mussolini

IL DUCE SOTTO UN’ALTRA LUCE - ALTRO CHE ESALTAZIONE DEL VENTENNIO, NELLA MOSTRA SULL’ISTITUTO NATO PER CELEBRARE I FASTI DEL FASCIO: VOLTI SCAVATI DELLA GENTE E CORPI PANCIUTI DEI GERARCHI SEPPELLISCONO NEL GROTTESCO L’ENFASI GUERRIERA DEL REGIME

Giovanni De Luna per “La Stampa

 

ISTITUTO LUCEISTITUTO LUCE

Anche chi non sa niente della storia del fascismo capisce benissimo di cosa si tratta se si parla di «film Luce», un termine che nel linguaggio comune indica uno strumento propagandistico piegato alle esigenze di un regime totalitario. In effetti «la Luce» è una sigla; sta per «L’Unione Cinematografica Educativa» e designa l’ente varato dal fascismo nel 1924 con il compito di raccontare e celebrare l’Italia di Mussolini.

 

A partire dal 1926 la proiezione dei film prodotti dall’Istituto Luce divenne obbligatoria in tutti i cinema. Fu l’arma decisiva per assicurare al fascismo un consenso di massa; in un Paese ancora largamente analfabeta, le sue immagini avviarono la costruzione di un immaginario comune organizzato intorno al culto del Duce.
 

ISTITUTO LUCE GENERALIISTITUTO LUCE GENERALI

Diffuso capillarmente, in modo efficiente (i cinemobili, automezzi attrezzati per le proiezioni all’aperto, arrivavano nei paesi più sperduti) e tecnicamente all’avanguardia, il Luce, insieme con la radio, gestì i tre settori chiave per il regime: educazione, informazione e propaganda. Il risultato di quella attività si ritrova oggi nei suoi archivi: cinquemila ore di film e tre milioni di fotografie, un giacimento sterminato che proprio per queste sue dimensioni riserva però molte sorprese.

 

Per quanto occhiuto e ossessivo fosse il controllo della dittatura sulla sua produzione, era praticamente impossibile che in quella valanga di immagini su cui il regime fondava la propria auto-rappresentazione non si insinuassero anche quelle che sfuggivano agli occhi del censore. Ma, viste con gli occhi di oggi, anche quelle più esplicitamente propagandistiche documentano una realtà diversa da quella intenzionalmente messa in scena dal fascismo.
 

Esemplare, in questo senso, è la mostra «Luce, l’immaginario italiano», aperta fino al 21 settembre al Vittoriano di Roma, per celebrare i 90 anni dalla fondazione. Gabriele D’Autilia, il curatore, si è impegnato con successo in un’operazione intellettualmente affascinante: far parlare quelle fotografie e quelle pellicole «malgrado sé stesse», forzando le intenzioni dei suoi autori, rompendo il nesso che le legava agli scopi del regime per restituirle alla storia del nostro Novecento.

ISTITUTO LUCE - DUCE SULLA TREBBIATRICEISTITUTO LUCE - DUCE SULLA TREBBIATRICE

 

Dall’Unità nazionale in poi, per «fare gli italiani» era stato necessario costruire un repertorio di immagini con cui poter immaginare l’Italia, ovviando all’assenza di una geografia comune, alla frammentazione del nostro Paese in tanti luoghi separati e sconosciuti gli uni agli altri. Nell’Italia liberale, ad assolvere questo compito furono i quadri dei pittori risorgimentali, poi fotografi come gli Alinari; con il fascismo il ruolo venne assunto e ingigantito proprio dall’Istituto Luce.
 

Ed è proprio per il modo in cui il Luce operò nella costruzione di un immaginario italiano che oggi, nella raccolta proposta dalla mostra la realtà vince sulla rappresentazione della realtà. Così, tra le architetture razionali, il gigantismo industriale, l’imponenza dei lavori pubblici e delle altre opere del regime, ci si sorprende nel vedere affiorare i volti e i gesti di un’Italia contadina, arcaica, ancora esclusa dai percorsi della modernità.

foto dal libro foto dal libro "luce l immaginario italiano" 67

 

Anche dall’intreccio tra fascismo e «bonifica integrale» deriva una considerazione suggerita dall’immagine di Mussolini a torso nudo, immortalato nella calura della trebbiatura in un podere dell’Agro Pontino. Tra le tante fotografie di Mussolini, questa in particolare è importante proprio perché propone la figura del dittatore nei panni dell’uomo che ha sconfitto la «malvagità» della natura, è stato in grado di renderla benefica e produttiva, tanto da fondare su quel suolo ingrato nuove città destinate a presidiare un territorio finalmente conquistato alla civiltà. Ma si trattò di una vittoria effimera.

 

Pochi anni dopo, nel corso della Seconda guerra mondiale, quando nel gennaio del 1944 gli eserciti alleati sbarcarono ad Anzio, i tedeschi per rallentarne l’avanzata utilizzarono i canali come trincee e allagarono più di 12 mila ettari di terreno. E la natura - questa volta grazie all’uomo - si prese la sua rivincita, coprendo d’acqua quella terra che le era stata contesa con tanti sacrifici.
 

foto dal libro foto dal libro "luce l immaginario italiano" 66

Sono soprattutto i corpi, la fisicità degli italiani di allora, i loro volti scavati dalla fatica, il loro sguardo rassegnato, a sfidare la monumentalità inseguita dai fotografi e dagli operatori del Luce. Corpi scolpiti da lavori arcaici, quasi che l’industrializzazione fosse solo un velo sottile disteso a coprire un’Italia ancora pre-moderna; corpi gonfi e panciuti di militari e gerarchi, quasi a seppellire nel grottesco l’enfasi guerriera del regime.
 

Quando, nel dopoguerra, all’Istituto Luce subentrarono i cinegiornali della settimana Incom, le immagini diventarono più democratiche, più pluraliste, ma i corpi restarono gli stessi. Il bracciante comunista che salutava con il pugno chiuso e i coltivatori diretti democristiani riproponevano un’antropologia nemmeno scalfita dalla fine del fascismo.

 

foto dal libro foto dal libro "luce l immaginario italiano" 65

E i corpi delle donne restavano quelli opulenti e matronali delle «maggiorate» o quelli sfiancati dalle gravidanze delle «mamme» prolifiche. Poi arrivò il boom economico. A «fare gli italiani» subentrarono i consumi; il mercato introdusse con successo i suoi riti e i suoi miti in un immaginario italiano la cui estetica si ridefinì nella dimensione che è quella in cui viviamo oggi e che ci fa guardare alle immagini del Luce come a un colossale reperto archeologico. 

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…