nadia toffa

IL CANCRO NON È UN DONO, È UNA SFIGA CHE HO SAPUTO TRASFORMARE IN UN DONO, CIOÈ LA FORZA CHE HA SAPUTO TIRARMI FUORI” – NADIA TOFFA TORNA IN TV, PARLA DELLA MALATTIA E SPIEGA LE SUE FRASI SUI SOCIAL: “NON SONO STATA CHIARA. IO IN GENERALE NON SCRIVO MOLTO MA QUANDO MI CAPITA MI FA PIACERE DARE UN MESSAGGIO POSITIVO. NEL LIBRO INVECE C’È LO SPAZIO, IL TEMPO PER UNA RIFLESSIONE – QUANDO MI HANNO PORTATO LA DIAGNOSI IL PRIMO PENSIERO È STATO…

NADIA TOFFA

Renato Franco per il “Corriere della Sera”

 

Nadia Toffa, questa sera comincia la nuova stagione delle «Iene» su Italia 1. Pensa di dire qualcosa in diretta a chi la guarda?

«Ci sarà l' emozione come sempre della diretta e anche del ritorno in quello studio in cui sono cresciuta: non so ancora cosa dirò di particolare.

 

Penso che sarà frutto dell' ispirazione del momento. E anche di una voglia di normalità, come se non avessi mai smesso di fare quello che faccio».

 

Il 9 ottobre esce «Fiorire d' inverno» (Mondadori), il libro in cui racconta la sua storia. Nel volume manda un messaggio diverso da quello che ha espresso sui social. Confessa che era frustrata, stressata, cupa. Scrive: «Quando con la determinazione ottieni sempre tutto, non sei preparata all' accettazione di un limite». Non pensa di essere stata precipitosa a definire il cancro un dono?

nadia toffa

«Quando scrivi un libro come il mio ci metti dentro tutta te stessa, parlandone è venuta fuori la mia natura più estroversa e ho deciso - inconsciamente, ma è un segnale - di far prevalere un messaggio positivo.

 

Purtroppo non tutti hanno colto - e ci sta che la mia comunicazione non sia stata immediatamente comprensibile - che per me non è il cancro a essere un dono, ma è una sfiga che ho saputo trasformare in un dono, cioè la forza che ha saputo tirarmi fuori. Ho cercato di trasformare quest' accidente che ovviamente mai e poi mai avrei voluto, in un' opportunità per riuscire a conviverci».

 

«Se ci sono riuscita io, ci può riuscire chiunque»: anche questa affermazione sui social - volere è potere - può illudere che basti la sola forza di volontà a sconfiggere la malattia. Non trova?

NADIA TOFFA

«Se fosse così non avrei fatto operazioni chirurgiche, chemioterapia e radioterapia che sono le armi principali per combattere la maggior parte dei tumori, questo l' ho ripetuto mille volte. Il messaggio non era "se non ti impegni abbastanza non guarisci".

 

E se c' è stata una diversa interpretazione di ciò che ho detto è perché non mi sono espressa in modo sufficientemente chiaro, le parole a volte sono limitanti: io non credo di avere chissà quali risorse però sono riuscita a rovesciare l' ottica della malattia per vederci un' opportunità, come dicevo prima. Non sconfiggerlo, che è un' altra cosa purtroppo, ma provare a combatterlo anche in un' altra maniera, diciamo di lavorarlo ai fianchi...».

nadia toffa 1

 

In tv ha raccontato della sua guarigione, ma non della recidiva, di cui invece parla nel libro. Perché questa scelta?

«Non ho parlato di completa guarigione quando sono tornata a febbraio, ma della malattia che mi aveva colpito e delle cure che avevo fatto.

 

Negli ultimi mesi ho avuto tanti alti e bassi a causa della malattia, il mio bollettino medico è in continuo aggiornamento ma sono alle Iene per fare altro, non per parlare del mio stato di salute».

 

Per un personaggio pubblico è impossibile vivere la malattia in privato?

nadia toffa 2

«È difficile, sì. Perché senti tantissimo affetto e a non raccontare come vanno le cose sai di far torto a chi ti dimostra questo attaccamento sincero. Io sono scomparsa in tanti momenti in cui non avevo voglia di dire niente o di farmi vedere.

 

Volevo stare con i miei affetti, seguire le cure senza distrazioni. Poi ci sono altri momenti in cui mi sento di manifestare quello che sento e bastano due post sui social perché tutto sembri pubblico ma poi non è così realmente. È uno dei tabù della malattia: si pensa che la dignità e il rispetto si ottengano solo con il silenzio, ma non è così.

 

eleonora brigliadori nel servizio di nadia toffa

I luoghi e i tempi sono diversi per tutti e vanno rispettati. Ma la normalizzazione passa attraverso anche il saperne parlare, senza sentirsi diversi. Ci sono posti in cui non si nomina la parola cancro ma la si chiama "la brutta malattia". O, peggio, a volte ci si sente in colpa perché se ne parla. Poi, ognuno ha il suo modo di affrontare il tumore: non c' è una ricetta per tutti e ogni atteggiamento va bene, è personale e secondo me non ci si può permettere di sindacare».

 

Nel libro scrive: «Mi sveglio la mattina, mi guardo allo specchio e la malattia è sempre con me». Sembra che sui social voglia dare un messaggio positivo e di forza, mentre nel libro racconta anche le sue fragilità. È così?

nadia toffa

«Beh, il linguaggio dei social e anche la loro natura pretende una comunicazione più stringata. Io in generale non scrivo molto sui social ma quando mi capita mi fa piacere dare un messaggio positivo, esprimere l' energia che sento. Credo che aiuti, insomma. Nel libro invece c' è lo spazio, il tempo per una riflessione diversa, più approfondita, con anche più sfaccettature e sentimenti».

 

Di che cosa ha paura oggi?

«La cosa che mi è successa è talmente grande che ha ridimensionato tutte le altre paure che avevo prima».

 

Nel libro parla di un ordine più saggio che governa il mondo e di cui ignoriamo il senso. Cosa intende?

NADIA TOFFA

«Anche questo è stato frutto di un percorso. Non nascondo che quando mi hanno portato la diagnosi il primo pensiero sia stato "Perché proprio a me?", poi ho iniziato a rifletterci e ho realizzato che se è capitato a me è perché quello è il mio percorso, il mio "peso" da portare. Intendo dire che ho ribaltato il ragionamento: ho trasformato il "Perché proprio a me?" in "Se non a me, a chi?" o "Perché non a me?" e ho capito che è il disegno per me».

 

Scrive anche che se le dicessero che ha pochi mesi di vita, smetterebbe di curarsi e andrebbe al mare, in un posto caldo. Perché Ibiza è così speciale per lei?

nadia toffa 3

«Non è speciale per me, non è uno di quei posti in cui ho trascorso un sacco di tempo o legato a me per ricordi felici, è il posto dove modernità e natura convivono senza farsi torto, il luogo per antonomasia dove un sacco di persone di tutto il mondo scelgono di trasferirsi a un certo punto della vita per tagliare con stress e frenesia, perché lo spirito di libertà si respira ad ogni angolo dell' isola».

 

Qual è la cosa che l' ha ferita di più?

NADIA TOFFA

«Leggere il commento di una donna che nella foto profilo di Facebook è teneramente abbracciata a due bambini che mi augura di morire perché non le piace quello che ho scritto. Poi ci sono cose che almeno mi strappano un sorriso: c' è chi ha detto che mi sarei fatta un lifting perché sono gonfia Beh, questa gente non conosce gli effetti collaterali delle terapie che sto facendo che in effetti qualche ruga me la tolgono, sempre per vedere tutto in positivo!...».

NADIA TOFFAnadia toffa in ospedale con smaltoNADIA TOFFA NADIA TOFFAMARIO ADINOLFI SU NADIA TOFFAnadia toffaNADIA TOFFANADIA TOFFA IENEnadia toffanadia toffanadia toffa

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi silvio mario orfeo repubblica

DAGOREPORT - LA GUERRA È FINITA, ANDATE IN PACE… - DOPO AVER VISSUTO 20 ANNI DI ANTI-BERLUSCONISMO SENZA LIMITISMO, MARIO ORFEO DIMENTICA LA STORIA E L’IDENTITÀ DI "REPUBBLICA" E SPARA IN PRIMA PAGINA UNA LETTERA DI MARINA BERLUSCONI (+ FOTO) CHE FA UN'INSOSTENIBILE PROPAGANDA AL REFERENDUM CONTRO LA MAGISTRATURA: ‘’SE DOVESSE VINCERE IL SÌ, NON SI TRATTERÀ DI UNA VITTORIA DEL GOVERNO O DI FORZA ITALIA, NÉ DI UNA VITTORIA POSTUMA DI MIO PADRE. IO PENSO SEMPLICEMENTE CHE SARÀ UNA GRANDE VITTORIA DEGLI ITALIANI’’ – MENO SPAZIO (E NIENTE FOTO) PER LA REPLICA DEL VICEDIRETTORE CARLO BONINI, AUTORE CON D'AVANZO DI MILLE INCHIESTE CONTRO IL MARCIO DEL BERLUSCONISMO, ALLA "PADRONA" DI FORZA ITALIA CHE AL "CORRIERE DELLA SERA" DELLO SCORSO 10 FEBBRAIO AFFERMÒ, TRONFIA: "SE VINCE LA MELONI, VINCE IL PAESE" – DOPO L’INCHINO REVERENZIALE, SEMPRE IN PRIMA, ALLA MELONI (“REFERENDUM, NON È VOTO SUL GOVERNO”), L’"ORFEO NERO" OGGI DÀ IL SUO BENVENUTO AL NUOVO PROPRIETARIO DI “REPUBBLICA”, IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU - SEMPRE CON IL SOLITO GIOCHETTO PARAGURU DI CHI DÀ UN COLPO ALLA BOTTE E UNO AL CERCHIO, DI CHI METTE TUTTI SULLO STESSO PIANO, IL SOLITO VIZIO PILATESCO DI LAVARSI LE MANI CON "EQUIDISTANZA" (MA, SI SA, L’IMPORTANTE È MANTENERE LA POLTRONA SOTTO IL SEDERE…)

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…