“PURTROPPO MOLTE CANZONI DI QUESTO SANREMO NON SI RICORDERANNO. CERTO, I FESTIVAL SI FANNO CON QUELLO CHE PASSA IL CONVENTO” – RENZO ARBORE: “OGNI FESTIVAL DEVE AVERE I SUOI IMPREVISTI. ALTRIMENTI LA TENSIONE SCENDE. ADESSO NOTO PIÙ ROUTINE, QUINDI ONORE A CARLO CONTI PERCHÉ HA SVOLTO UN COMPITO DIFFICILISSIMO. SE NE ACCORGERÀ CHI VERRÀ DOPO DI LUI. PRESENTATORI CE NE SONO, PERÒ LA DIREZIONE ARTISTICA È IL RUOLO PIÙ DIFFICILE E BISOGNA ESSERNE ALL’ALTEZZA” - “QUANDO MI PRESENTAI IN GARA CON ‘IL CLARINETTO’ AVEVO VOGLIA DI COMPIERE UNA MALEFATTA. ERA UNA CANZONE PIENA DI DOPPI SENSI E NON AVEVO..." - VIDEO!
Estratto dell’articolo di Renato Tortarolo per “il Secolo XIX”
La musica la conosce eccome. La radio è stata la sua pista di Formula1, con programmi taglienti come un rasoio. Poi la televisione, da “L’altra domenica” a “Quelli della notte”, dove la satira si fondeva al sound da club e a una sensibilità molto acuta del maestro di cerimonie. Renzo Arbore. Il presentatore con un’impeccabile erre che avvolge, lo ha fatto anche nei tour orchestrali, un pubblico che si aspetta da lui solo qualità, ironia e uno smisurato amore per la vita. Anche quest’anno ha seguito Sanremo.
Renzo Arbore, le piace questo Festival?
«Devo dire la verità, non mi dispiace. Certo, i festival si fanno con quello che passa il convento. Carlo Conti ha visto quello che offriva il mercato e lo ha preso. Quindi non ci si può lamentare che manchino, per dire, Renato Zero o Elodie. Conti ha fatto un lavoro egregio».
[…] Mentre la qualità della musica com’è?
«Purtroppo molte canzoni non si ricorderanno. Ma questo succede tutto l’anno. E a me piace esattamente il contrario. Mi è arrivato un bel libro, “Sanremo e la classifica del tempo”, dove non si parla di graduatorie ma di chi è rimasto nella memoria. Pensi che ci sono anche io con “Il clarinetto”. Dopo quarant’anni, è ancora nel cuore della gente».
[…] Ecco, come aveva vissuto la partecipazione a Sanremo?
«Sarò sincero sino in fondo. Avevo proprio voglia di compiere una malefatta. Perché ero molto quotato come dj ed esperto di musica. Pensi che avevo scoperto Lucio Battisti e Patty Pravo. “Il clarinetto”, invece, era umoristica, piena di doppi sensi e non avevo nessun tipo di paura. Non vedevo l’ora di uscire sul palco, mentre i miei colleghi erano tutti terrorizzati: da Marcella Bella a Loredana Berté. È stata la mia unica impresa in cui non ho avuto alcun timore, perché sapevo che se fosse andata male avrei presentato comunque una canzone fuori ordinanza».
[…] Ma le canzoni di oggi le piacciono o le mancano quelle di ieri?
«Mi mancano eccome. Rimpiango le sempreverdi. Serena Brancale, ad esempio, è un’artista con un gusto intelligente per il passato, una voce che rimarrà. Altra questione è la musica, che vorrei si studiasse di più in Italia per renderla davvero internazionale. E pensare che ci sono stati capolavori riconosciuti come “E se domani” e “Almeno tu nell’universo”. Abbiamo avuto un Novecento straordinario. A ottantotto anni devo per forza ricordare le nostre origini. Pensi solo alla bellezza di “Parlami d’amore Mariù”».
renzo arbore canta ma la notte no a sanremo
Non ha mai avuto la tentazione di condurre il Festival?
«Me lo propose Gianni Ravera e io gli dissi no: piuttosto vengo a cantare. Poi ci sono stati personaggi come Adriano Aragozzini, che hanno riportato gli stranieri a Sanremo. Una cosa che oggi ci manca perché non ci sono più case discografiche che abbiano il potere di convincere quelle star a mettersi in gara. Come succedeva negli anni ’60».
Ha sentito le Bambole di Pezza, la prima rock band femminile?
«Mi sono tanto divertito. A cominciare dal nome. E poi Sanremo è un po’ lo specchio degli italiani, che mediamente sono meglio di tante stelle straniere. Non escono solo canzonette, prenda quello che è successo con Achille Lauro. Perché è importante che il Festival racconti la vita reale. Piuttosto sono preoccupato…».
Preoccupato di cosa?
«Dell’anno prossimo. Perché credo che sia difficile trovare un altro come Carlo Conti, che si interessa per dodici mesi a quello che agita il mondo discografico. E poi se ne esce con una selezione come quella di questi giorni. Gli do un 8. Il mio voto è otto. Per il resto, d’accordo, presentatori ce ne sono, come Stefano De Martino, però la direzione artistica è il ruolo più difficile e bisogna esserne all’altezza».
Baudo era bravo?
«Come direttore artistico? Meraviglioso. Ci si dedicava. Le canzoni non le sceglieva soltanto, le aggiustava proprio. Del resto di direttori bravi Sanremo ne ha avuti. E ritorno ad Aragozzini, che riportò il Festival in diretta, con l'orchestra dal vivo e tanti cantanti stranieri, compreso Ray Charles».
Ha nostalgia di quei personaggi, compresi David Bowie e Bruce Springsteen?
«Ci può scommettere. Una volta il Festival era internazionale, deve tornarlo».
Perché in televisione è così difficile tenere alta l’attenzione?
«Perché non c’è più il varietà e nemmeno nuovi talenti comici. Tant’è che vengono richiamati nomi come Nino Frassica e Maurizio Ferrini».
[…] Si è mai annoiato a vedere un Festival?
«Moltissimo. Perché quando le canzoni non mi piacciono succede così. E poi ogni Festival deve avere i suoi imprevisti. Altrimenti la tensione scende. Ricordo le edizioni con il trio Lopez-Marchesini-Solenghi: strepitosi. In una hanno fatto anche scandalo. Ma il pubblico rideva in teatro e a casa. E lo stesso vale per Roberto Benigni quando è andato da Raffaella Carrà. Ecco, per imprevisto intendo proprio quello che non rientra nella scaletta. Adesso noto più routine, quindi onore a Carlo Conti perché ha svolto un compito difficilissimo. Se ne accorgerà chi verrà dopo di lui».
arbore quelli della notte
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