sanremo 2026 prima serata

LA PRIMA SERATA DI SANREMO? DU’ PALLE! IN UN PAESE SURREALE DOVE IL PRESIDENTE DEL SENATO, LA RUSSA FA L'AGENTE DEL COMICO PUCCI, CI VUOLE UN’ULTRACENTENARIA GIANNA PRATESI, AL VOTO NEL ’46, PER INTERROMPERE LA MESSA CANTATA DEL DEMOCRISTIANISSIMO CONTI (E FAR SALTARE GLI OTOLITI DELLA MELONI). LA GAGLIARDA SIGNORA HA DETTO CHE LA SUA FAMIGLIA ERA DI SINISTRA E HA FATTO CIAO CIAO CON LA MANO AI FASCISTI – SELVAGGIA: “CONTI AVEVA DISINNESCATO IL FESTIVAL PER ANDARE SUL SICURO E LA SIMPATICA VECCHIARDA HA FATTO SALTARE IL BANCO” – MATTIOLI: “FESTIVAL NOIOSISSIMO. SI RICORDANO PIPPO BAUDO, PEPPE VESSICCHIO, GLI ALTRI CARI ESTINTI E ‘PAPAVERI E PAPERE’. E POI, CON UNA DELLE SUE PETRECCATE, LA RAI MOSTRA UNA GRAFICA CON LA SCRITTA SBAGLIATA “REPUPPLICA” - LA PAUSINI SILENZIATA, LE GAG TREMENDE CON CAN YAMAN COSPARSO DI OLIO, ERMAL META E I BIMBI DI GAZA, LE CANZONI "BRUTTARELLE" E LA CLASSIFICA PROVVISORIA – VIDEO

 

 

CLASSIFICA PROVVISORIA DELLA PRIMA SERATA

Le prime cinque canzoni classificate in ordine sparso

 

Arisa – Magica favola

 

Fulminacci – Stupida sfortuna

 

Serena Brancale – Qui con me

 

Ditonellapiaga – Che fastidio!

 

Fedez e Marco Masini – Male necessario

 

 

Alberto Mattioli per la Stampa - Estratti

 

carlo conti anna pratesi

Si fa presto a dire: niente politica. Ma di un Sanremo senza polemiche, senza proteste, senza prediche, senza scandali, cosa resta? Il resto di niente, come da titolo di un bellissimo romanzo di Enzo Striano. Che barba che noia, direbbe invece Sandra Mondaini.

 

In un Paese surreale dove il presidente del Senato, come secondo lavoro, fa l'agente del comico Pucci, questo Festival così inamidato e prevedibile sembra più istituzionale delle istituzioni. Non è vero che Sanremo sia lo specchio dell'Italia. La tragedia è che è più serio.

 

Quindi, come da ordini di scuderia, intrattenimento puro, divertimento (moderato), niente di abrasivo o divisivo.

 

La Telepatria è una bolla dove non giungono echi di quel che succede fuori. Ma guai a dire che Sanremo è congenitamente democristiano, anzi doroteo. Altrimenti arriva Carlo Conti a spiegare che il suo Festival non è democristiano, ma cristiano «per la mia modestissima fede» e democratico «perché è di tutti», insomma don Sturzo spiegato al popolo.

 

laura pausini

Infatti l'unico momento «politico» è l'ostensione di Anna Pratesi, 105 anni portati bene quasi come Patty Pravo, per ricordare gli 80 del voto alle donne sul quale, si spera, nessuno troverà da ridire. Però la signora Pratesi dice anche che è di sinistra, chissà che reazioni oggi la destra. E peccato che, con una delle sue petreccate, la Rai mostri una grafica con la scritta sbagliata «Repupplica».

 

E poi gli omaggi: partendo da Baudo, ovviamente, che stava a Sanremo come il cacio ai maccheroni. Il Festival apre con la sua voce, (...) ma il vero omaggio alla sua lectio magistralis è la terrificante lunghezza della scaletta, 13 pagine; fine, anche nostra, prevista per l'una e 44. Si ricordano anche Peppe Vessicchio, gli altri cari estinti e Papaveri e papere (che però, par di ricordare, ai tempi scatenò polemiche in quanto sospetta satira di Amintore Fanfani, «cavallo di razza» appunto dc ma, come dire?, verticalmente svantaggiato). L'unico momento in cui il mondo esterno si affaccia è quando Ermal Meta canta il suo pezzo ispirato alla tragedia di Gaza indossando un abito con cucito sopra il nome di una bimba palestinese, ce ne sarà uno diverso ogni sera.

errore nella grafica

 

Restano, alla fine, le canzoni, introdotte da Olly, commemorato da vivo come vincitore dell'anno scorso. Sono per lo più le solite lagne, lamentele su corna, calli, amori infelici, cartelle Equitalia, suocere, insomma le sventure dell'italiano medio, le miserie ‘d monsù Travet.

 

La prima la presenta Laura Pausini, e si capisce subito che il tormentone che l'accompagnerà è la sua «zeta» modello Romagna mia, che invece è simpatica, sa di piadina e sangiovese. Inizia Ditonellapiaga, così, tuttoattaccato, che canta Che fastidio!, ecco, appunto. Il più vispo appare Dargen D'Amico mentre Elettra Lamborghini si esprime a versi come Augusta Montaruli quando abbaia in tv.

 

ditonellapiaga

Per il resto, il solito fritto misto contiano, concepito per accontentare tutti, dalla culla alla tomba. Da segnalare però, nella ricca onomastica sanremese, il nome del maestro Alterisio Paoletti, era dai tempi di Cinico Angelini che i padrini non osavano tanto. Il massimo del brivido è Morandi junior, alias Tredici Pietro, cui non funziona il microfono oppure l'ha spento, boh, e deve ricominciare, sai che brividi. Se il piatto forte è questo, il contorno è come il puré: va bene su tutto, è facilmente digeribile e raramente memorabile.

 

Dunque, Tiziano Ferro, e poi Can Yaman, inizialmente non molto riconoscibile in quanto vestito. Ma è davvero tremenda la gag inventata dagli arguti autori, una disquisizione sulla corretta pronuncia di «Can» (non come si scrive, quello è il giudizio sulla recitazione), seguita da una canzone turca.

 

can yaman

Come al supermercato, paghi uno e prendi due: perché oltre al Sandokan attuale si appalesa anche quello precedente, Kabir Bedi, chissà che dibattiti nei tinelli fra le nonne che palpitano per l'indiano e le nipoti per il turco, l'unico scontro generazionale previsto da Rai 1. Sono vintage perfino gli spot, verrebbe da chiamarli réclame: quando Pausini lancia la prima pausa pubblicitaria, «una pausini», ah ah ah, battutona, compare Massimo Lopez ancora impegnato nella telefonata che ti allunga la vita.

 

Del resto, «dove eravamo rimasti?» se l'era chiesto poco prima l'Abbronzatissimo. Ma siamo sempre lì, plus ça change plus c'est la même chose, come in un eterno ripassare dal via: l'anno prossimo con Stefano De Martino, se poi sarà davvero lui, tutto ricomincerà da capo, sempre implacabilmente uguale a sé stesso e perciò rassicurante, inoffensivo, confortevole. E noiosissimo.

carlo conti anna pratesi 34carlo conti tiziano ferro

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