1. LAZIO E JUVE, DODICI ANNI DOPO. MA E’ LA SQUADRA DEL MAGO LOTITO, QUESTA VOLTA, AD AVER BISOGNO DI UN AIUTONE ARBITRALE PER POTERSI LANCIARE ALL’INSEGUIMENTO, STACCATA DI SOLI TRE PUNTI, DELLA CAPOLISTA PROPRIO AL PRINCIPIO DI UN GIRONE DI RITORNO CHE VEDRÀ LA JUVENTUS SEMPRE IN TRASFERTA DI FRONTE A LAZIO, NAPOLI E INTER 2. MENTRE IACONA, SU RAI TRE, SVELA IN ‘’PRESA DIRETTA’’ IL TANTO MARCIO DEL CALCIO (GIOCATORI COMPRATI, VENDUTI E POI INGANNI, SCOMMESSE, PARTITE ORGANIZZATE COME POCHADE), IL CAMPIONATO DEGLI ARRESTATI E DEI RINVIATI A GIUDIZIO VA AVANTI 3. (DE) ROSSI DI SCONFITTE: ROMA-ZEMAN: SIAMO GIÀ AI TITOLI DI CODA DI UNA BELLA FAVOLA? 4. FIABA SENZA LIETO FINE ANCHE PER LA FIORENTINA: DOPO TANTI ELOGI, DUE SCONFITTE

DAGOREPORT

Anche l'ultima volta che accadde, ai tempi dei conti allegri di Sergio Cragnotti, la sfida era tra Roma e Torino. Lazio e Juve, dodici anni dopo, con i conti compressi dei nostri tempi difficili e un'emozione assolutamente inattesa. Se la squadra di Antonio Conte passa senza particolari meriti a Parma per farsi poi riprendere dal paisà Sansone, è la squadra di Pektovic, questa volta, ad aver bisogno di 67 minuti di sofferenza e dell'aiutino arbitrale (sesquipedale fallo di mano di Floccari sul gol dell'1-0 all'Atalanta) per potersi lanciare all'inseguimento, staccata di soli tre punti, della capolista proprio al principio di un girone di ritorno che vedrà la Juve sempre in trasferta di fronte a Lazio, Napoli e Inter. Mentre Iacona, su Rai tre, svela in presa diretta il tanto marcio del calcio (giocatori comprati, venduti e poi inganni, scommesse, farse organizzate come pochade), il campionato degli arrestati e dei rinviati a giudizio, in attesa dell'elezione di Luciano Moggi va avanti come se nulla fosse.

SAZIETÀ BIANCONERA.

A Parma, dove i ragazzi del possibile futuro tecnico del Milan Donadoni, corrono rapidi da alcune settimane, scende in campo una Juve troppo sicura di sé. I rapporti (ottimi) tra le società, una certa sufficienza di fondo e il vantaggio ottenuto con una punizione di Pirlo dopo 52 minuti (quinto gol da specialista in stagione) fanno presagire un successo da ‘volemose bene'senza patemi. Invece accade l'imponderabile, Vucinic fa un velo di troppo a centrocampo (Conte se ne assumerà poi la responsabilità: «Gliel'ho detto io») e lancia il contropiede che Sansone, bruciando Buffon, trasforma in meritato pareggio.

L'AIUTINO DI PERUZZO.

In attesa che si accendano lumi un po'più concreti dei «si dice» sulla probabile grazia concessa al Napoli in vista del suo ricorso sulla penalizzazione di due punti, la classifica provvisoria recita Juve, Lazio, Napoli in questo preciso ordine. A natale i punti di vantaggio della Juve erano otto. Ora in tabella, dopo l'1-1 di Parma, ne mancano cinque. È ancora, nettamente, la favorita. Ma dovrà svegliarsi e imparare a chiudere le partite. La Lazio di Pektovic, in questo e nell'addormentarle, è maestra.

La banda del tecnico che sogna di emulare Eriksonn batte l'Atalanta (in crollo verticale dopo l'illusorio successo casalingo con l'Inter) con un 2-0 meno netto di quanto il punteggio non suggerisca. Il primo gol è nettamente irregolare e provoca un black out che il gruppo di Colantuono, poi definitivamente piegato dal maldestra autogol di Brivio, lamenterà dopo averlo fatto già con Peruzzo dentro il recinto di gioco, nella mesta conferenza stampa post gara. La partita è brutta. La Lazio vista in una Roma piovosa, modesta, poco spettacolare e priva di idee, ma mai come oggi conta nulla. L'unica cosa che importi davvero è la classifica. E il futuro deputato Lotito, colto in scambio d'amorosi sensi con Petrucci in tribuna, lo sa benissimo e gode.

ZEMAN E DE ROSSI.

Anche perché se la Champions (o addirittura lo scudetto) evade dall'obbligato ruolo di chimera per farsi possibilità realistica nei dintorni di Formello, nel mini campionato cittadino, i punti di distanza dalla Roma di Zeman sono diventati dieci. Detto che il Napoli (facile 3-0 sul Palermo con Cavani alla vana ricerca del centesimo gol) soffre nel primo quarto d'ora per poi dilagare e che l'Inter con eguale semplicità (Palacio, Guarin) fugge dalla crisi e regola il Pescara nell'anticipo per 2-0, a deludere nuovamente è proprio la squadra del boemo.

La caduta di Catania (con il consueto corollario di gol sprecati a un metro dal portiere nel primo tempo e l'ovvia punizione targata Papu Gomez nella ripresa) è grave perché dimostra che senza i 36 anni di Totti la squadra è zoppa, che Mattia Destro è a tutti gli effetti uno dei flop del torneo e che senza Osvaldo, la moria sotto rete diventa una regola fissa.

Peggio, se possibile, il dopo gara. Zeman se la prende con la squadra inerpicandosi in un paragone ardito tra soldi guadagnati e rendimento, De Rossi scivola via dopo l'ennesima panchina in favore di Tachsidis con la faccia dei giorni peggiori, la società dice che i conti si faranno alla fine, ma intanto incontra Guardiola. Siamo già ai titoli di coda di una bella favola?

VIOLA DI RABBIA

Fiaba senza lieto fine anche quella dell'appannata Fiorentina di Montella. Dopo tanti elogi, due sconfitte fotocopia contro Pescara e Udinese ne ridimensionano il profilo. A Udine la viola passa su autorete del portiere di casa e poi ne becca tre (l'ultimo gol di Muriel da 35 metri è un orrore del portiere brasiliano Neto) senza apparenti reazioni. Montella dice che bisogna lavorare sulla continuità di rendimento. Le altre si avvicinano. In sei punti, dai toscani, al Milan che in serata, con l'attacco di giovanissimi e senza particolari emozioni impatta a Genova con la Samp per 0-0 (bene Abbiati), fino al Catania salito a 29, ci sono sei squadre.

SPROFONDO ROSSO.

In coda succede di tutto. Il Bologna piega con 4 reti il Chievo nell'anticipo e nella sfida dell'ora di pranzo, con emozioni inversamente proporzionali al tasso tecnico, Torino e Siena emozionano a modo loro nel 3-2 interno dei piemontesi. Il Siena va sotto, recupera, chiude il primo tempo con due reti di svantaggio. Poi nella ripresa ne recupera una e proprio quando lo sforzo sembra aver prodotto il pari, l'ex Rosina, il fantasista calvo che a Torino, con qualche esagerazione, chiamavano Rosinaldo, spreca il rigore del 3-3. Toro, felice, a 23.

Siena fermo a undici e quasi in B. Uguali tremori a Palermo, dove la posizione di Gasperini (dopo l'ennesimo stop, il quinto in sei gare) è più che precaria. Dopo un promettente inizio (occasioni per l'ex Dessena e per lo svizzero Morganella) il Palermo si scioglie, ne prende tre e alla retrocessione, vista la costante fragilità della sua stagione, si candida di diritto. Atterraggio rovino anche per il Genoa nel teatro di Is Arenas. Il Cagliari pare affondare sul colpo di testa di Pisano e poi raddrizza con Sau e con l'eterno Daniele Conti figlio di Bruno.

 

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