MEMORIA VOLANT, SCRIPTA MANENT - GARCIA MARQUEZ HA L’ALZHEIMER: “NON SCRIVERÀ PIÙ” - L’AMICO MENDOZA: “CONTINUAVA A RIPETERMI, CHI SEI TU?” - ALL’ULTIMO PROFETICO ROMANZO (“MEMORIA DELLE MIE PUTTANE TRISTI”) IL PREMIO NOBEL COLOMBIANO HA AFFIDATO I RICORDI DI UNA VITA - SCHIAVO DELLA DIALISI, SI È RITIRATO A CITTÀ DEL MESSICO DOPO AVER LASCIATO LA SUA SCUOLA DI GIORNALISMO A CARTAGENA - “LE VOCI NON MI DICONO NIENTE. ANCHE LE FACCE COMINCIANO A SBIADIRE”…

Maurizio Chierici per il "Fatto quotidiano"

Ognuno nasconde un tesoro che nessuno può rubare perché nessuno può rubare i ricordi e le immagini del passato: ritornano inattesi per addolcire le ore della malinconia". Nella sua scuola per giovani giornalisti a Cartagena de Las Indias, Garcia Marquez consolava una ragazza improvvisamente disperata da chissà quale tormento. Le consigliava di aggrapparsi alla memoria ancora in erba "riapre le vene ma diventa ingombrante, troppe pagine, felicità e dolori solo quando gli 80 anni sono alle spalle. La tua è ancora verde e ricomincia a fiorire".

La memoria ha accompagnato romanzi e racconti, conferenze e articoli, sfuriate che affondavano le rabbie nei tempi remoti che non immaginava di cancellare. Memoria della nonna che parlava con i morti nel cortile di Macondo e i racconti del nonno, colonnello di una guerra lontana: entravano nei ricordi come eredità di famiglia. La memoria era l'archivio nel quale passeggiava per ispirare i romanzi. Ecco la notizia: la memoria lo ha lasciato. Il filo si è rotto. Non riconosce al telefono Plinio Apuleyo Mendoza, amico scrittore al quale ha confidato i segreti di una vita raccolti nella biografia "Sapore di guayaba".

Plinio telefonava per sapere se finalmente cominciava a scrivere il romanzo rimandato e rimandato: "Ma tu chi sei?". E l'umiliazione del confessare a chi lo ha accompagnato per tutta la vita "ormai le voci non mi dicono niente. Anche le facce cominciano a sbiadire".Con Plinio era andato a Cuba appena Fidel arriva all'Avana, con Plinio aveva fondato Libre, assieme a Cortazar, Goytisolo, Sartre, de Beauvoir. Hanno litigato e si sono abbracciati dopo essersela detta di santa ragione. Finito un libro gli passava il manoscritto: "Dimmi la verità: ti piace?".

L'ultimo romanzo-romanzo si affida a una adolescenza lontana: "Memoria delle mie puttane tristi" e poi dieci anni di articoli e discorsi raccolti da editori che non si rassegnavano a rinunciare alle super-vendite di Gabo. Ed è la memoria protagonista di "Vivere per raccontarla", quel viaggio nel tempo con la madre a Macondo quando era un giornalista squattrinato e sul treno delle banane, va a vendere la casa degli spiriti che era la casa della sua memoria. Apuleyo lo incoraggia: dai, ricomincia . Ma Gabo non ricomincia e Carmen Barcelo, mito delle agenzie letterarie, fa sapere da Barcellona.

"Ho paura che abbia posato la penna". Non la usa più da quando ha scoperto il computer che ne eccita il perfezionismo maniacale. Computer che lo aiuta a ritmare i racconti "con la chincaglieria dell'esperienza attenta a non svegliare il lettore assopito nelle nostre parole".
Da anni il Nobel di "Cento anni di solitudine" ha smesso la vita sciagurata, le sbornie dell'esilio politico di Parigi: quella malattia lo ha costretto alla quiete. Gioca a tennis al mattino, a letto presto la sera. Ma quel male è tornato: gli porta via un rene, l'altro in dialisi.

Addio viaggi avventurosi: le città che l'accolgono devono avere buoni ospedali, tormento delle dialisi. Eppure l'umore non era cambiato. Si arrabbiava, rideva, faceva finta di bere. Con la timidezza "del vecchio ragazzo mai cresciuto", confessava di amare le feste che si aprivano alle sue ricorrenze: 50 anni di "Cento anni di solitudine" e 85 anni festeggiati tre mesi fa. Ha abbandonato Cartagena e la scuola dove spiegava come fare il giornalista. Città del Messico è una capitale con buoni ospedali: vive lì. Buoni ospedali anche all'Avana dove va sempre meno, lui e Fidel invecchiati. È il grande amico del quale non ha mai scritto due parole d'elogio ma che sempre difende "quando leggo accuse che sono insulti fuori della realtà". Realtà magica che la vecchiaia comincia a tradire.

 

GABRIEL GARCIA MARQUEZ gabriel garcia marquez occhio neroMárquez

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