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HARD LIFE – PORNHUB HA DA POCO COMPIUTO 10 ANNI E LA GIORNALISTA AMERICANA MAUREEN O’CONNOR LO CELEBRA: “E' UN LABORATORIO DELL'IMMAGINAZIONE SESSUALE. CON PORNHUB VIVIAMO NELL'EPOCA D'ORO DELLA CREATIVITA' EROTICA" – ''FACCIAMO SESSO COSÌ PERCHÉ C’È IL PORNO, O IL PORNO È COSÌ PERCHÉ È COSÌ CHE FACCIAMO SESSO?''

Pornhub Pornhub

Da Il Post.it

 

Il 25 maggio Pornhub, il più famoso sito porno al mondo, ha compiuto 10 anni. Un paio di settimane dopo è uscito sul New York Magazine un articolo in cui Maureen O’Connor ha scritto che «viviamo nell’epoca d’oro della creatività sessuale», perché abbiamo accesso gratuito a un immenso archivio di video e immagini pornografiche e oggi «persino il grande pubblico conosce il porno, è circondato dal porno ed è pratico di porno».

 

Per O’Connor «oggi bastano pochi minuti per vedere più erezioni di quante ne avrebbe potute vedere in tutta una vita il più orgiastico dei membri della corte di Caligola», che divenne imperatore nel 37 d.C. ed è noto per i suoi molti eccessi.  Su Pornhub – che è il più famoso, ma è uno dei tanti controllati dalla società MindGeek – il 25 maggio c’erano oltre 10 milioni di video per un totale di 684mila gigabyte di dati.

 

pornhub report 2016 pornhub report 2016

A mettersi a vederli tutti uno dopo l’altro ci si metterebbe 173 anni, e in media gli utenti che vanno sul sito (la visita media dura una decina di minuti ma cambia da paese a paese) sono 75 milioni al giorno. O’Connor ha scritto che Pornhub sta facendo oggi per il sesso qualcosa di simile a quanto negli anni Quaranta e Cinquanta fece il rapporto Kinsey – due libri che cambiarono molto la percezione della sessualità negli Stati Uniti – e che ha aiutato a espandere l’immaginario sessuale più di quanto abbiano fatto Sigmund Freud, Helen Gurley Brown – autrice del libro Sex and the Single Girl e direttrice per anni di Cosmopolitan – e William Masters e Virginia Johnson, raccontati dalla serie tv Masters of Sex.

 

Per spiegare quanto il porno su internet, in particolare quello in streaming degli ultimi anni, abbia cambiato la percezione del sesso, O’Connor parte dalla regola 34 di internet. È nata per caso insieme ad altre regole inventate da chi usa internet e ne è diventata la più nota: dice che “se esiste una cosa, ne esiste anche la versione porno”. Per O’Connor si può anche andare oltre e dire che «se ne esiste la versione porno, le persone la proveranno»: una volta qualcuno avrebbe provato qualcosa di nuovo in un film e quella cosa ci avrebbe messo anni per circolare su VHS o DVD e farsi vedere dalla relativamente piccola comunità di gente che guardava i porno».

 

pornhub application pornhub application

Ora basta invece pochissimo tempo perché moltissime persone vedano qualcosa di nuovo, ne parlino – magari scherzando – e lo facciano diventare un meme sessuale, una pratica che passa da persona a persona, da discorso e discorso, e diventa molto diffusa molto rapidamente.

 

Oggi «le fantasie e gli atti erotici si duplicano e diffondono a macchia d’olio», ha scritto o’Connor e così come succede ad altre pratiche, anche il porno si diffonde grazie a persone che «lo replicano, lo condividono, lo reinventano».

 

O’Connor ha poi parlato di quello che definisce il problema uovo-gallina del porno: nascono prima le pratiche sessuali strane, e poi la gente le fa anche nella vita vera, o tutte quelle pratiche ci sono già nella vita vera e il porno si limita a renderle più popolari?.

 

Ha scritto: «Facciamo sesso così perché c’è il porno, o il porno è così perché è così che facciamo sesso?». Nel provare a trovare una risposta, ha scritto che «da fruitori della pornografia, quello che decidiamo di guardare influenza di certo le nostre vite erotiche, ma questo non vuole per forza dire che le nostre vite pornografiche siano parte delle nostre vite sessuali, almeno non in modo diretto».

 

Pornhub Pornhub

O’Connor ha poi scritto che «il porno è più di una semplice causa del modo in cui facciamo sesso, è diventato un laboratorio dell’immaginazione sessuale» perché «la quantità e la varietà di porno che guardiamo superano in modo esponenziale quelle del sesso che facciamo. Il porno è più grande del suo analogo vero-sesso, e la differenza non sta solo nella grandezza: il porno che guardiamo è più strano, più selvaggio e più particolare di quello che la maggior parte di noi farà – o vorrà fare – nella sua vita».

 

A prescindere da questo – «esiste davvero qualcuno che trova eccitante farsi controllare dagli addetti alla sicurezza degli aeroporti?», si chiede O’Connor – Pornhub è comunque una «miniera d’oro socio-sessuale» perché raccoglie tantissimi dati sui suoi utenti e ne rende pubblici una buona parte sul su blog Pornhub Insights: i dati dicono per esempio che la categoria più cercata dal 2007 al 2010 è stata “Amateur”, nel 2011 è stata “Teen”, poi per tre anni “MILF” (acronimo di Mother I’d Like to Fuck, “mamma con cui vorrei fare sesso”) e dal 2015 a oggi è stata “Lesbiche”.

dipendenza da pornodipendenza da porno

 

Sono categorie i cui video sono per la maggior parte gratuiti – che vivono della pubblicità a essi collegata – ma che su Pornhub e altri siti stanno insieme ai video a pagamento di case di produzione «che offrono svariate e più piccole nicchie». Oltre alla pubblicità, i siti come Pornhub vivono infatti grazie a utenti per i quali, ha scritto O’Connor, «i 10 milioni di video di Pornhub sono solo un’anteprima»: molte case di produzione offrono infatti contenuti gratuiti per convincere poi gli utenti di una certa nicchia a pagare per avere altri video.

 

O’Connor fa l’esempio di Kink.com, un sito sul bondage, la pratica sessuale in cui si usano lacci, bavagli, cappucci: è uno di quei siti che si propone a persone con «gusti molto specifici, per soddisfare i quali sono disposte a pagare». Gusti che magari le persone non sapevano nemmeno di avere, perché secondo O’Connor Kink.com fa alla fine la stessa cosa di Pornhub: «offre al suo pubblico un assaggio di cose che prima di averle viste non sapevano nemmeno gli piacessero».

malena pornomalena porno

 

«Cercare porno su internet è come fare una passeggiata in una biblioteca di stereotipi che possono essere profondamente fastidiosi», scrive O’Connor ricordando che il «porno è sempre stato un posto per indulgere in desideri irrazionali, segreti e socialmente inaccettabili», dove le persone si sentono libere di esprimere ed enfatizzare pregiudizi razziali e sessisti. Queste categorie si sono espanse e moltiplicate, fino a includere scene e desideri che prendono spunto dalla vita reale o che spesso non hanno niente a che vederci, ma che sono diventate un nuovo genere e, per certi periodi, delle vere e proprie mode.

 

PORNO TASTIERAPORNO TASTIERA

Per un certo periodo per esempio la categoria “Stepmom” (ossia matrigna, madre non biologica) ha avuto un grosso successo: nel 2015 e nel 2016 è stata la più cercata negli Stati Uniti e si chiede se non sia un problema che così tante persone cerchino video di quel tipo, in cui in genere un ragazzo finisce per fare sesso con la matrigna (quella che nella finzione di un porno è la sua matrigna). O’Connor fa anche altri esempi di cose molto cercate: l’anno scorso “Pizza” è stato cercato 500mila volte su Pornhub (in genere per video in cui qualcuno consegna pizze a domicilio e finisce per fare sesso con la persona che le aveva ordinate) e tra i video più visti degli ultimi anni ci sono quelli di Backroom Casting Couch (in cui si fanno dei finti casting che finiscono con del sesso) e Fake Taki (in cui qualcuno finisce per fare sesso in un’auto, che sembrava un taxi ma non lo era).

 

cyber porn addiction 5cyber porn addiction 5

Molti di questi video rendono esplicito il fatto che quelli che fanno sesso sono attori e che quelle situazioni non sono reali e, ha scritto O’Connor «ammettere la finzione offre una scusa agli spettatori che potrebbero sentirsi a disagio con quella fantasia o aver bisogno di rassicurazioni sul fatto che nessuno stia obbligando qualcun altro a fare qualcosa».

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