mughini brogi faranda

LA VERSIONE DI MUGHINI – NON VEDO UN SOLO LIBRO APPETIBILE NEL RICORDARE I 50 ANNI TRASCORSI DAL ‘68: FAREI UNA SOLA ECCEZIONE PER IL VOLUME DI PAOLO BROGI CHE DOPO IL SEQUESTRO MORO MANDÒ A FARE IN CU*O QUELLI DEI SUOI COMPAGNI CHE PENSAVANO CHE UN DEMOCRISTIANO DI TAL FATTA NON MERITAVA ALCUNA COMPASSIONE – VEDO UN LIBRO DEDICATO ALLE DONNE DEL ’68 E MI CHIEDO SE C’E’ ADRIANA FARANDA… - LA “PIETA’ INTELLETTUALE” PER MARCO BELLOCCHO

Giampiero Mughini per Dagospia

 

giampiero mughini

Caro Dago, com’è possibile che sugli scaffali delle librerie italiane non vedo un solo libro appetibile nel ricordare i 50 anni trascorsi dal Sessantotto? Com’è che non mi sono accorto di una sola oretta di trasmissione televisiva che fosse imperdibile nel raccontare i casi e i protagonisti di quegli anni? Possibile che non ci sia nessuno della mia generazione che sappia fare i conti con quell’esperienza assieme cruciale e remotissima?

 

brogi

Quando dico i libri, farei un’eccezione per il libro del pisano ed ex militante di Lotta continua Paolo Brogi, un libro purtroppo che ancora non sono riuscito a comprare. Un libro che leggerò. Brogi è stato uno dei personaggi di maggior rilievo di Lotta continua, per poi diventare un giornalista del “Corriere della Sera” (adesso è in pensione). In uno dei momenti decisivi della storia della tribù di Lotta continua, il suo ruolo era stato centrale.

 

Era successo che i brigatisti rossi avessero catturato Aldo Moro dopo averne massacrato la scorta. In un teatro di Roma quelli di Lotta continua si diedero appuntamento a dire se sì o no la condizione del prigioniero Aldo Moro (in quel momento ancora vivo) meritava compassione. Alcuni imbecilli dissero di no, che un democristiano di tal fatta non meritava nessuna compassione. Brogi andò alla tribuna, diede il meglio della sua esperienza e della sua oratoria in difesa di Moro e mandò a fare in culo quelli dei suoi compagni che la pensavano all’opposto. Possibile che un episodio del genere nessuno lo ricordi sui giornali o in televisione?

parigi maggio 68

 

Leggo le interviste a qualcuno che il 1° maggio 1969 sfilò radioso di gioia sotto i faccioni di Mao e di Stalin - due dei maggiori criminali politici del Novecento -, quei cortei che portavano il marchio del gruppo filomaoista “Servire il popolo”, e in quell’intervista non c’è un sola parola o un solo cenno a spiegare quella pagina che fa da macchia di disonore della mia generazione.

 

marco bellocchio

Durante una trasmissione televisiva chiesi una volta a uno che era stato un mio amico e che restava un regista da me amato, il piacentino Marco Bellocchio, che cosa ne pensasse di quel corteo di vent’anni prima dove c’era anche lui radioso di gioia sotto il faccione di Stalin. Mi rispose che era meglio aver fatto quello che non “essere un rinnegato”, e si riferiva ovviamente al sottoscritto. Rimasi in silenzio, come faccio sempre quando provo per qualcuno pietà intellettuale.

GIAMPIERO MUGHINI

 

Qua e là, sui giornali e in tv, c’è chi si erge a sperare che ci sarà un giorno un nuovo Sessantotto, e ovviamente non sa di che cosa sta parlando, ossia di qualcosa che apparteneva a un tempo lontano dalle mappe e dai problemi dell’oggi non meno che le guerre puniche.

 

Non un libro, non un articolo, non un a tu per tu televisivo dove qualcuno dica lealmente che quelli erano stati i vent’anni della generazione la più fortunata di tutto il Novecento, una generazione che poi venne chiamata a raschiare, a modificare, a revisionare tutto quello che aveva vissuto e ragionato. E che dalla riuscita di quella revisione e di quel raschiamento avrebbe sì o no trovato un suo posto e un suo ruolo nell’Italia di questi ultimi trent’anni. Altro che faccione di Mao, altro che l’una o l’altra “rivoluzione”, un termine pressoché privo di significato concreto. Altro che nostalgia irresistibile per il tempo in cui eravamo pressoché dei bimbi.

maggio francese 68

 

 

Vedo un libro dedicato alle donne “del Sessantotto”. Non ha per me nessun interesse, non più di quanto lo avrebbe un libro dedicato ai “napoletani” o ai “siciliani” del Sessantotto. Mi chiedo se in quell’elenco c’è la francese Michèle Firk (di cui avevo pubblicato un suo articolo sulla mia “Giovane critica”) che andò in Sudamerica a cercare la sua “rivoluzione” e che si sparò in bocca quando gli agenti della polizia politica bussarono alla sua porta e lei lo sapeva che non avrebbe resistito alla tortura, oppure quelle altre due francesi e militanti di “Action directe” che a Parigi spararono a bruciapelo a un dirigente della Renault.

giampiero mughini era di maggio

 

Mi chiedo se c’è Ulrike Meinhof, la terrorista tedesca morta in carcere dopo essere stata responsabile di quattro omicidi. Mi chiedo se c’è Adriana Faranda, alla quale voglio bene, e che me lo aveva raccontato per filo e per segno il se stessa di quegli anni, la volta che all’Università di Roma aveva inseguito armata un professore al quale avrebbe voluto far capire quanto sia “per sempre” il linguaggio delle pallottole. Ciao, Adriana. Tu sì che hai pagato e hai raschiato a fondo la “donna del Sessantotto” che eri stata. Che cretini quelli che insorgono quando ti chiamano a parlare in pubblico. Tu sì che hai il diritto di parlare e raccontare quel fondo dell’abisso che hai sperimentato di persona.

adriana faranda aldo moro

 

UN GIOVANE GIAMPIERO MUGHINI CON UNA BELLA BIONDAVIGNETTA DI WOLINSKI SUL SESSANTOTTOmaggio francese 68 marco bellocchio giovane prima dei masnadieri (marco bellocchio) yasuko kageyama img 6322mdmarco bellocchio la cina e vicinamaggio 68 parigi champs elyseesnel nome del padre marco bellocchioGiangiacomo feltrinelli a Berlino nel sessantotto black power olimpiadi del sessantottomaggio francese 68 scontri a Valle Giuliaphilip roth NEL SESSANTOTTO IL SESSANTOTTOSessantotto manifestazioneIL SESSANTOTTO - MANIFESTAZIONE DI PIAZZAlibro di giampiero mughinimaggio francese 68 giampiero mughini (2)GIAMPIERO MUGHINI

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