DAL FESTIVAL DEL CINEMA ALLA SAGRA DELLA PORCHETTA - ALE-DANNO E POLVERINI, PER EVITARE LO SMACCO SU MULLER (CHE NON SI FA DA PARTE), RINVIANO A DATA DA DESTINARSI IL CDA DELLA FONDAZIONE - A ROMA SI LITIGA, A VENEZIA SI LAVORA: BARATTA E BARBERA CANCELLANO CONTROCAMPO ITALIANO, CREATO DA MULLER COME PURGATORIO DEI FILM SCARTATI DALLA SELEZIONE UFFICIALE E MARKETTE AVARIATE - MENO SEZIONI, MENO FILM, MA ARRIVA LA “BIENNALE COLLEGE”…

1- CINEMA: RINVIATO A DATA DA DESTINARSI CDA 'CINEMA PER ROMA'
(Adnkronos) - La presidenza della Fondazione Cinema per Roma ha rinviato a data da destinarsi il Consiglio di Amministrazione previsto oggi, per decidere la nomina di Marco Muller a direttore artistico del Festival di Roma. Lo apprende l'Adnkronos da fonti della Fondazione.

2- MULLER NON SI FARÀ DA PARTE
Michele Anselmi per "il Secolo XIX"

Ma perché Marco Müller non si fa da parte, magari mandando tutti a quel paese? Per come si sono messe le cose al Festival di Roma, cioè male per lui, farebbe una bella e dignitosa figura. Esattamente come Giulio Malgara quando, resosi conto che la presidenza della Biennale si allontanava per vasta opposizione bipartisan, si ritirò dalla partita, togliendo dall'imbarazzo l'incauto ministro Giancarlo Galan.

Purtroppo non succederà. Pare proprio che l'ex timoniere della Mostra veneziana voglia il sangue. Un mese fa era certo di farcela in souplesse, sostenuto dal sindaco Alemanno e dalla governatrice Polverini, ma siamo in Italia, dove il patteggiamento politico logora chiunque, anche un abile mandarino cinese come Müller. Peraltro è una vita che annuncia di voler tornare a fare il produttore dopo Venezia: dia seguito ai buoni propositi e rinunci a pilotare la cine-kermesse capitolina, che non ha mai amato, in verità ricambiato.

Proprio oggi, lunedì, doveva svolgersi l'atteso cda chiamato a votare sulla delicata questione dopo un mese di polemiche infuocate. Saltato per il brutto tempo. La neve che paralizza Roma c'entra poco, in verità. Senza accordo preventivo, la riunione si sarebbe risolta con uno smacco per il duo Alemanno-Polverini, tanto decisionista quanto maldestro. Nel senso che Müller non sarebbe mai passato, causa risultato già scritto: 2 astensioni (presidente e Musica per Roma); 2 no (Provincia e Camera di commercio); 2 sì (Comune e Regione).

Le cose si sono ingarbugliate a tal punto, per l'inciprignita volontà dei due leader pidiellini, che il compromesso appare ormai impossibile. L'unico modo per sbloccare la situazione, se si vuole evitare un ulteriore stallo nefasto per il futuro del Festival romano in programma fine ottobre, è che Müller ceda il passo, aprendo la via a una soluzione terza.

Sulla quale il presidente uscente Gian Luigi Rondi, non potendo riproporre la favorita Piera Detassis, starebbe già lavorando, nella speranza di pescare un nome gradito a tutti. Non sarà facile. Ma si può capirlo: attento alle forme e alla correttezza istituzionale per antica consuetudine democristiana, Rondi non vuole farsi calpestare dal sindaco sventato e dalla governatrice yé-yé.

In effetti, la faccenda-Müller è nata male e andata avanti peggio. Che differenza con Paolo Baratta che, confermato alla guida della Biennale, in meno di un mese ha fatto sei nomine cruciali, cinque all'unanimità e solo una, quella di Massimiliano Gioni, a maggioranza. Due stili opposti, due culture del fare, due idee della cosa pubblica. C'è da augurarsi che Alemanno e Polverini a questo punto capiscano: non vadano avanti ad ogni costo, si perde e si vince in politica; suggeriscano semmai al loro candidato di fare retromarcia. E tutto si calmerà.


3- C'È FESTIVAL E FESTIVAL. MENTRE A ROMA SI LITIGA, A VENEZIA SI LAVORA
Gloria Satta per "Il Messaggero"

C'è festival e festival. Mentre a Roma si litiga, a Venezia si lavora alacremente per organizzare la 69ma Mostra, in programma dal 29 agosto all'8 settembre. E al grido di «snelliamo il cartellone», Baratta e Barbera cancellano Controcampo italiano, la sezione che negli ultimi tre anni ha offerto alla produzione made in Italy una generosa vetrina lanciando film indipendenti come Dieci inverni, Cosmonauta, 20 sigarette, Primo incarico, Scialla!, Cavalli, Cose dell'altro mondo.

La selezione ufficiale si riduce ora a tre sezioni: concorso, fuori concorso e Orizzonti con il tetto massimo di 20 film in gara e 11 fuori competizione, di cui massimo tre per la Mezzanotte. La Mostra risponde così a tutti quelli che negli anni scorsi l'hanno accusata di gigantismo, di mettere troppa carne al fuoco a danno di spettatori e giornalisti, impossibilitati a vedere tutto.

Altro rimprovero ricorrente è l'aver lasciato troppo spazio al cinema italiano relegandolo nel Controcampo che, introdotto nel 2009 proprio da quel Marco Müller ora al centro della baruffa romana, ha rappresentato un'opportunità, certo, ma nello stesso tempo rischiava di trasformarsi in un ghetto, o nel ripiego degli esclusi dal concorso. «Lo snellimento», dice Alberto Barbera, «obbedisce a un criterio di più marcata selettività e garantirà ad ogni titolo una migliore collocazione le cartellone e di conseguenza una maggiore visibilità».

Tra le novità di Venezia 2012 c'è anche Biennale College, un laboratorio aperto ai giovani filmakers di tutto il mondo per la produzione di film a basso costo. E la moltiplicazione dei premi, degli ex aequo, dei Leoni alla carriera. «La Biennale», dice il presidente Paolo Baratta, «intende diventare un punto di riferimento nazionale e internazionale per la creatività delle singole discipline artistiche, quindi anche del cinema».

Ma la cancellazione della vetrina italiana fa oggi discutere il cinema di casa nostra. I primi ad arrabbiarsi sono i CentoAutori. «Cadiamo dalle nuvole», dice Andrea Purgatori, portavoce dell'associazione che riunisce registi e sceneggiatori. «Staremo a vedere il restyling annunciato da Barbera, ma la soppressione di Controcampo ci sembra un errore madornale. Dal nuovo direttore ci aspettavamo un'attenzione maggiore per il cinema italiano. Ci tolgono una vetrina e non staremo a guardare. Daremo battaglia».

Applaude invece il produttore Riccardo Tozzi, presidente dell'Anica. «Ottima mossa. La Mostra è sempre stata accusata di mettere in cartellone troppi film e soprattutto troppi italiani. E ora dico sì allo snellimento». Sulla stessa linea Angelo Barbagallo, il presidente dell'Unione Produttori: «Ridurre la quantità di film mi sembra una decisione positiva e mi auguro che funzioni», afferma. «Ormai tutti i festival risultano troppo affollati. Spero solo che il cinema italiano non perda visibilità».

Tra i film di maggiore successo di Controcampo c'è 20 sigarette, il vincitore dell'edizione 2010. Allora il regista esordiente Aureliano Amadei entusiasmò la platea veneziana con la propria storia di sopravvissuto all'attentato di Nassiryia. Oggi non nasconde l'irritazione. «La sezione è stata inventata da Müller, il più grande direttore di festival del mondo: figuriamoci se potevano mantenerla», osserva Amadei. «Ed è un vero peccato abolire Controcampo che ha riservato le migliori sorprese della Mostra e dato il giusto risalto alle opere prime, il vero motore del cinema italiano. Sappiamo cosa si perde ma non sappiamo ancora cosa si guadagna».

Non polemizza invece Tilde Corsi, la produttrice di 20 sigarette, che dice: «Certo, Controcampo aveva una sua fisionomia e per noi è stato un ottimo trampolino. Ora il nostro cinema ha uno spazio in meno, ma lo snellimento della Mostra era necessario». Conclude Francesco Bruni, che l'anno scorso vinse con Scialla!: «La mia prima reazione è di dispiacere: Controcampo rappresentava un'opportunità per i film non selezionati nel concorso. Ma forse non aveva un'identità definita, era un po' un purgatorio anche se per me si è rivelato molto importante. Secondo qualcuno, però, la sezione si è rivelata deludente. E se questo è stato il motivo della soppressione, non posso che condividerlo».

 

MARCO MULLER ALEMANNO POLVERINI GIAN LUIGI RONDI PIERA DETASSIS MASSIMILIANO GIONIPaolo Baratta ALBERTO BARBERA

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…