SE NON SEI SU GOOGLE, NON SEI NESSUNO. ANCHE SE TI CHIAMI MURDOCH - LO SQUALO AVEVA TOLTO I SUOI GIORNALI DAL MOTORE DI RICERCA, CHE PERMETTE DI AGGIRARE L’OBBLIGO DI PAGARE PER LEGGERE GLI ARTICOLI - MA SENZA GOOGLE, CALA LA PUBBLICITÀ E LA VISIBILITÀ SU INTERNET. E MURDOCH STA PER TORNARE SUI SUOI PASSI - COME INSEGNANO “GUARDIAN” E “NY TIMES”, FARE I SOLDI CON LE NOTIZIE ONLINE È DIFFICILISSIMO, ANCHE PER I GIGANTI…

Piero Vietti per "Il Foglio"

Neppure Rupert Murdoch riesce a scalfire lo strapotere di Google, dunque, e a smentire la legge per cui se non sei sul motore di ricerca più famoso del mondo non conti niente e in pochi vogliono avere a che fare con te. Due anni fa News Corp., il colosso editoriale che fa capo al magnate australiano, scelse quasi eroicamente di scomparire dai risultati delle ricerche su Google perché quest'ultimo permetteva di aggirare il paywall che i giornali di Murdoch avevano installato. In pratica: se uno voleva leggere un articolo a pagamento dal sito del Wall Street Journal doveva pagare (e ancora oggi è così), ma quello stesso articolo si poteva leggere gratis se cercato su Google.

Via da quel "parassita", disse Rupert, dopo mesi di polemiche con i "cleptomani" di Mountain View. Ma ecco che dopo due anni di resistenze Murdoch starebbe seriamente pensando di tornare indietro sulle sue decisioni, scriveva ieri il Telegraph. Non essere su Google porta meno visibilità, ma soprattutto meno influenza su Internet e minori introiti pubblicitari. Nel 2009 Jonathan Miller, capo della divisione digitale di News Corp., annunciando l'imminente uscita da Google, aveva spiegato sprezzante che "il traffico che arriva dal motore di ricerca porta lettori che a mala pena leggono un articolo e poi vanno via".

Clienti non monetizzabili, di conseguenza poco interessanti e immolabili sull'altare della battaglia contro la filosofia del "tutto gratis" di Google. Il lettore che arriva su un sito a pagamento passando da un motore di ricerca molto probabilmente non si abbonerà, ma Google è diventato ormai imprescindibile per esistere on line, anche se porta traffico "poco qualificato" e lo fa usando gratuitamente i contenuti prodotti da giornalisti pagati da altri. "Si può sopravvivere senza", aveva detto Miller.

Si sbagliava. Due anni fa la mossa di Murdoch venne salutata, seppur con molti dubbi, come una sfida interessante. Una sfida che soltanto un colosso come News Corp. poteva tentare con qualche fortuna. Se confermate, le indiscrezioni del Telegraph segnerebbero un punto decisivo in favore di Google (anche se a Mountain View hanno nel frattempo ammorbidito la loro linea sul tutto gratis).

Una vicenda, questa, che si aggiunge come un nuovo capitolo alla complicata storia di come i giornali stanno cercando di reinventarsi per sopravvivere alla crisi economica (la pubblicità scende non solo perché i giornali di Murdoch non sono su Google, ovviamente) e alla dittatura del digitale.

Sull'ultimo numero dell'Economist - una delle poche riviste al mondo ad avere indovinato la formula vincente, con vendite ed entrate in aumento sia dalla carta che dall'on line - si raccontavano le difficoltà del Guardian, storico quotidiano pop inglese che ha puntato tutto sul digitale e da mesi continua a perdere sterline senza riuscire a trovare un modo per uscire dal circolo vizioso in cui si trova. Probabilmente verrà il giorno in cui questo modello di business si rivelerà vincente. L'importante è arrivare ancora vivi a quel giorno.

 

RUPERT MURDOCH RUPERT MURDOCH CON IL SUN A TRENTATRE ANNI DI DISTANZAWall Street JournalGoogleThe Guardian Logo

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