renzo arbore sanremo

“PURTROPPO MOLTE CANZONI DI QUESTO SANREMO NON SI RICORDERANNO. CERTO, I FESTIVAL SI FANNO CON QUELLO CHE PASSA IL CONVENTO” – RENZO ARBORE: “OGNI FESTIVAL DEVE AVERE I SUOI IMPREVISTI. ALTRIMENTI LA TENSIONE SCENDE. ADESSO NOTO PIÙ ROUTINE, QUINDI ONORE A CARLO CONTI PERCHÉ HA SVOLTO UN COMPITO DIFFICILISSIMO. SE NE ACCORGERÀ CHI VERRÀ DOPO DI LUI. PRESENTATORI CE NE SONO, PERÒ LA DIREZIONE ARTISTICA È IL RUOLO PIÙ DIFFICILE E BISOGNA ESSERNE ALL’ALTEZZA” - “QUANDO MI PRESENTAI IN GARA CON ‘IL CLARINETTO’ AVEVO VOGLIA DI COMPIERE UNA MALEFATTA. ERA UNA CANZONE PIENA DI DOPPI SENSI E NON AVEVO..." - VIDEO!

Estratto dell’articolo di Renato Tortarolo per “il Secolo XIX”

 

renzo arbore 46

La musica la conosce eccome. La radio è stata la sua pista di Formula1, con programmi taglienti come un rasoio. Poi la televisione, da “L’altra domenica” a “Quelli della notte”, dove la satira si fondeva al sound da club e a una sensibilità molto acuta del maestro di cerimonie. Renzo Arbore. Il presentatore con un’impeccabile erre che avvolge, lo ha fatto anche nei tour orchestrali, un pubblico che si aspetta da lui solo qualità, ironia e uno smisurato amore per la vita. Anche quest’anno ha seguito Sanremo.

 

Renzo Arbore, le piace questo Festival?

 «Devo dire la verità, non mi dispiace. Certo, i festival si fanno con quello che passa il convento. Carlo Conti ha visto quello che offriva il mercato e lo ha preso. Quindi non ci si può lamentare che manchino, per dire, Renato Zero o Elodie. Conti ha fatto un lavoro egregio».

 

[…] Mentre la qualità della musica com’è?

 «Purtroppo molte canzoni non si ricorderanno. Ma questo succede tutto l’anno. E a me piace esattamente il contrario. Mi è arrivato un bel libro, “Sanremo e la classifica del tempo”, dove non si parla di graduatorie ma di chi è rimasto nella memoria. Pensi che ci sono anche io con “Il clarinetto”. Dopo quarant’anni, è ancora nel cuore della gente».

renzo arbore a sanremo

 

[…] Ecco, come aveva vissuto la partecipazione a Sanremo?

 «Sarò sincero sino in fondo. Avevo proprio voglia di compiere una malefatta. Perché ero molto quotato come dj ed esperto di musica. Pensi che avevo scoperto Lucio Battisti e Patty Pravo. “Il clarinetto”, invece, era umoristica, piena di doppi sensi e non avevo nessun tipo di paura. Non vedevo l’ora di uscire sul palco, mentre i miei colleghi erano tutti terrorizzati: da Marcella Bella a Loredana Berté. È stata la mia unica impresa in cui non ho avuto alcun timore, perché sapevo che se fosse andata male avrei presentato comunque una canzone fuori ordinanza».

 

[…] Ma le canzoni di oggi le piacciono o le mancano quelle di ieri?

 «Mi mancano eccome. Rimpiango le sempreverdi. Serena Brancale, ad esempio, è un’artista con un gusto intelligente per il passato, una voce che rimarrà. Altra questione è la musica, che vorrei si studiasse di più in Italia per renderla davvero internazionale. E pensare che ci sono stati capolavori riconosciuti come “E se domani” e “Almeno tu nell’universo”. Abbiamo avuto un Novecento straordinario. A ottantotto anni devo per forza ricordare le nostre origini. Pensi solo alla bellezza di “Parlami d’amore Mariù”».

renzo arbore canta ma la notte no a sanremo

 

 Non ha mai avuto la tentazione di condurre il Festival?

 «Me lo propose Gianni Ravera e io gli dissi no: piuttosto vengo a cantare. Poi ci sono stati personaggi come Adriano Aragozzini, che hanno riportato gli stranieri a Sanremo. Una cosa che oggi ci manca perché non ci sono più case discografiche che abbiano il potere di convincere quelle star a mettersi in gara. Come succedeva negli anni ’60».

 

Ha sentito le Bambole di Pezza, la prima rock band femminile?

 «Mi sono tanto divertito. A cominciare dal nome. E poi Sanremo è un po’ lo specchio degli italiani, che mediamente sono meglio di tante stelle straniere. Non escono solo canzonette, prenda quello che è successo con Achille Lauro. Perché è importante che il Festival racconti la vita reale. Piuttosto sono preoccupato…».

carlo conti e renzo arbore

 

Preoccupato di cosa?

 «Dell’anno prossimo. Perché credo che sia difficile trovare un altro come Carlo Conti, che si interessa per dodici mesi a quello che agita il mondo discografico. E poi se ne esce con una selezione come quella di questi giorni. Gli do un 8. Il mio voto è otto. Per il resto, d’accordo, presentatori ce ne sono, come Stefano De Martino, però la direzione artistica è il ruolo più difficile e bisogna esserne all’altezza».

 

Baudo era bravo?

 «Come direttore artistico? Meraviglioso. Ci si dedicava. Le canzoni non le sceglieva soltanto, le aggiustava proprio. Del resto di direttori bravi Sanremo ne ha avuti. E ritorno ad Aragozzini, che riportò il Festival in diretta, con l'orchestra dal vivo e tanti cantanti stranieri, compreso Ray Charles».

renzo arbore a sanremo

 

Ha nostalgia di quei personaggi, compresi David Bowie e Bruce Springsteen?

«Ci può scommettere. Una volta il Festival era internazionale, deve tornarlo».

 

Perché in televisione è così difficile tenere alta l’attenzione?

 «Perché non c’è più il varietà e nemmeno nuovi talenti comici. Tant’è che vengono richiamati nomi come Nino Frassica e Maurizio Ferrini».

 

[…] Si è mai annoiato a vedere un Festival?

«Moltissimo. Perché quando le canzoni non mi piacciono succede così. E poi ogni Festival deve avere i suoi imprevisti. Altrimenti la tensione scende. Ricordo le edizioni con il trio Lopez-Marchesini-Solenghi: strepitosi. In una hanno fatto anche scandalo. Ma il pubblico rideva in teatro e a casa. E lo stesso vale per Roberto Benigni quando è andato da Raffaella Carrà. Ecco, per imprevisto intendo proprio quello che non rientra nella scaletta. Adesso noto più routine, quindi onore a Carlo Conti perché ha svolto un compito difficilissimo. Se ne accorgerà chi verrà dopo di lui».

arbore quelli della nottedago renzo arborerenzo arbore - la torre di babele renzo arbore (3)renzo arbore gigi proiettirenzo arborerenzo arbore adriano celentanorenzo arborerenzo arbore (4)renzo arbore e gianni boncompagni renzo arbore a sanremo

Ultimi Dagoreport

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...

fedorov musk thiel zelensky crosetto

DAGOREPORT - A QUALCUNO NON PIACE 'STO FEDOROV - PIU' CHE A INDIGNARE I NEURONI ALLA VODKA DI VANNACCI E DI TRAVAGLIO, L’INGAGGIO DEL GOVERNO ITALIANO DELL'EX MINISTRO DELLA DIFESA UCRAINO FA INCAZZARE ZELENSKY E METTE IN ALLARME LE AGENZIE DI INTELLIGENCE EUROPEE - IL DINAMISMO DEL NOVELLO CONSULENTE DEL MINISTRO CROSETTO NON POTEVA NON FINIRE "ATTENZIONATO", VISTO E CONFERMATO IL RAPPORTO STRETTISSIMO CON L'EMINENZA GRIGIA DELLA TECNO-DESTRA PETER THIEL E CON IL CAVALIERE NERO DELLA GALASSIA MAGA, ELON MUSK - È STATO FEDOROV A OTTENERE LO SBLOCCO DEL SISTEMA STARLINK E A COLTIVARE RAPPORTI CON PALANTIR, CHE FORNISCE A KIEV I SOFTWARE PER LA DIFESA - CHE STA COMBINANDO IN QUESTI GIORNI FEDOROV NEGLI STATI UNITI? COSA VOGLIONO MUSK E THIEL DA LUI? LE ELEZIONI A KIEV, MAGARI PER SOSTITUIRE ZELENSKY E ARRIVARE A QUALUNQUE ‘PACE’”?

ranucci presutti cianfoni floridia

DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) - NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET - ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI "REPORT", CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…