Nonostante ciò, Romano si è speso in partecipazioni televisive a reti diversificate. Una situazione rivista in piccolo – per tiratura del giornale e per numero di apparizioni – con il Manifesto.

 

Lo storico giornale comunista, fondato nel 1969 come rivista e due anni dopo come quotidiano, ha conosciuto una profonda crisi, culminata con la liquidazione coatta del 2012. Direttrice a quei tempi era già Norma Rangeri, la più televisiva delle direttrici del quotidiano, anche grazie alla sua formazione da critica – è autrice di Chi l’ha vista? Tutto il peggio della tv da Berlusconi a Prodi, uscito nel 2007; opera di notevole spessore bibliografico, ma che ben poco ha avvantaggiato il giornale diretto da Rangeri.

 

mario calabresi piazzapulita

“Sono ancora sotto choc, è un pugno nello stomaco – ha detto -. Mi mandano via, senza un perché…” così Mario Calabresi commentava il suo allontanamento da Repubblica nel 2019, dopo tre anni di direzione. Di perché, in realtà, se ne potrebbero trovare: su tutti la costante emorragia nelle vendite del quotidiano che negli anni ha perduto il primato – in realtà sempre contestato – di più venduto e più autorevole. All’inarrestabile crollo di Repubblica potrebbe aver contribuito il “presenzialismo” – non redazionale – di Calabresi: convegni, eventi, presentazioni e festival. Oltre, ovviamente, all’immancabile televisione: Formigli, Mentana, Porro, Giordano, Gruber e Vespa hanno sempre potuto contare sul direttore, ospite fisso.

 

Se la sinistra piange, la destra non ride

 

giorgio mule sottosegretario di stato alla difesa foto di bacco

L’effetto opinionista ha colpito anche quotidiani e riviste di destra e centrodestra. Non sembra essere un caso che la crisi del Secolo d’Italia, culminata con il passaggio dal cartaceo all’online nel 2012, sia coincisa con la direzione di Flavia Perina: la più multitasking dei direttori del quotidiano organo prima del Msi e poi di An. Politica (per due legislature), scrittrice (anche di romanzi) e ovviamente opinionista televisiva. Perina è stata una presenza costante negli studi Rai e di La7 negli anni del suo mandato, conclusosi a fine 2011.

 

Lodo Mondadori, riassetto di Mediaset e declino del Cavaliere, ma dietro la clamorosa cessione di Panorama nel 2018 ha inciso anche la picchiata delle vendite della rivista fondata nel 1962, e dal 2009 diretta per quasi un decennio dall’attuale sottosegretario alla Difesa del governo Draghi, Giorgio Mulé: un habitué dei salotti televisivi, su tutti quello di Bruno Vespa.

 

maurizio belpietro la verita

Il nuovo proprietario e direttore di Panorama, Maurizio Belpietro, potrebbe rappresentare la prova del nove dell’effetto opinionista. Potrebbe non essere un caso che la drastica riduzione delle sue comparsate televisive – complice anche il recente ostracismo delle reti Mediaset, di cui è stato conduttore oltre che opinionista – sia coinciso con il momento positivo delle testate del gruppo che porta il suo nome. Su tutte La Verità, che ha da poco completato il sorpasso delle copie vendute sugli altri e più storici quotidiani dell’area del centrodestra: a dicembre 34mile copie, contro le 33mila de Il Giornale, diretto da Augusto Minzolini, e le 20mila di Libero di Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti – tre direttori che al contrario non si sono certo risparmiati quanto a presenze in tv.

mario calabresi direttore de la repubblica (2)vittorio sgarbi sbrocca con piero sansonetti per il green pass 8concita de gregorio l'unita' 3

 

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