renzo arbore roberto sergio

“LA RAI NON PUÒ PRESCINDERE DAGLI ASCOLTI. MA SENZA VIOLARE IL BUON GUSTO” – IL “PIZZINO” DI RENZO ARBORE AL NUOVO AD RAI ROBERTO SERGIO – “IL SERVIZIO PUBBLICO NON SEMPRE È STATO FATTO IN QUESTI ANNI MA CONFIDO MOLTO IN LUI. VIENE DALLA RADIO E MI PIACE COME LA FA" - "IL MIGLIOR COMPLIMENTO CHE LE ABBIANO MAI FATTO? È IL TITOLO DI UN LIBRO SU DI ME: SOSTIENE CHE IO ABBIA FATTO LA RIVOLUZIONE GENTILE. NON HO MAI VOLUTO FORZARE LA MANO, FARE COSE SCONCE, O DI CATTIVO GUSTO. CHE POI, IL MASSIMO DELLA RIVOLUZIONE SONO STATE LE SORELLE BANDIERA”

Estratto dell'articolo di Giulia Cazzaniga per “la Verità”

 

RENZO ARBORE

«Eravamo felici e non lo sapevamo, siamo stati felici anche con tutti i problemi che ci sono nelle vite di ognuno di noi». La frase è di sua mamma, Giuseppina Cafiero, è scolpita nei pensieri e anche nei «fastidi della quarta età» che Renzo Arbore racconta lo affliggono, dentro pure al «dolore per la perdita di tanti amici coetanei: siamo rimasti in pochissimi».

Da Gianni Boncompagni, a «Mariangela» (Melato), da Luciano De Crescenzo a Maurizio Costanzo, e tanti altri, compagni di studio a Napoli o di giochi a Foggia, sua città natale. «Siamo, o eravamo, quelli di quella pasta lì: che amano il sorriso. Più di tutto».

 

Pochi giorni - il 24 giugno - e saranno 85. Mi parla di sorriso: la sua è quindi una sorta di nostalgia felice?

«C’è anche molto rimpianto, per una vita come la mia: intensa e molto, molto colorita. Ma sì, sono stato e sono felice. Ho vissuto attimi di grande felicità grazie alla salute e agli affetti più cari della mia vita».

 

Cosa ricorda con maggior piacere?

renzo arbore cover

«La cosa che mi manca di più sono i viaggi per il mondo con l’Orchestra italiana. Ho fatto 1.600 concerti e sono andati sempre sold out. Cina, Russia ex sovietica, Giappone, Nord America, Australia…».

 

Dicono di lei: genio.

«No, no, per carità. Genio è uno come Guglielmo Marconi, quello strano bolognese che fece una rivoluzione».

 

Quando invece la ricordano il re del cazzeggio in televisione? Si offende?

«Anzi, questo mi fa piacere. Una delle cose che sto facendo in questo periodo è mettere in ordine il mio repertorio televisivo per Rai Cultura e (ride) con una certa presunzione le posso dire che mi rendo conto che tutto quello che ho fatto l’ho fatto affinché potesse durare nel tempo».

renzo arbore racconta lucio dalla foto di bacco

 

Qual è il segreto perché gradimento e immortalità si prendano per mano?

«Se fa mente locale - da Indietro tutta a Quelli della notte, da Il caso Sanremo a Cari amici vicini e lontani, a molti altri - si renderà conto che io mai ho scelto né la satira, né le imitazioni».

 

Troppo legate all’attualità?

dago arbore quelli della notte il paninaro

«Esattamente. Fin dai tempi della radio con Gianni (Boncompagni, ndr), è stato sempre raro che io abbia affrontato l’attualità, o la politica. Se vuole, il “cazzeggio” in maniera più alta si chiama “climax”. È qualcosa di ripetibile, che evita di prendere in giro il prossimo…».

 

E cosa mette invece al centro?

«Direi la fantasia. I miei programmi sono sempre stati costruiti su personaggi e battute di fantasia. Se le ricorda le conversazioni di Quelli della notte? È nato prima l’uovo o la gallina? Meglio il mare o la montagna? Sempre con un po’ di presunzione, mi piacerebbe che i giovani studiassero su quel registro autoriale».

 

dago arbore

Lo dice perché non le piace la tv di oggi?

«Ci sono invece tante cose che mi piacciono. Non generalizzo mai. Fiorello su tutti: sta facendo qualcosa di nuovo, di molto interessante, e gli ascolti lo ripagano. E poi ci sono tanti format, che - va beh - sono spesso comprati dall’estero. Ci difendiamo però bene con fiction come Mare fuori, che è un modo anche quello di inventare…».

 

Idee per gli schermi del futuro?

«C’è da frugare Internet. Farlo sposare con la televisione. Il matrimonio è interessante».

 

Il miglior complimento che le abbiano mai fatto?

«È il titolo di un libro su di me: sostiene che io abbia fatto la Rivoluzione gentile (di Vassily Sortino, edizioni Leima, ndr). Non ho mai voluto forzare la mano, fare cose sconce, o di cattivo gusto per fare la rivoluzione. Che poi: il massimo della rivoluzione sono state le Sorelle bandiera (ride ancora)».

RENZO ARBORE

 

E sì che della cultura politica lei è sempre stato appassionato…

«Una passione direi inevasa. Da ragazzo studiai e scelsi con decisione Gobetti. Poi sono stato salvato da tutte le implicazioni politiche dal mio amore per la cultura americana».

 

Salvato?

«Le tentazioni ai miei tempi erano tante. La maggior parte dei miei compagni di studio era comunista, oppure si andava dall’altra parte. Io ho sempre fatto “altro”. Altra musica, altra televisione, altra radio».

O altro cinema.

«Il Pap’occhio lo hanno ripresentato al Petruzzelli di Bari qualche settimana fa.

Con grande successo di critica. E poi il film su Fellini, dove immaginavo che parlasse del Sud al posto del Nord: FF. SS: Federico Fellini Sud Story».

arbore e l'orchestra italiana

 

Nessuna appartenenza, mai, quindi?

«Ho studiato molto la cultura americana, mosso dal mio amore per la musica e il jazz in particolare. Mi ha sempre affascinato ciò che c’è di buono nella loro cultura politica e pure nel loro modo di vivere. Tenendo conto anche di ciò che di non buono c’è, ovviamente».

 

Detto in sintesi, se si può, che cosa la colpì?

«La libertà e l’aspirazione di permettere a tutti di esprimere il proprio parere, i propri sentimenti, la propria personalità».

renzo arbore mariangela melato

 

Riusciamo a farlo, qui da noi?

«Mi rendo conto che sia una ambizione molto difficile in sé. Certo è che ci ha salvato dai vari “ismi” del passato».

Ma si litiga, parecchio.

«Da sempre. E mai mi ha appassionato».

 

Lei che per la Rai ha sempre lavorato, e che si è sempre definito liberale, cosa pensa che debba fare la tv pubblica?

«Non può certo prescindere dal mercato, e cioè dagli ascolti. Ma deve mettere al primo posto il gradimento. Deve essere tenuto alto. Mai il cattivo gusto deve essere violato in nome degli ascolti. Il servizio pubblico… beh, non sempre è stato fatto negli anni. Ma confido molto in Roberto Sergio».

Da un mese è amministratore delegato di viale Mazzini.

«Viene dalla radio e mi piace come la fa. Funziona un po’ come con i mobili: ciò che è ben fatto, ed è bello, resta un classico. Sergio secondo me potrebbe portare il metodo di lavoro della radio anche sullo schermo. Ne guadagnerebbero tutti. Occorre inventare una nuova maniera di fare».

lucio dalla renzo arbore piero angela

 

Cosa che lei ha fatto da cantautore, dj, conduttore radio e tv, autore, regista, sceneggiatore… Se lo sarebbe aspettato il giorno della laurea in Giurisprudenza?

«Le devo dire la verità: i miei studi mi hanno aiutato tantissimo perché in tutto ho cercato la “ragione sociale”, che ho imparato sui testi di Giurisprudenza. Sempre ci deve essere una invenzione dietro. È una cosa difficile da spiegarle a parole: ho analizzato ogni copione come se fosse un articolo del Codice, verificando i pro e i contro, i benefici e le controindicazioni… e pure la fatica dietro a ogni cosa. L’altra formazione essenziale è stata il jazz».

 

In cosa la ha aiutata?

LE SORELLE BANDIERA

«Ho cercato di trasferire l’improvvisazione della musica nella parola. Quando ho iniziato con Roberto Benigni, i copioni si presentavano ai dirigenti ed erano corretti e controfirmati: una volta in onda, si recitava. Il lavoro con Roberto, Pazzaglia, Marisa Laurito, Nino Frassica, Simona Martini, Maurizio Ferrini e gli altri è stato scoprire insieme che si può far ridere ed emozionare improvvisando».

 

Conta anche lo spirito di chi tenta di farlo?

«È l’arte della maieutica, che è una parola difficile ma significa che devi saper buttare la palla alla persona giusta al momento giusto, con il gusto di farlo. Un grande gioco. Come si fa nella vita, naturalmente. Ci ho scritto anche un libro: E se la vita fosse una jam session? (per Rizzoli, ndr)».

isabella rossellini roberto d'agostino renzo arborerenzo arbore foto di bacco (1)

 

(…)

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