gadda isotta

TREMORI E BOLLORI, GADDA CI COVA – PAOLO ISOTTA: IL GENIO DELLA LETTERATURA AVEVA PAURA DELLA MISERIA E TORMENTAVA GLI EDITORI, AI QUALI ESTORCEVA ANTICIPI SENZA MAI ADEMPIERE; ED ERA SEMPRE IN BOLLETTA - GADDA ERA OMOSESSUALE, A MODO SUO: LO SAPEVANO UN PO' TUTTI, TRANNE LUI, CHE TREMAVA ALL'IDEA CHE SI POTESSE SOSPETTARLO – QUELL’AMMIRAZIONE PER IL BELLISSIMO TENORE CENTAURO…

Paolo Isotta per “Libero Quotidiano”

 

gadda

La "Adelphi" pubblica l' ennesima, e questa volta, pare, definitiva, edizione critica di uno dei più grandi romanzi del Novecento, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, di Carlo Emilio Gadda.

Incompiuto, come l' altra vetta romanzesca dello stesso genio, La cognizione del dolore. E viene da chiedersi se l' incompiutezza non fosse inscritta ab origine nel destino dei due capolavori, della stessa esistenza dell' Autore.

 

L' edizione del Pasticciaccio è accompagnata da una sintetica, fitta e sapiente nota del nostro gaddiano principe, Giorgio Pinotti. Basta leggerla, non avessimo altro, per capire tutto. L' altro sono le biografie, più o meno reticenti, gli epistolarî, in ispecie quello con Pietro Citati. Citati di Gadda è stato amico fedele e paziente, e molto gli si deve perché l'"Ingegnere" qualcosa sia riuscito a quasi finire; e tale epistolario è di Citati il capolavoro letterario: questo scrittore incominciò folgorando con un mirabile libro su Goethe degli anni Settanta ed è poi andato digradando fino a raccolte di articoli o biografie letterarie di una Liala senza la grazia di Liala.

GADDA

 

Basta leggere Pinotti, ripeto.

Gadda era affetto da un così atroce complesso di persecuzione da provocarla, alla fine, la persecuzione: chi di noi non s' è imbattuto in casi siffatti? Il suo era portato al parossismo. In fatto, era un depresso grave del quale il super-ego era costituito da una così convinta adesione ai valori della piccola borghesia - che da scrittore supremamente disprezzava - da soffrirne allo spasimo. Antifascista timoroso, era intimamente fascista - ma non nell' arte.

 

Era uno psicopatico e affatto schizofrenico: qua la vita, là l' arte. La sua esistenza gli portò qualche trasloco: la casa era ingombra di pacchi e casse: mai aveva aperto quelli del precedente cambio di residenza. Era vile, sensibile, ipersensibile, odioso, odiatore. In ispecie dei benefattori. Viveva tra mille patemi immaginarî, in primis quello della miseria, e qualcuno effettuale. Era il tormento degli editori, ai quali estorceva anticipi senza mai adempiere; ed era sempre in bolletta, pur senza avere vizi. 'O cane muozzeca 'o strazzato, dice la saggezza popolare napoletana: la sventura si accanisce su chi ne ha la disposizione a nativitate, "il cane morsica l' uomo in cenci".

 

GADDA

Dentro di sé possedeva un' immensa conoscenza del "guazzabuglio del cuore umano", che viene dal suo idolatrato Manzoni: e questo non confligge con l' aspra satira degli "umili", oltre che dei potenti, ch' è tale una proprietà di Manzoni forse moralisticamente sottaciuta dalla critica. E possedeva una così gigantesca carica di pietà verso il mondo da infonderla in ciascuno dei personaggi fatti oggetto del più crudele e feroce grottesco, da trasmetterla in chi legge. Il Pasticciaccio è incompiuto, ma a chiuderlo basta il verso di Virgilio: sunt lacrimae rerum, et mentem mortalia tangunt. Mi piace l' infedele, e fedelissima, versione di Augusto Rostagni: «la storia è lacrime, e l' umano soffrire commuove la mente».

 

umorismo sfrontato Non fosse questa la vera conclusione del romanzo, la conosciamo per via indiretta. Terminarlo Gadda avrebbe voluto, e la sua nevrosi lo impedì; il progetto era di aggiungere al primo, faticosamente pubblicato, un secondo volume. Ma intanto redasse un "trattamento" per un film che non si fece e ch' è altra e diversa cosa dal film di Germi del 1959, che ne tradisce sostanza e messaggio. Il "trattamento" venne edito da Einaudi nel 1983 col titolo de Il palazzo degli ori: e quale meraviglia avremmo se la trama, che tutto chiarisce e sistema, si fosse trasformata in stesura letteraria!

 

Gadda

Gadda era omosessuale: a modo suo: difficile pensare che avesse toccato uomo o donna con la punta di un dito. Lo sapevano un po' tutti, tranne lui, che tremava all' idea che si potesse sospettarlo: e sì che nel Pasticciaccio ne tratta con sfrontato umorismo e una cognizione di causa di taluni meccanismi di reclutamento mercenario provenienti dalla grandezza dello scrittore, non da pratica. Ma guai a sfiorare il tema con lui, mi dicono gli amici suoi che conobbi verso i vent' anni, soprattutto Giorgio Zampa e Luigi Baldacci. Pregò Gianfranco Contini di eliminare una citazione di Proust in un saggio su di lui per timore che taluno fosse per cogliere una ipotesi di parentela tematica . E comunque, persino al finissimo Pinotti un indizio sfugge.

isotta

 

A un certo punto del suo saggio, si nomina un "Picchi", che andava a prenderlo in motocicletta e lo portava per la campagna romana, ossia i luoghi ove il romanzo si conclude. Lo studioso lo identifica con "Mario" (1927-1996), ottimo critico letterario. Ma non è lui: era "Mirto" (1915-1980), un tenore, finissimo e colto, che da ragazzo ho tante volte ascoltato e ammirato. Mirto Picchi, che proprio per la sua eleganza fece minor carriera di certi grossolani alla Franco Corelli o Pavarotti, era noto anche per una sua non celata omosessualità.

gadda

 

Non dico, né sarei sciocco da sostenere, che fra lui e Gadda fosse un rapporto erotico. Ma, certo, l' Ingegnere, vecchio, pingue, timido, una ragione per farsi portare su di un mezzo che altrimenti gli faceva terrore doveva averla. Una simpatia, un' ammirazione per il bellissimo tenore centauro, che poi nel romanzo si trasfigura nelle rustiche scorribande del maresciallo dei carabinieri.

 

LA CONFIDENZA Baldacci, il grande storico della letteratura ch' è stato fra i miei più stretti amici, era evidentemente depositario di confidenze che Gadda non faceva a nessuno; e le passò a me. Negli anni Cinquanta, essendo il servizio militare obbligatorio, moltissimi ragazzi di leva facevano la "marchetta". Il Maestro si andava a sedere, tacito, su di una panchina nei pressi del Ministero della Marina. I giovani si passavano la consegna, e pertanto non si spaventavano di un aulico invito che, di norma, li avrebbe fatti scappare a gambe levate. Uno si poneva sullo stesso banco. Silenzio esitante.

EROS E PRIAPO GADDA

 

«Gentilissimo, Ella non può immaginare quale immenso onore sarebbe per me se Ella volesse visitare un attimo la mia umile dimora». Si avviavano. Salivano.

Non succedeva nulla. E il ragazzo andava a comprarsi le sigarette col regalino - parco, beninteso: ma non c' era da fare fatica.

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