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LIGA COL PALCO A META’ – LIGABUE AMMETTE CHE C’E’ POCO PUBBLICO AL SUO TOUR NEGLI STADI E I CRITICI MUSICALI  SI DIVIDONO - PAOLO GIORDANO: "NELL'EPOCA DEL CELODURISMO BIGLIETTARO LA SUA AMMISSIONE IN CONTROTENDENZA VALE PIÙ DI UN DISCO D'ORO" – MONINA: "NESSUNO PARLA DELLE CAUSE DEL FLOP, DI QUANTO BRUTTO FOSSE L'ULTIMO ALBUM DEL LIGA, NÉ, SOPRATTUTTO, DEGLI EVIDENTI PROBLEMI DI GESTIONE DEI TOUR DA PARTE DI 'FRIENDS AND PARTNERS'…” - VIDEO

 

Paolo Giordano per il Giornale

 

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Nella gara a chi la spara più grossa, ogni tanto vince chi la spara giusta. Ligabue, che ha appena iniziato il tour, ha ammesso che «l' affluenza di pubblico è inferiore alle previsioni». Per carità, bastava vedere le foto del suo debutto a Bari per capire che gli spazi vuoti erano molti, troppi. Di solito però - e fateci caso - gli artisti sbianchettano dai social le defaillance, gli inceppi, le frenate perché tutto deve brillare come fosse oro zecchino, anche se è più falso di quello promesso a Pinocchio dal Gatto e la Volpe. Invece, nell' epoca del celodurismo bigliettaro, del «tutto esaurito prima di tutti», l' ammissione controtendenza di Ligabue vale, diciamolo, più di un disco d' oro (che vale sempre meno, ma è un altro discorso).

 

Avrebbe potuto limitarsi a esultare perché, dopo la paura del 2017, oggi «è fantastico sentire la mia voce a pieno regime». E tanti saluti a tutti. Invece no. Dopo aver cantato la vita da mediano «a macinar palloni», il più discreto dei nostri rockettari ha fatto il gol in rovesciata, il colpo di tacco al volo, l' exploit che lo trasforma da Oriali a Maradona, dal centrocampista al fuoriclasse. Dicendo ebbene sì, non sto vendendo come pensavo, in realtà ha fatto il tutto esaurito nell' unico stadio sempre più vuoto: quello del buon senso.

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LIGABUE, IL RE AMMETTE DI ESSERE NUDO. E I CRITICI MUSICALI AMICI APPLAUDONO

Michele Monina per www.linliesta.it

 

Nell'album dei Massimo Volume Lungo i bordi, uscito nel 1995, quasi venticinque anni fa, per la WEA, c'era una delle canzoni più belle mai scritte da Emidio Clementi e soci. Si intitola Fuoco fatuo, come il romanzo di Drìeu La Rochelle.

 

Nel racconto, perché chiunque abbia ascoltato una canzone dei Massimo Volume sa perfettamente che le canzoni recitate da Mimì, questo il modo in cui viene chiamato il cantante e bassista della band, Emidio Clementi, sono dei racconti appoggiati sulle ritmiche di Vittoria Burattini e sulle architetture chitarristiche di Egle Sommacal, ecco, nel racconto di Fuoco fatuo compare per la prima volta un personaggio che riapparirà ciclicamente nei brani della band bolognese, di chiara origine marchigiana, come nei racconti contenuti nei libri dello stesso Clementi, Leo.

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Personalmente, avendo avuto una qualche frequentazione con i ragazzi, Vittoria era la mia compagna di banco alle superiori, ho anche conosciuto il diretto interessato, Leo, un tipo un po' più grande di noi, con aspirazioni da attore e un presente, parlo del suo presente relativo agli anni Novanta, nello svuotamento di cantine, esattamente come Mimì.

 

Bene, in Fuoco Fatuo Mimì parla con Leo, e gli racconta di un episodio avvenuto a casa di quest'ultimo. Non sta a me approfondire le metafore, non è questa la sede. A un certo punto Mimì recita così: «Nella tua camera ho trovato una rivista di karate/ Dentro c'è la sequenza di un uomo/ Che uccide un toro a mani nude/ C'è la carica del toro/ E il particolare delle corna per terra/ Spezzate/ Ma manca la foto del contatto/ Tra le corna e la mano/ Leo, è questo che siamo? Leo, è questo che siamo? Leo, è questo che siamo?». Ecco, partiamo da qui.

 

SVOLGIMENTO

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Nelle ultime ore sono accaduti dei fatti. Immagino li conosciate già, ma li riassumo a beneficio dei più distratti. Luciano Ligabue ha tenuto i suoi primi concerti, i primi dello Start Tour. La prima tappa è stata fatta a Bari, allo stadio San Nicola. La data non è andata bene, ma non è di questo che voglio parlarvi.

 

Fossimo nella canzone dei Massimo Volume sarebbero le corna del toro, lì in terra, queste. La faccenda è che i biglietti venduti sono stati molto meno del previsto, quindi è stato deciso di spostare il grande palco sotto una curva, escludendo quindi parte del prato, una buona parte del prato, tutte le tribune, e lasciando quindi tutti quelli che avevano comprato i biglietti nei posti numerati con un palo in culo, perché arrivati all'ultimo allo stadio si sono visti dirottare nelle aree non numerate, beccandosi i posti peggiori.

 

Di questo si è parlato, perché un giornale locale ha fatto uscire la notizia, perché Striscia ha fatto uscire la notizia, perché i social hanno fatto uscire soprattutto le foto del palco messo in quella maniera poco naturale.

 

Luciano Ligabue, che è persona saggia, invece di nascondersi dietro un dito ha affrontato la faccenda di petto, scrivendo un lungo post in cui ha ammesso che il tour non sta avendo i numeri aspettati, rivendicando, però, e ci mancherebbe altro, la sua voglia di suonare, e il grande show messo in piedi. Un modo per alzare le mani, quindi, dignitosissimo, ma anche per dire, sono ancora qui e non mollo. Bravo.

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Questo il suo post: «Ciao ragazzi, come va? Allora: il tour è cominciato e se da un lato è vero che in alcuni stadi, a questo giro, l’affluenza di pubblico è inferiore alle previsioni dell’agenzia, dall’altro è anche vero che l’altra sera a Bari è stato meraviglioso ritrovarvi con tutta quella energia e passione e bellezza che solo voi sapete sprigionare.

 

Ne avevo bisogno visto che da un anno e mezzo non vi avevo davanti. E ora, dopo la paura di non poter più cantare del 2017, è fantastico sentire la mia voce a pieno regime anche se (fortunatamente) sommersa dalle vostre. La produzione (e quindi lo spettacolo) che stiamo portando in giro è una delle nostre migliori di sempre (e non verrà ridotta in nessuna situazione), la band è in formissima e il cantante c’ha più voglia che mai. Stasera Messina. Non vedo l’ora che arrivino le 21. Grazie, ragazzi. Vi abbraccio Luciano».

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Ma non è di questo che vi voglio parlare, almeno non più di quanto Mimì dei Massimo Volume, con Fuoco fatuo, non voleva parlare di una rivista di karatè e di un tizio che uccide un toro a mani nude. Quello che mi ha colpito, seguendo da lontano questa vicenda, diciamo da un'isola che non è la Sicilia, è come il post di Ligabue abbia colpito i miei colleghi. I miei colleghi, diciamo coloro che svolgono un lavoro abbastanza simile al mio, sicuramente non per attitudine, però. Perché di colpo mi è capitato di leggere parecchi di quelli che scrivono di musica, chiamiamoli così, lanciarsi in sperticate lodi del bel gesto di Ligabue.

 

Cioè, magari anche giustamente, il fatto di aver ammesso un flop è stato indicato da tutti come qualcosa di nobile, di diverso dalle aspettative, qualcosa da raccontare con parole di stima. Tutto vero, ci mancherebbe altro. Bravo Luciano che hai detto che hai in qualche modo fallito la mira. Ma siamo sempre in zona corna del toro in terra, amici.

 

ligabue

Quello che però a me è saltato agli occhi, come al Mimì di Fuoco fatuo, è un'assenza. Non tanto il dire «Bravo Liga che hai detto di essere caduto», ma il momento in cui loro, i miei sedicenti colleghi, hanno detto che Liga è caduto. Non ho infatti letto articoli di questi signori, penso a un certo pool guy, a gente che si racconta come esperta di musica e di music business, in cui si diceva che in effetti lo stadio San Nicola era mezzo vuoto. Precisamente mezzo vuoto. 

 

Non ho neanche letto articoli in cui si stigmatizzava la risposta data dagli organizzatori a quanti si sono incazzati per la faccenda dei biglietti numerati andati a puttane, qualcosa che suonava come «lo abbiamo scritto sul sito di Ticketone», cioè nel sito dove evidentemente chi aveva acquistato detti biglietti era già andato e non era certo tenuto a tornare. Non ho neanche letto le anticipazioni di situazioni analoghe previste per Messina, Firenze e Bologna, sempre il palco in mezzo al campo, bye bye tribune numerate. Niente di tutto questo. Solo un bell'applauso per aver ammesso di essere caduto.

 

ligabue sanremo quarta serata

A voler andare anche un po' più indietro, ma neanche troppo, non ricordo neanche di aver letto articoli in cui si parla di quanto brutto fosse l'ultimo album del Liga, né, soprattutto, degli evidenti problemi di gestione dei tour da parte di Friends and Partners, ultimamente. Avete presente la faccenda dei biglietti a pochi centesimi, di cui l'autore di questo articolo parla da anni e recentemente divenuto oggetto di pubblico dominio grazie a Striscia la Notizia?

 

ligabue salzano zaggia

Anche quello manca all'appello. Niente flop, quindi. Niente cause del flop. Niente di niente. Di questa faccenda certe firme, chiamiamole così, si sono sentite di raccontare solo gli aspetti positivi, un artista con una carriera importante alle spalle che, in modo maturo ammette di non star passando un gran momento, dal punto di vista dei numeri, del pubblico, ma non per questo si sente di spendersi di meno sul palco, anzi. Del resto, immagino, a stare a quattro zampe si fatica a avere una visuale esaustiva del panorama, e si finisce per trovarsi davanti alla faccia sempre e solo culi da leccare.

 

EPILOGO

LIGABUE

I Massimo Volume quest'estate suoneranno insieme ai Giardini di Mirò in poche date, mirate. Il 25 giugno al Teatro Romano di Verona, il 26 al Castello Sforzesco di Milano, il 7 luglio a Villa Ada, a Roma, e per finire il 28 luglio alla Mole Vanvitelliana di Ancona. Poche date che vi consiglierei di non perdervi.

 

VERO EPILOGO

«Nella tua camera ho trovato una rivista di karate/ Dentro c'è la sequenza di un uomo/ Che uccide un toro a mani nude/ C'è la carica del toro/ E il particolare delle corna per terra/ Spezzate/ Ma manca la foto del contatto/ Tra le corna e la mano/ Leo, è questo che siamo? Leo, è questo che siamo? Leo, è questo che siamo?»

luciano ligabue (2)

 

 

luciano ligabue premiato

 

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