mondardini de benedetti calabresi

VIVO UN PAPA, SE NE FA UN ALTRO - PANSA: ''A 'REPUBBLICA' CI SARANNO TRE PAPI: GLI EMERITI SCALFARI E MAURO, CHE RESTANO AL GIORNALE, E IL NUOVO DIRETTORE CALABRESI. DA COME TRATTERÀ IL PROCESSO SULL'AMIANTO CONTRO CARLO DE BENEDETTI SI GIUDICHERÀ IL SUO OPERATO''

Giampaolo Pansa per ''Libero Quotidiano''

 

GIAMPAOLO PANSA LA REPUBBLICA DI BARBAPAPAGIAMPAOLO PANSA LA REPUBBLICA DI BARBAPAPA

Il modello inaugurato dal Vaticano sta facendo scuola. All' ombra di San Pietro ci sono due papi. Uno effettivo, Bergoglio, l' altro emerito, Ratzinger. A Repubblica, il giornale posseduto da Carlo De Benedetti, ce ne saranno ben tre, a partire dal 15 gennaio. Un papa super emerito, Eugenio Scalfari, il fondatore del quotidiano. Un secondo papa in procinto di diventare emerito: Ezio Mauro, che ha guidato la testata per vent' anni e lascerà il 14 gennaio, nel quarantesimo compleanno di Rep.

 

E infine il terzo papa, Mario Calabresi. Sarà lui ad affrontare la fatica di offrire ogni giorno un prodotto ormai elefantiaco, un malloppone complicato persino da sfogliare. Dove il lettore trova di tutto, dalle acute analisi di Bernardo Valli sul terrorismo del Califfato nero sino ai consigli destinati alle madame sessantenni per non farsi sfuggire il loro ragazzo giocattolo.

Giampaolo  PansaGiampaolo Pansa

 

Vale la pena di parlare di Repubblica dalle colonne di un giornale come Libero, estraneo alla strapotenza del super foglio di Largo Fochetti? Penso di sì, dal momento che siamo di fronte a uno dei bunker di questa stagione politica, una ridotta armata, uno dei fortini che dovrebbero resistere al caos informativo, culturale e morale degli anni disperati che stiamo vivendo.

 

Voglio dire subito che non credo nella fine della carta stampata, per molti destinata a sparire sotto lo tsunami diabolico del web. I giornali tradizionali vivranno, soprattutto in Italia. In casa nostra, la popolazione invecchia. Gli anziani attivi si moltiplicano. Stanno, anzi stiamo, diventando il pilastro che evita il crollo di un sistema politico allo sfascio. Dunque chi lavora per i giornali che si acquistano in edicola non deve disperarsi: il da fare ci sarà sempre.

 

EZIO MAURO MARIO CALABRESIEZIO MAURO MARIO CALABRESI

Bisogna riconoscere che si è rivelato lungimirante Barbapapà Scalfari quando, in compagnia di Carlo Caracciolo, tra la fine del 1975 e l' inizio del 1976 decise di fondare un nuovo quotidiano, diverso da tutti gli altri in commercio. Nessuno credeva al buon esito dell' impresa. Quando Eugenio cercava contributi finanziari, andò a trovare anche Carlo De Benedetti. Ma l' Ingegnere decretò che per il progetto scalfariano non esisteva spazio. E si limitò a dargli un assegno di cinquanta milioni di lire. Ma a titolo personale e senza accettare in cambio nessuna azione.

 

VIRTÙ E VIZI

MAURO CALABRESIMAURO CALABRESI

Se oggi mi chiedessero quale delle virtù di Eugenio mi ha più colpito nei quattordici anni di lavoro con lui, direi la tenacia testarda nel realizzare i suoi sogni. Alla pari con la dedizione assoluta al compito che si era scelto. Per Scalfari, Repubblica è stata tutto: madre, moglie, amante, figlia. Anche quando ha venduto il giornale all' Ingegnere, era il 1989, diventando straricco insieme a Caracciolo, ha seguitato a occuparsene. Per l' intero giorno, dal mattino alla sera tardi, tutti i giorni, tutti i mesi, tutti gli anni.

 

Il merito, e anche la colpa, dei tanti mutamenti di Rep, sono soprattutto suoi. Dal giornale libertino dei primi anni, un contenitore di opinioni diverse sempre pronto a contraddirsi, si è passati al giornale caserma, dove si canta un solo inno di battaglia. Innanzitutto contro il centrodestra e il suo leader, Silvio Berlusconi. Ma pure contro tutto quello che non sta in sintonia con il pensiero unico repubblicano. Se qualcuno mi chiedesse quale sia questo pensiero, saprei rispondere in un modo solo: abbiamo sempre ragione noi e torto gli altri. Una convinzione che si adatta a tutti i soggetti autoritari. L' apprezzerebbe persino il dittatore comunista della Corea del Nord.

Ezio Mauro Eugenio Scalfari Ezio Mauro Eugenio Scalfari

 

UN PERCORSO TRACCIATO

Ezio Mauro, il secondo dei papi, ha camminato per vent' anni lungo il percorso tracciato da Eugenio. Per di più con una lucida freddezza che è inutile attribuire all' esempio di Piero Gobetti, di Norberto Bobbio o della moralità piemontese. Ezio è sempre stato un allievo di se stesso. Un giornalista molto attrezzato, ma gelido. Lo compresi quando, dopo i miei primi lavori revisionisti sulla guerra civile, mi disse: «Giampaolo, dovresti ritornare a scrivere libri per i tuoi vecchi lettori». Gli risposi no e mi resi conto che dovevo prepararmi ad andarmene dal Gruppazzo dell' Ingegnere.

 

SCALFARI E MAURO SCALFARI E MAURO

Qualche anno fa, intervistato in pubblico da un giornalista fuori classe come Antonello Piroso, alla domanda su che cosa pensasse di Mauro, Cidibì rispose: «È il direttore migliore che ci sia in Italia. Non lo manderò mai via. Resterà a Repubblica sino a quando lo vorrà lui». Dunque la partenza di Ezio dopo il ventennio di Scalfari, sarebbe dovuta soltanto a una sua scelta.

 

SCALFARI-MAURO-GARIMBERTISCALFARI-MAURO-GARIMBERTI

Dal poco che trapela dall' interno del giornale, ora dovrebbe entrare nella squadra dei papi emeriti. Gli stanno già preparando uno studio adatto al nuovo ruolo. E al proposito enunciato da Ezio: «Adesso voglio riprendere a fare del giornalismo sul campo». Una via d' uscita inevitabile per un signore che in ottobre avrà appena 68 anni, un ragazzino rispetto ai 92 di Scalfari.

 

carlo de benedetti eugenio scalfaricarlo de benedetti eugenio scalfari

Del terzo papa, Calabresi, conosciamo soltanto la storia, personale e professionale, sino a oggi impeccabile. Tutto il resto è da scoprire. Perché è stato scelto lui per sostituire Mauro? Il suo arrivo a Largo Fochetti è dovuto alla volontà di almeno un paio di poteri forti, come Sergio Marchionne, il super capo della Fiat, e Matteo Renzi, l' attuale presidente del Consiglio? Se c' è stato l' intervento di forze esterne al gruppo De Benedetti, credo che non lo sapremo mai. Nell' Italia di oggi nessuno ha voglia di praticare del giornalismo investigativo su testate pesanti.

 

Comunque, qualcosa si potrà intuire dall' atteggiamento della Rep di Calabresi nei confronti di due super big come Renzi e Marchionne. Sarà questo il vero banco di prova del figlio di Luigi Calabresi, il commissario dapprima linciato e poi assassinato con il consenso entusiasta di una quota rilevante della rossa borghesia italica.

SCALFARI DE BENEDETTI SCALFARI DE BENEDETTI

 

Accanto ai tre papi non bisogna dimenticare che il terzetto è in realtà un quartetto. Esiste infatti un pontefice che per il momento si astiene dall' apparire in pubblico, ma conta molto, come succede a tutti i proprietari di media. Winston Churchill era solito dire: «Io non parlo mai con i direttori dei giornali. Parlo soltanto con i loro padroni». Ma a questo punto esiste una domanda inevitabile: che padrone è, nel 2016, l' ingegner De Benedetti?

 

L' INCOGNITA INGEGNERE

Ezio Mauro Carlo De Benedetti Ezio Mauro Carlo De Benedetti

Oggi è un signore che a novembre compirà 82 anni, ancora energico, volitivo, non alieno dai battibecchi, come ho constatato di persona. Ma sta attraversando una congiuntura sfavorevole. Si trova alle prese con una brutta faccenda: il processo per l' amianto all' Olivetti di Ivrea. La pubblica accusa di quel tribunale pare molto agguerrita. Per di più si muove sullo sfondo del processo torinese per l' amianto dell' Eternit, a Casale Monferrato. I giudici di Torino hanno comminato anni di carcere ai due ultimi proprietari di quella maledetta fabbrica della morte.

 

Una delle prove che attendono Calabresi sarà l' atteggiamento di Rep nei confronti del processo di Ivrea, se mai ci sarà. Sotto questi e altri chiari di luna, non risulterà facile per lui e i tre papi che lo affiancano. Ma siamo in tempo di guerra, come ci ricorda di continuo il papa vero, Bergoglio. Per di più, il destino di ciascuno di noi sta scritto nelle stelle. Dobbiamo affrontarlo con dignità, sapendo che nessuno può cambiarlo.

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