“LA SEPARAZIONE GIÀ C'È, SENNÒ MICA STAVO QUI. A ME CHI MI HA SALVATO SONO STATI I GIUDICI” – CLEMENTE MASTELLA SPIEGA PERCHE’ VOTERA’ “NO” AL REFERENDUM NONOSTANTE I 10 ANNI DI INFERNO: “SUI TEMPI LA RIFORMA NON INTERVIENE. INVECE VA A TOCCARE LA FIGURA DEL PM E PER QUESTO È PERICOLOSA” - A UN MESE DAL VOTO SULLA RIFORMA, ALL'INTERNO DEI DUE SCHIERAMENTI EMERGONO POSIZIONI FUORI DAGLI SCHEMI – IL SENATORE MELONIANO MARCELLO PERA PERPLESSO MA VOTERA’ SI’, QUELLA “TESTA DI MELONI” DI MARCO MINNITI, LA DEM PINA PICIERNO (NEMICA DI SCHLEIN), L'EX PM TONINO DI PIETRO E L'EX PRESIDENTE DELLA CORTE COSTITUZIONALE AUGUSTO BARBERA, EX DEPUTATO DEL PCI E DEL PDS, IN CAMPO PER IL SI’…
Federico Capurso per “la Stampa” - Estratti
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Meno di un mese al voto. Il 22 e 23 marzo gli italiani dovranno esprimersi sulla separazione delle carriere e sulla riforma del Consiglio superiore della magistratura.
Vale la pena ricordarlo perché, nel frattempo, la campagna referendaria è diventata preda di quotidiani scambi di accuse politiche, insulti, promesse di miracoli e minacce di sciagure in caso di approvazione. In questo caos sembra che gli elettori siano inesorabilmente spinti a un bivio: dare un colpo al governo o assestarne uno alla magistratura.
Ed è anche per questo, forse, che in queste settimane emerge chi vota in modo inaspettato, chi esce dallo schema e da destra si dice contrario o da sinistra favorevole, chi nel suo mondo di riferimento viene letto come un'anomalia e – in questo clima – persino come un traditore.
È qui più che altrove che si trovano convinzioni e perplessità fondate sul merito. Non è un caso che Giorgia Meloni abbia dato come primo obiettivo alle truppe di Fratelli d'Italia il reclutamento degli esponenti di sinistra che si schiereranno a favore della riforma. Gioco facile, tra le opposizioni, dove si vive ancora con un certo piacere il distinguo.
Nel Pd, mentre la segretaria Elly Schlein è in tour per il No al referendum, i riformisti e altri nomi di peso affollano le file dei favorevoli. Marco Minniti, ex Ds e ministro dell'Interno del governo Renzi, si dice convinto che l'introduzione del sorteggio come metodo per nominare i componenti del Consiglio superiore della magistratura «rompa il potere delle correnti». La pensano come lui la dem Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo (da tempo in guerra aperta con Schlein) e l'ex deputato e professore di Diritto pubblico comparato Stefano Ceccanti.
Dentro il gruppo parlamentare di+Europa, invece, dovevano mettersi d'accordo solo in due, il segretario Riccardo Magi e l'altro deputato ed ex segretario Benedetto Della Vedova. La cosa si è però complicata, perché il partito si è detto favorevole, il leader no. «La separazione delle carriere è giusta, ma questa riforma non lo è – ha spiegato Magi – perché, ad esempio, «avremo un esercito di 1300 procuratori che si muovono in totale autonomia».
marcello pera atreju foto lapresse
Ha delle perplessità simili a quelle di Magi l'ex presidente del Senato Marcello Pera, oggi senatore di Fratelli d'Italia. Avrebbe voluto una riforma più ampia, preoccupato dal fatto che il ruolo di pm diventi «più forte» di quello del giudice e, in questo sbilanciamento di poteri possa esserci «un pericolo per la democrazia», perché in questo modo il pm «può perseguire chi crede, può inviare "atti dovuti" ai ministri che crede» e, sottolinea, «nessuno può fermarlo». Nonostante questo si esprimerà a favore, con la speranza che si ponga rimedio in futuro.
Clemente Mastella, invece, che fu ministro della Giustizia nel governo Prodi, ma anche ministro del Lavoro nel primo governo Berlusconi, si schiera con i contrari: «La separazione già c'è, sennò mica stavo qui. A me chi mi ha salvato sono stati i giudici. Certo dopo dieci anni di inferno. E quello sarebbe da riformare, ma sui tempi la riforma non interviene. Invece – sottolinea – va a toccare la figura del pm e per questo è pericolosa».
La contrarietà di Marco Boato, invece, non è inattesa per la sua storia politica, ma perché era relatore della proposta di separazione delle carriere nella commissione bicamerale D'Alema.
Il mondo della giustizia offre altrettante sorprese.
La più nota è quella rappresentata dall'ex presidente della Corte costituzionale Augusto Barbera, ex deputato del Pci e del Pds, che ora presiede uno dei comitati per il Sì alla riforma: «Non intacca l'autonomia e l'indipendenza della magistratura», sostiene, difendendo il sorteggio per il Csm che potrebbe scardinare il «clientelismo» nella magistratura.
Sulla stessa linea c'è Antonio Di Pietro, l'ex pm entrato in politica da leader dell'Italia dei valori: «Il giudice deve essere terzo e non appartenere alla stessa famiglia del pm», dice ora, mentre uquello che fu il suo collega durante Mani Pulite, l'ex pm Gherardo Colombo, è talmente per il no da aver scritto un libro per spiegarne le ragioni
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ANTONIO DI PIETRO - MARCO TRAVAGLIO
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Carlo Nordio e Silvia Albano e antonio di pietro ad Atreju - foto lapresse



