libero trump donazzan

PER TWITTER E' UN PO' TROPPO "LIBERO" - DOPO AVER BANNATO TRUMP, LA SOCIETA’ DI DORSEY LIMITA L’ACCOUNT DI ‘LIBERO QUOTIDIANO’ - LA DECISIONE DI FACEBOOK, TWITTER & C. PREOCCUPA MERKEL E MACRON: "UN'AZIENDA NON DECIDE SUI DIRITTI" - INTANTO L’ASSESSORA VENETA ALL’ISTRUZIONE ELENA DONAZZAN SI VEDE BLOCCATI I PROFILI SOCIAL DOPO AVER CANTATO “FACCETTA NERA” ALLA RADIO – E MARIO ADINOLFI ATTACCA SEVERGNINI CHE SI SBRACCIA A DIFESA DI TWITTER E FACEBOOK... - VIDEO

 

Dal profilo Facebook di Mario Adinolfi

 

ANGELA MERKEL EMMANUEL MACRON

Oggi dalla prima pagina del Corriere della Sera il buon Beppe Severgnini, cantore dell’establishment nostrano, si sbraccia a difesa del diritto di Twitter e Facebook di eliminare dal dibattito pubblico chiunque ritengano. Prima vennero a chiudere le pagine di Forza Nuova e CasaPound, li lasciammo fare, quelli sono fascisti.

 

Poi fecero lo stesso con il presidente degli USA e i suoi più accesi sostenitori, li lasciammo fare, avevano toni che non ci piacevano. Ieri si sono presi anche i profili di un quotidiano italiano, Libero, oltre che di un politico italiano sgradito come l’assessore Donazzan. Accadrà anche a noi, presto. Solo quando se la prenderanno con Severgnini, Severgnini capirà e sarà troppo tardi.

 

 

I SOCIAL E I PROFILI OSCURATI

Marco Bresolin per "la Stampa"

 

account twitter libero

Tutti al fianco di Donald Trump. O meglio: tutti (o quasi) contro la decisione di bannarlo presa dai principali colossi del Web. Perché l'arbitrio esercitato da Facebook, Twitter & C. preoccupa seriamente i governi occidentali, in particolare quelli europei. Non è tanto la difesa del principio della libertà di parola di cui sarebbe stato privato il presidente americano a suscitare perplessità, quanto la conferma che i Big Tech stiano ormai dettando la loro legge ponendosi al di sopra della legge.

 

trump

Oggi contro Trump, domani contro chissà chi. Per questo a Bruxelles e nelle principali capitali del Vecchio Continente si fa sempre più sentire la necessità di mettere mano al quadro normativo per cercare di porre fine al Far West che ha sin qui permesso loro di crescere a dismisura. E il caso esplode anche in Italia, con due episodi destinati a far discutere. Nella serata di ieri il profilo Twitter del quotidiano «Libero» è stato «limitato» dalla piattaforma perché «ha eseguito delle attività sospette». Per poterlo visualizzare era necessario dare il proprio esplicito consenso.

 

Una sorte simile era toccata poche ore prima all'assessore regionale del Veneto, Elena Donazzan, che ha denunciato l'oscuramento dei suoi profili Twitter, Facebook e Instagram. L'esponente di Fratelli d'Italia si era prestata a intonare la canzone fascista «Faccetta nera» durante la trasmissione radiofonica «La Zanzara», in onda su Radio24, e per questo motivo i principali social avrebbero deciso di bloccarla. Il tema è al centro dell'agenda Ue.

 

A dicembre la Commissione aveva lanciato il Digital Service Act, un quadro normativo che prevede una stretta proprio per costringere le grandi piattaforme Web alla responsabilità, ma secondo le modalità stabilite dalla legge. Le dure prese di posizione di Parigi e Berlino di ieri sembrano dimostrare che l'Ue è intenzionata a usare proprio i recenti episodi per rilanciare questa battaglia. Perché, per dirla con le parole di Angela Merkel, il blocco di Trump è «problematico».

Elena Donazzan E Giorgia Meloni

 

«La libertà di espressione - ha spiegato il suo portavoce - può avere dei limiti, ma deve essere il legislatore a fissarli, non un management aziendale». Sulla stessa linea, o forse addirittura oltre, la Francia, Paese attivo su più fronti per cercare di stoppare il dominio incontrastato dei «Gafam» (acronimo che sta per Google, Apple, Amazon, Facebook e Microsoft). «L'oligarchia digitale - ha sottolineato il ministro Bruno Le Maire - è una minaccia per le democrazie».

 

BEPPE SEVERGNINI

Anche il governo italiano si è schierato al fianco di Parigi, Berlino e Bruxelles con la ministra per l'Innovazione, Paola Pisano: «In questo caso - ha detto - il fine non giustifica i mezzi». Sullo stesso fronte dei leader Ue, ma con argomenti diversi, anche leader che hanno un concetto un po' diverso della democrazia. Come il brasiliano Jair Bolsonaro, che ha subito espresso solidarietà e invitato i suoi fan ad abbandonare Twitter per trasferirsi su Parler.

 

Peccato che il social network utilizzato dai conservatori e dalla destra americana (sul quale era appena sbarcato anche Matteo Salvini) sia sparito dal Web. Google e Apple hanno rimosso l'applicazione dai loro store, mentre Amazon ha bloccato l'accesso ai server per via dei messaggi inneggianti all'assalto di Capitol Hill del 6 gennaio scorso. Un altro esempio di come i più grandi possano decidere arbitrariamente di schiacciare i più piccoli. Parler ha annunciato che farà causa contro Amazon, ma i fatti delle ultime ore si sono già ritorti contro i principali colossi del Web a Wall Street, dove il titolo di Twitter è arrivato a perdere oltre il 10%.

 

 

IL CASO ELENA DONAZZAN

Alda Vanzan per "il Messaggero"

 

Come Donald Trump, anche l' assessore regionale del Veneto, Elena Donazzan, è stata bloccata dai social: i suoi profili Facebook e Instagram da ieri sono stati oscurati. Ma non la sola: anche il quotidiano Libero è stato sospeso da Twitter, non è chiaro se per un eccesso di cinguetii (ipotesi che sembra improbabile nel clima degli ultimi giorni, dopo i fatti di Washington) o per contenuti inopportuni.

elena donazzan

 

Donazzan, invece, ha cantato Faccetta nera in radio, poi ha postato le minacce ricevute, commentando: «I benpensanti della sinistra mi vogliono appesa». E mentre il centrosinistra le chiedeva le dimissioni e il governatore Luca Zaia la invitava quantomeno a «scusarsi», l' esponente di Fratelli d' Italia si è trovata zittita dai social. «Mi hanno imbavagliata», ha protestato.

 

Tutto comincia venerdì quando, al programma radiofonico La Zanzara, i conduttori chiedono all' assessore all' Istruzione e al Lavoro del Veneto di scegliere tra Faccetta nera e Bella ciao. Sullo sfondo c' è la polemica de La Molisana, che ha cambiato il nome di un tipo di pasta da Abissine a Conchiglie. Donazzan sceglie la prima, ricordando di averla «imparata da bambina», di avere uno zio, Costantino, che faceva parte delle milizie mussoliniane e di preferirla a Bella ciao «che piacerà alla Boldrini». E intona Faccetta nera. La polemica che ne segue è accesa, da più parti nel centrosinistra viene chiesto al governatore leghista Luca Zaia di revocarle la delega. Il presidente non chiede le dimissioni a Donazzan, ma le dice di scusarsi:

donazzan

 

«Non l' ho sentita, penso che le scuse siano doverose, Faccetta nera riprende un periodo buio, è inevitabile che in molte persone sia stata urtata la sensibilità». L' esponente di Fratelli d' Italia si scusa a modo suo: «Se qualcuno si è sentito offeso, me ne scuso. A chi cerca di strumentalizzare per ribadire odio e livore, non ho nulla da dire». E aggiunge: «Ecco di cosa si occupa la sinistra italiana nel periodo più tragico della nostra storia repubblicana: di fascismo. Ho scoperto dunque che trovano il tempo non solo per litigare tra loro per mantenere in vita un governo che sta falcidiando la nostra economia, ma anche per montare un caso nazionale sulla mia partecipazione a La Zanzara, trasmissione che tutti conosciamo come goliardica e a tratti irriverente».

 

E rivela di essere sotto attacco: «Sto subendo minacce ed insulti: pazienza, non è la prima e non sarà l' ultima volta, non accetto però lezioni sull' approccio che l' Italia tutta dovrebbe avere sui temi relativi al secondo conflitto mondiale: un periodo da consegnare definitivamente alla storia per ottenere una reale ed effettiva pacificazione nazionale, assicurando dignità di memoria a tutti coloro hanno sacrificato la propria vita durante la guerra civile tra il 1943 ed il 1945».

 

elena donazzan 1

IL BLOCCO Le scuse, però, non placano la polemica: esprime «costernazione» l' Unione delle Comunità ebraiche, mentre a chiedere le dimissioni sono i consiglieri regionali veneti del Pd, +Europa, la Cgil, la Rete degli Studenti Medi del Veneto, Italia Viva e il M5s. Le dimissioni non arrivano, ma arriva il blocco dei social. Secondo quanto riferito dall' ufficio stampa dell' assessore, Facebook le ha contestato il post pubblicato domenica: era lo screenshot di un paio di commenti alla notizia del canto di Faccetta nera in radio. (Luhe Dred: Qualcuno abbiamo dimenticato di appenderlo). Donazzan commenta: «Mi hanno imbavagliata sui social, impossibilitata temporaneamente a postare e a commentare».

 

 

 

 

VERTICE EUROPEO CONTE MERKEL MACRON SANCHEZ VON DER LEYENsevergninimario adinolfisevergniniTrumpelena donazzan 2ELENA DONAZZAN ALLA COMMEMORAZIONE DEI MARO' DELLA X MAS mario adinolfi

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