1- QUELLO CHE NON HO SONO 4,7 MILIONI DI EURO! SAVIANO QUERELA IL “CORRIERE DEL MEZZOGIORNO” E IL VICEDIRETTORE DEL TG1 SANGIULIANO E CHIEDE UN MEGARISARCIMENTO 2- UNA “MACCHINA DEL FANGO” CHE SAREBBE SCATTATA - PENSATE UN PO’ - PER LA QUERELLE FILOLOGICA TRA SAVIANO E MARTA HERLING, LA NIPOTE DI BENEDETTO CROCE CHE CONTESTÒ LA RICOSTRUZIONE “SAVIANICA” DEGLI ULTIMI ATTIMI DI VITA DEL PADRE DEL FILOSOFO 3- SANGIULIANO AVREBBE CONTROQUERELATO PER 40 MLN € PER UN’APPARIZIONE A LA7 4- SUL WEB E NELLE REDAZIONI SBIGOTTIMENTO: “E LA LIBERTA’ DI STAMPA? UN GIORNALISTA DI ‘’REPUBBLICA’’ CHE QUERELA IL ‘’CORRIERE’’… MA DOVE ANDREMO A FINIRE?” 5- E ADESSO? CHI SI SCHIERERÀ CON SAVIANO? E CHI INVECE CON I QUERELATI? AH SAPERLO…

Carlo Tarallo per Dagospia

Saviano in croce! Manco il tempo di bearsi dello share di "Quello che non ho" e sul Gomorroico si abbattono polemiche e critiche a go-go. Questa mattina la notizia choc: Roberto Saviano trascina in tribunale l'editore del Corriere del Mezzogiorno (Giorgio Fiore, presidente di Confindustria Napoli) e l'attuale vicedirettore del Tg1 Genny Sangiuliano. Roberto chiede un risarcimento di 4,7 milioni di euro per quella che a suo giudizio sarebbe stata una "campagna diffamatoria" nei suoi confronti.

Una "macchina del fango" che sarebbe scattata per il "pregiudizio alla reputazione" del telescrittore seguita alla querelle filologica tra lo stesso Roberto Saviano e Marta Herling la nipote del filosofo napoletano (querelata anche lei?) che contestò la ricostruzione "savianica" degli ultimi attimi di vita del padre di Benedetto Croce, morto sotto le macerie della sua casa di Casamicciola distrutta dal terremoto del 28 luglio 1883.

La tesi di Saviano, illustrata durante i monologhi di "Vieni via con me", è che il padre di Croce abbia detto, prima di morire, al figlio: "Offri centomila lire a chi ti salva". Ma la Herling contestò la ricostruzione e quella frase in particolare. La vicenda tenne banco per qualche giorno in Tv e sui giornali, ma stamattina un editoriale del direttore del Cormezz, Marco Demarco, ha reso di pubblico dominio l'azione legale intentata da Saviano nei confronti dell'editore del "dorso" napoletano del Corsera (prima udienza a giugno).

Da lì a scoprire che anche il vicedirettore del Tg1 era stato chiamato in causa per un'intervista alla Herling il passo è stato breve. Tra l'altro, a quanto apprende Dago, Sangiuliano avrebbe querelato a sua volta Saviano per una apparizione a La 7 in quei giorni bollenti del 2011, e avrebbe chiesto 40 milioni di euro da devolvere alle vittime della mafia. Reazioni? Sul web anche i "fans" più accaniti del Saviano inpasserato prendono le distanze dalla sua decisione. "E la libertà di stampa?": si chiedono sbigottiti i "robertiani", delusissimi dal loro "eroe".

Tra l'altro, lo stesso Roberto Saviano aveva collaborato proprio con il Corriere del Mezzogiorno agli esordi della sua carriera. Dubbio del giorno, quello che si rincorre nelle redazioni di tutta Napoli: "Un giornalista di Repubblica che querela il Corriere... ma dove andremo a finire?". E adesso? Chi si schiererà con Saviano? E chi invece con i querelati? Ah saperlo...

MARTA HERLING CONTRO SAVIANO
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2011/8-marzo-2011/saviano-croce-casamicciola-mistifica-storia-memoria-190177181801.shtml

2 - MARCO DEMARCO PER IL "CORRIERE DEL MEZZOGIORNO - CORRIERE DELLA SERA"
L'aspetto curioso della vicenda è che alla fine saranno i giudici a dire se è vera o falsa la notizia della «mazzetta» o, se si vuole, della mancia di centomila lire offerta da Benedetto Croce a chi lo tirò fuori dalle macerie di Casamicciola. Si parla del terremoto del 1883, del terremoto dei ricchi, come si scrisse a quel tempo, essendo già allora Ischia meta estiva di famiglie possidenti. L'aspetto inquietante è invece il seguente: per accertare la verità, Roberto Saviano, che la storia l'ha raccontata come vera, ha citato per danni il Corriere del Mezzogiorno, che invece ha ospitato una lettera critica di Marta Herling, segretario generale dell'Istituto italiano per gli studi storici, nonché nipote del filosofo.

Roberto Saviano chiede 4,7 milioni all'editore del Corriere del Mezzogiorno
I dubbi di quest'ultima sull'attendibilità dell'episodio, la loro pubblicazione e quindi i successivi articoli apparsi su questo giornale e su altre testate avrebbero dato vita, secondo Saviano, ad una vera e propria campagna diffamatoria con conseguente «pregiudizio» per la reputazione dell'«istante».

Conclusione: quattro milioni di risarcimento per danni non patrimoniali e 700 mila per danni patrimoniali. Somme che vengono chieste complessivamente ai vari responsabili della campagna. Tra questi, non compare il sottoscritto, direttore del Corriere del Mezzogiorno, che quella lettera ha pubblicato e commentato, ma il rappresentante legale dell'Editoriale del Mezzogiorno, l'azienda che pubblica il nostro quotidiano.

Vale a dire l'unico, in sostanza, che di tutta questa vicenda, posso ben dirlo io, non si è mai occupato. La tesi di Saviano, che la storia di Casamicciola l'ha raccontata prima in diretta tv da Fazio due anni fa, e poi in un libro, è che Croce non smentì mai la voce dell'offerta ai soccorritori. La tesi di Marta Herling, la cui lettera è stata pubblicata l'8 marzo del 2011, è invece che quell'episodio non fu mai raccontato dall'unico testimone oculare, che fu, appunto, lo stesso Benedetto Croce.

Il quale descrisse più volte, in libri e interviste, gli attimi terribili in cui perse i genitori e la sorella, ma mai accennando al particolare della «mazzetta». E tanto per capire quanto valessero allora centomila lire, si tenga conto che per le vittime del terremoto di Casamicciola, Papa Leone XIII, il papa della Rerum Novarum e della dottrina sociale della Chiesa, stanziò molto, ma molto meno: ventimila lire.

La nostra tesi, mia e di Giancristiano Desiderio, infine, è che tutte le fonti finora citate da Saviano (prima Ugo Pirro su Oggi del 13 aprile del 1950 e poi Carlo Del Balzo, autore di un libro pubblicato poco dopo i fatti) portano, a loro volta, ad una fonte anonima, probabilmente influenzata dalle polemiche che già al tempo divamparono sul terremoto dei ricchi. E quella di Croce era appunto considerata una famiglia ricca.

Nessuno può escludere che Croce possa essersi autocensurato per ragioni morali, ma perché credere più a fonti anonime che all'unico testimone? È stato questo il quesito da me posto a Saviano. La risposta l'avrò ora con l'aiuto dei giudici napoletani. Nel frattempo mi limito a condividere ciò che Saviano ha scritto più volte sulla libertà di stampa. In modo particolare le parole da lui usate su Repubblica il 29 agosto 2009, a proposito delle domande a Berlusconi: «Nessun cittadino, sia esso conservatore, liberale, progressista, può considerare ingiuste delle domande. (...)

Spero che tutti abbiano il desiderio e la voglia di pretendere che nessuna domanda possa essere inevasa o peggio tacitata con un'azione giudiziaria. È proprio attraverso le domande che si può arrivare a costruire una società in grado di dare risposte». Parole sagge, allora come oggi. Proprio per questo mi colpisce che, mentre si torna in tv a celebrare il valore della parola, la si sospetti, per quanto ci riguarda, di intenti diffamatori.

 

ROBERTO SAVIANO GENNARO SANGIULIANO E SIGNORAMarta HerlingBenedetto CroceMarco Demarcosaviano b

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