corrado augias

“LINKIESTA” APPARECCHIA UNA SUPER STRONCATURA DEL LIBRO DI CORRADO AUGIAS, "QUESTA NOSTRA ITALIA": “O AVETE LA TESSERA AL SUO FAN CLUB ALTRIMENTI, FANCULO, AVETE SBAGLIATO LIBRO. E’ UNA SFIANCANTE GITA NEL SUO OMBELICO, UNO SLALOM NEL REBUS DEL SUO EGO, UN FENOMENO NARCISISTA, UN RECORDMAN NELL’ARTE DELL’ECOLALIA, UN PARAGNOSTA DELL’OVVIO”

Davide Brullo per http://www.linkiesta.it

 

CORRADO AUGIAS - QUESTA NOSTRA ITALIA

Il bastone. Preliminare. O avete la tessera al Corrado Augias Fan Club altrimenti, fanculo, avete sbagliato libro. Questa nostra Italia, infatti, non è un grand tour nell’italietta nostra compiuto da un pluriottantenne. Piuttosto, è una sfiancante gita nell’ombelico di Corrado Augias – questa sua Italia – uno slalom nel rebus del suo ego, nell’io napoleonico di un “giornalista, scrittore, autore di programmi culturali per la tv” – così la dida che lo celebra – un fenomeno narcisista, un recordman nell’arte dell’ecolalia, nel ripetere il già detto e nel riscrivere il già noto.

 

corrado augias

Esempi. Se siete a Milano, beh, Milano è importante perché lì “nel 1966, è stata rappresentata la mia commedia”, se andate a Trieste, beh, dovete ricordarvi che lì “ho trovato il ritratto di un mio sosia”; d’altronde Bologna è memorabile dacché “Un pomeriggio si tenne un confronto tra noi due autori”, cioè Augias e Mauro Pesce, noto biblista (e già che ci siamo, anche se non c’entra un fico con il viaggio in Italia, Augias ci ri-ricorda che “ho scritto con il professor Mauro Pesce la già ricordata Inchiesta su Gesú”).

 

D’altronde, Napoli è piezz’e core perché “mi sono occupato più volte di Napoli”, quanto a Roma, il bello “l’ho già raccontato nei Segreti di Roma”, comprate anche quello. Va da sé che questo allampanato Zelig della cultura italiota, pieno di sé e nato con la camicia – lo dice lui, strombazzando: “la fortuna mi ha permesso di partecipare alla nascita di due tra i più importanti eventi editoriali italiani del Novecento: la Repubblica (1976), RaiTre (1987)” – non si limita ai confini italiani.

Augias

 

Nonostante il libro – faziosamente – sia dedicato allo Stivale (ma è più che altro una scampagnata nella scarpiera privata di Augias), cotanto autore sente di dovere di informarci che “ho girato gli Stati Uniti in lungo e in largo” e che “quando ho cominciato ad abitare a Parigi, le prime ricerche le ho fatte nel quartiere intorno a Saint-Sulpice e alla rue de Tournon, la zona dove s’aggiravano i Moschettieri”, roba che importa, appunto, ai discepoli della religione qualunquista professata da Augias.

corrado augias daniela pasti

 

Così, dopo l’agiografia degli Augias stilata nel primo capitolo, dopo che Augias, in una intro imbevuta di sciocchezze chic, scopre l’acqua calda (“C’è però un’altra crisi mescolata alla prima, più subdola perché se ne parla di meno, una crisi morale e culturale”: ma quando mai?, ma se non parliamo d’altro…) e dà la sua stoica risposta, patetica, ai mali dell’Italia unita (“Stiamo solo soffrendo come hanno sofferto molte altre generazioni che ci hanno preceduto.

 

AUGIAS

Loro ne sono venuti fuori, ne usciremo anche noi”), sorbitevi il ricino di questa Treccani della tautologia. Esempi. Gaber? “Uno dei più simpatici e dotati uomini di musica e di spettacolo del Novecento”; I promessi sposi? “Letti al liceo mi parvero, confesso, noiosi”; Italo Svevo? “Violinista mancato e scrittore segreto per anni, è stato come Kafka, per anni, impiegato in un ufficio; ci ha lasciato tre romanzi estranei alla consueta narrativa italiana” (qui penso che anche Wikipedia, che non ha i gradi da colonnello della cultura italiana come Augias, farebbe meglio); il Premio Nobel della letteratura a Bob Dylan? “Nulla da eccepire non fosse che, volendo premiare un americano, i giurati hanno dimenticato Philip Roth, uno dei massimi scrittori del XX secolo”.

 

corrado augias

Insomma, la prima cretinata che vi viene in mente e che non vi sognerete mai di scrivere, non scrivetela perché l’ha scritta Augias. Esempio ipnotico. Cosa pensate dei borghi italiani? Ecco, lo so, “non esiste città, anche piccola, anche minima, non c’è un borgo che in Italia non meriti una visita”.

 

Avete visto? Augias, paragnosta dell’ovvio, vi legge nel pensierino più superficiale, ha un pensiero di polistorolo su tutto, su Silvio Berlusconi (“un uomo privo di scrupoli politici”) come sulla Bibbia (“un libro magnifico e contraddittorio”), tanto tutto è uguale al nulla. Ecco, se noi, frenati dal pudore, ci faremmo qualche scrupolo nello scrivere certe cose, lui no, Augias è l’Uomo Superficie, come lo vedi è, bidimensionale, una vera sagoma.

 

AUGIAS

L’apoteosi di Augias, però, l’autoinzuccamento dell’uomo che sa rendere noiosi perfino i pettegolezzi, la trovate alla fine del libro, da pagina 344 in poi, sezione Libri per il viaggio. “Qui di seguito sono riepilogati alcuni dei libri che mi hanno accompagnato a vario titolo in questo racconto”, scrive lui.

 

Sant’Agostino è citato con due libri, come Italo Calvino, Ugo Foscolo, Antonio Gramsci e Petrarca. Di Pier Paolo Pasolini sono citati quattro libri, ma Giacomo Leopardi lo batte, con sei libri, addirittura. A battere tutti, però, vivi e morti, è lui, l’inossidabile Corrado Augias, che, tra libri scritti da solo o a quattro mani, si autoconsiglia, acclamandosi più grande dei grandissimi, 10 libri.

 

Un nano che fa ciao ciao sul cranio marmoreo dei giganti. D’altronde, Corrado non è intelligente come Pietro Citati, non è scaltro come Eugenio Scalfari, non è bravo come Claudio Magris (tre tipi, s’intenda, che non sono certo ‘la crema’ della cultura italica): è soltanto un Augias qualunque. Bisogna perdonarlo.

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