IL RITORNO DI CORRADO GUZZANTI FA IL RECORD DI ASCOLTI SU “SKY” - TRA BATTUTE GENIALI (“MONTI NON È SOBRIO, REGGE MEGLIO L’ALCOOL”, “DIO È UN GROSSO PROBLEMA PER LA PRIVACY”), E GENIALI TRASPOSIZIONI DELLA TRASH-TV DI PROVINCIA, VA IN SCENA IL CIRCO SQUISITAMENTE ITALICO DELL’UNICO GUZZANTI CHE CI FA RIDERE - STASERA, COME DOPOPARTITA, SU “SKY UNO”, LA REPLICA DI “ANIENE 2”…

Malcom Pagani e Andrea Scanzi per il "Fatto Quotidiano"

Corrado scrive film su Gladio, fuma a tempo perso e di notte, nel silenzio, insegue programmi improbabili su tv di provincia. Cialtroni, arredatori del nulla, venditore di "croste". L'ex ragazzo fa l'alba. E ci studia. Più curioso di quanto non fosse nei corridoi del Liceo (Guzzanti Corrado, respinto), dragando da Caronte i detriti rimasti sul fondo dell'Aniene.

Indossa maschere travolte dall'aziendalismo, massoni che nella liturgia non dimenticano il "vafanculo", Rambo in disarmo che rimpiangono le sanguisughe, cardinali onnipotenti: "Dio è un grosso problema per la privacy", discorsi di governo: "Monti non è sobrio, regge meglio l'alcool". E ogni smorfia, travestimento, battuta o virtuosismo: "il concorso esterno in associazione mafiosa è finalmente un concorso" sembrano non appartenergli. "Pe' qquesto, qquesto e qquest'artro motivo", Guzzanti non teme la ripetizione.

Si astrae su un palco immaginario, ripropone su Sky (500.000 spettatori unici) l'idea dello show in solitudine, trasforma un programma che non avrebbe voluto fare (Aniene due, ai testi, nella sua ennesima metamorfosi, Andrea Purgatori) nella prospettiva più dirompente della stagione e poi tra un canto dell'olgiata e un omelia, torna a nascondersi nel paradosso: "Se sei indeciso tra il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno concentrati sulle posate". Chi sostiene che Guzzanti non riesca a riprodurre la contemporaneità non ha capito la forza dell'anacronismo. Il lusso di potersi permettere anticipi e ritardi e riedizioni di miniere già esplorate.

Non la vieta analisi sull'Italia "dù palle ahò", ma purissime tracce di commedia nazionale. L'unico vero tratto distintivo del Paese, da Gobetti a oggi. Servilismi, depressioni, protervie, debolezze. E personaggi. Grandi vecchi, nuovi barbari, finte bionde, cantori del raccordo anulare, cappucci piduisti serenamente analfabeti, ma preoccupati di dare istruzioni ai fratelli. Fotografie che allargando il particolare, mostrano il tramonto delle categorie.

Nel Blow-up di Guzzanti, potere, sinistra e destra sono sgranati. Non sense inafferrabili: "Dobbiamo conquistare il voto ricchione, Formigoni già sta facendo con il suo nuovo stilista, ma non basta". Umorismi: "Spostare finto attentato Belpietro su suicidio Mastella" e Veltroni tenui, più walteriani dell'originale: "Abbiamo visto la sconfitta delle politiche sociali, l'umiliazione del mondo del lavoro, il crollo della speranza nei giovani. Ora abbiamo vinto le elezioni, ma sapremo riprenderci". Al centro delle trame sempre Guzzanti.

Il comico che non riesce a prendersi sul serio, si fida della malinconia e alla comparsata, preferisce l'invisibilità. Nel 2008, in coincidenza con una delle tante grottesche venature di cui saremo eternamente debitori a Berlusconi, a scuoterlo provarono gli imitatori del Pd. Tra i 1.000 volti arruolati per consegnare agli iscritti una pergamena ricordo, c'era, sgomento, Corrado. Se abdicò al fioretto, ebbe la grazia di non sbandierarlo. Poi ritornò sul palco, a misurare con pudore il territorio della satira.

Al latifondo, Guzzanti antepone l'orto. Al gigantismo, l'artigianato. Alle definizioni di sé, la vaghezza. I tre fratelli (con Corrado, Sabina e Caterina) non potrebbero essere più diversi. Ma tra una censura e un paragone forzato hanno covato, evitando la trappola degli applausi, lo stesso dubbio. Essere opposizione funzionale, contrappeso obbligato, rifornimento gratuito del vuoto circostante. Per aggirare l'ostacolo hanno inventato con l'osservazione. Lavorando per chi decifra concetti come libertà editoriale (Sky, complice essenziale di Corrado che in Rai non si affaccia da 10 anni), riuscendo a modulare sogni da palcoscenico più reali degli incubi e dialogando con gli spettri per dare corpo ai fantasmi. Così la riuscita di Guzzanti è nell'astrazione.

Nel teatro dell'assurdo, nella verosimiglianza senza pedagogie. Più cerchi l'aderenza con il quotidiano, più Corrado ti porta fuori dal quadro. In un gioco di specchi e di identificazione in cui siamo un po' tutti fascisti su marte o ceffi dal motorino scarburato. "Lorenzo" in minore, dal destino ridicolo, in cui gli anglismi brillano al solo scopo di rivelare l'inadeguatezza: "Le domande in inglese se fanno cor "do".

Ad esempio: n'do sta lo stadio de Roma, do?". Di mostrarci per quel che siamo. Con indulgenze avare, sorriso agro e rare certezze. Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso. "Gnà famo?". Per non sentirsi rispondere "molto rigore per nulla" meglio ubriacarsi. Paga Corrado. Senza contributi statali. "Maddeché ahò?".

 

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