dopo la guerra

LA VERSIONE DI MUGHINI - SI PARLA SOLO DEL FILM DI SORRENTINO, MA IN QUESTI GIORNI È USCITO NELLE SALE UN FILM MOLTO BELLO, NETTAMENTE SUPERIORE: ''DOPO LA GUERRA'' DI ANNARITA ZAMBRANO UN FILM CHE PUNTA L’OBIETTIVO SULLA TRAGEDIA PER ECCELLENZA DELL’ITALIA DI QUESTI ULTIMI ANNI: UN TERRORISMO “ROSSO” SCIAGURATO E CRIMINALE CHE È DURATO PER DIECI ANNI ABBONDANTI

 

 

Lettera di Giampiero Mughini a Dagospia

 

GIAMPIERO MUGHINI

Caro Dago, è probabile che nelle conversazioni che io e te avremo coi nostri amici in questi giorni, la prima puntata del “Loro” di Paolo Sorrentino avrà il primo posto assoluto in fatto di film italiani recenti visti e commentati. Non che io sia un detrattore assoluto di questo film, tutt’altro. Da quando entra in scena il Berlusca, diventa un ottimo film dacché era per quasi un’ora una cazzata volgare e che non dava la benché minima emozione.

 

Ma non è questo il punto. Il punto è che in questi stessi giorni è uscito nelle nostre sale un film molto bello, nettamente superiore a quello di Sorrentino. Un film difficile da fare, e che è stato fatto con pochi soldi e con poca o nessuna grancassa promozionale.

 

dopo la guerra

Il film “Dopo la guerra” di Annarita Zambrano. Un film scabro e essenziale dove non c’è un’inquadratura o una frase di troppo. Un film sulla materia che dovrebbe essere la materia per eccellenza di una fiction contemporanea, un film che punta l’obiettivo sulla tragedia per eccellenza dell’Italia di questi ultimi anni: un terrorismo “rosso” sciagurato e criminale che è durato per dieci anni abbondanti.

dopo la guerra

 

Per dieci anni, questi gangster della politica hanno teso agguati quattro contro uno e sparato alle spalle di magistrati, giornalisti, poliziotti. E’ la “guerra” che il protagonista del film della Zambrano, interpretato dal sontuoso (come sempre) Giuseppe Battiston, aveva dichiarato al nostro Stato e alla nostra gente nel 1980.

 

Uno che ha teso un agguato a un magistrato che stava accompagnando il figlio di 8 anni a scuola e che lo ha ucciso da vigliacco e delinquente che era. Uno che s’è rifugiato in Francia, dove è stato protetto a lungo dalla “dottrina Mitterrand”, ossia dalla decisione del presidente della Repubblica francese di non estradare i terroristi italiani che dimostrano di ravvedersi e cambiare vita.

 

dopo la guerra

E finché di nuovo delinquenti e gangster politici “rossi” non uccidono in Italia un professore ricalcato sulla figura di Marco Biagi. A quel punto la stessa Francia sta per decidere di restituire Marco Lamberti (Battiston) alla giustizia italiana. Lui non ha pagato nemmeno un giorno il suo delitto, e non ci pensa nemmeno di pagarlo.

 

Lui è convinto di avere partecipato a una guerra dove ci sono stati morti da una parte e dall’altra. In Italia non ci vuole tornare né da libero né da prigioniero. Si reputa per l’appunto un soldato e non il gangster che è stato.

 

Attorno a lui scorrono e lasciano un segno i personaggi uno meglio dell’altro della sua figlia sedicenne che non sa nulla e non capisce nulla della presunta “guerra” scoppiata quando lei non era ancora nata, della madre di Battiston che non riesce neppure a parlare, della sorella che non lo vede da vent’anni e che è travolta dalla sua aura criminale.

dopo la guerra

 

Una che non sa come rispondere alla domanda della figlia: “Ma perché lo zio ha ucciso un uomo?”. Un film in cui ogni inquadratura, ogni parola, ogni silenzio ha un peso. Non ve lo racconto questo film. Andate a vederlo. Prima e più del film di Sorrentino. Grazie, cara Annarita, e seppure non ti conosca e non ti abbia mai visto in vita mia.

 

 

GIAMPIERO MUGHINI

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