1. AL DI LÀ DEI VAFFA DEL PREMIER CAZZARO, JUNCKER HA COMUNICATO UFFICIALMENTE CHE LA LEGGE DI STABILITÀ ITALIANA NON È STATA BOCCIATA SOLO PER SCELTA POLITICA 2. SE SI APPLICASSERO LE REGOLE, CI POTREBBE ESSERE CHIESTA UNA MANOVRA CORRETTIVA 3. CON UNA LETTERINA DI POCHE RIGHE, FEDE CACCIATO DA MEDIASET PERDE CASA E LAVORO 4. IL GOVERNO È ASSETATO DI TASSE, MA CON ALCUNE, SANTE, ECCEZIONI: IL VATICANO. IL VALORE DEL CONTENZIOSO È STIMATO IN 4 MILIARDI. SOTTO TIRO ALBERGHI, SCUOLE E CLINICHE 5. ‘’IL GIORNALE’’ FA UN BEL COLPO E BECCA MARPIONNE IN FLAGRANZA DI STOCK OPTION 6. FARINETTI MARTIRE: “PER LA MIA AMICIZIA CON RENZI MI IMPEDISCONO ANCHE DI PARLARE”

Colin Ward (Special Guest: Pippo il Patriota) per Dagospia

 

1. AVVISI AI NAVIGATI

matteo renzi otto e mezzomatteo renzi otto e mezzo

Il premier spaccone si becca un inatteso ceffone da Jean-Claude Juncker e da ieri i conti italiani sono maggiormente in pericolo. Il presidente della Commissione dice: “Non sono a capo di una banda di burocrati, se così fosse l’Italia sarebbe stata trattata in modo completamente diverso”. Renzi, che applica il codice da bar, si prende l’ultima parola: “Non vado in Europa con il cappello in mano, non prendo lezioni”. Bene, bravo, gliel’ha cantate di nuovo.

 

Ma al di là delle battute, Juncker comunica ufficialmente che la legge di Stabilità italiana non è stata bocciata solo per scelta politica, perché se no il risultato sarebbe stato “completamente diverso”. Solo che il risultato non è acquisito. La nuova Commissione deve pronunciarsi sulle leggi di bilancio dei vari Paesi entro novembre e l’Italia rischia molto sul debito. Visto che per l’anno prossimo è prevista una piccola ripresa (0,6%), vengono meno gli alibi della congiuntura negativa e Roma dovrebbe ridurre parte del proprio debito.

jean claude junckerjean claude juncker

 

Se si applicassero le regole comunitarie, ci potrebbe essere chiesta una significativa manovra correttiva. Ma la Commissione potrebbe anche decidere, “burocraticamente”, di aprire una procedura per debito eccessivo. Tra Juncker e Renzi, battute a parte, chi è che può fare del male all’altro?

 

 

2. EURO-CEFFONI

Il Corriere titola in prima: “Juncker sferza Renzi, è scontro”. Dentro, il retroscena di giornata spiega: “Quella vecchia frattura nata dall’asse ostile tra l’Italia e Cameron. Il lussemburghese non ha dimenticato l’opposizione alla sua nomina” (p. 2). Repubblica sceglie: “Juncker gela Renzi: allarme debito. ‘Non siamo una banda di burocrati”.

 

Dentro, la fosca previsione: “Ora torna lo spettro della procedura contro Roma, a novembre un nuovo esame” (pp. 2-3). E ai problemi dell’Italia va ad aggiungersi la crescente debolezza di Mario Draghi in Bce: “Parte la fronda anti-Draghi nella Bce. Fonti anonime della Banca centrale europea alla Reuters: almeno dieci membri del consiglio pronti a votare contro l’eventuale acquisto di titoli di Stato. Le accuse: ‘Ha poco rispetto per la collegialità’. Domani il board” (Repubblica, p. 4)

padoanpadoan

 

La pericolosità dello scontro con Juncker è data dal fatto che i nostri conti non sono in ordine e le previsioni economiche di Bruxelles lo dicono abbastanza chiaramente. “Allarme dall’Europa: il debito è troppo alto. ‘Nel 2015 il picco del 133,8%”, la ripresa più lenta del previsto” (Corriere, p. 4).

 

La Stampa riassume bene: “Bruxelles: i conti sul debito non tornano. E la ripresina non basta per creare lavoro. Le previsioni Ue: il disavanzo cala meno di quanto stimato dal Tesoro” (p. 2). Il Messaggero: “La Ue minaccia sanzioni all’Italia. Debito alto e crescita bassa” (p. 2). E aggiunge: “la manovra non basta, possibili nuove misure da 10 miliardi” (p. 2).

 

 

3. PITTIBIMBO E IL FRONTE INTERNO DELLE RIFORME

Silvio Berlusconi e Francesca pascale Silvio Berlusconi e Francesca pascale

Il premier molto “chiacchiere e distintivo” parla senza sosta delle riforme da fare: “Renzi: ‘Il mio Jobs act è una riforma di sinistra, sia legge entro dicembre’. Il premier: ‘Subito il nuovo sistema elettorale, premio alla lista’. Il silenzio della minoranza Pd all’assemblea dei gruppi” (Repubblica, p. 6). Annunci, annunci e ancora annunci. Ma sulla legge elettorale ci sono problemi, come racconta la Stampa: “Italicum, adesso Berlusconi frena. Non vuole lasciare la pistola carica per le elezioni al premier. Boschi: ‘Chiediamo a FI un’accelerazione” (p. 6).

 

 

4. RENZIE E BERLUSCONI, UNA STORIA ANTICA

Il Fatto scodella l’anticipazione di un libro di Davide Vecchi che ricostruisce i rapporti tra la famiglia Renzi e Berlusconi: “Lo zio in affari con Fininvest. Nicola Bovoli, fratello della madre di Matteo, aveva un contratto da 7 miliardi di lire col Biscione. Intervistato da Davide Vecchi per il libro ‘L’intoccabile’, racconta: ‘Frequentavo il Cavaliere e Dell’Utri. Ed ero amico di Mike Bongiorno: lavoravo per lui, gli portai mio nipote e lui lo prese alla Ruota della Fortuna’. Dove vinse 48 milioni di lire” (p. 1). Conosceva perfino lo zio, ecco perché Berlusca si fida tanto di Matteuccio.

 

MARIA ELENA BOSCHI ALLA LEOPOLDAMARIA ELENA BOSCHI ALLA LEOPOLDA

 

5. LA VERITÀ SUI MANGANELLI

Repubblica attacca a testa bassa il ministro degli Interni: “Le bugie del ministro. Così Alfano ha mentito sui lavoratori picchiati. Ecco perché la versione ufficiale viene smentita dal video. Oggi alla Camera il voto sulla mozione di sfiducia. Tutti i dubbi sulle indicazioni che il Viminale aveva dato a prefetto e questore. Nessuno dal corteo aggredisce la polizia. Renzi: ‘Il governo non ha ordinato di caricare” (Repubblica, p. 12).

 

Il Corriere registra: “Le tensioni sul voto di sfiducia ad Alfano. Distinguo nel Pd dopo il video sulle cariche, ma non si prevedono sorprese. Forza Italia con il ministro. Orfini incalza ma alla fine anche i dem dovrebbero restare alleati” (p. 9). Orfini fa sempre lo stesso giochetto: “incalza” e poi si allinea.

 

 

6. LA CORSA SUL CARRO DI RENZIE

Angelino Alfano CARTELLONE ELETTORALE NCD Angelino Alfano CARTELLONE ELETTORALE NCD

“Il partito della nazione” di Renzie fa il pieno di finanziamenti per le due cene milanesi: “Oltre un milione in due cene. Ecco chi finanzierà il partito. A tavola i Gavio, tra gli sponsor Nestlè e Cantine Ferrari. La sinistra: a chi ci affidate” (Corriere, p. 7). Nell’elenco dei finanziatori, compaiono anche l’ad di Sestriere Spa Alessandro Perron Cabus, il presidente di Kinexia Pietro Colucci e il fondatore di Rokivo Valerio Saffirio (Repubblica, p. 7).

 

7. MA FACCE RIDE!

Farinetti: “Per la mia amicizia con Renzi ora mi impediscono anche di parlare”. Il furbo fondatore di Eataly fa il martire a buon mercato perché la polizia gli ha fatto disertare un dibattito a Genova (Stampa, p. 10)

 

8. ULTIME DA FARSA ITALIA (OCCHIO A SALVINI)

OSCARI FARINETTIOSCARI FARINETTI

Non è un periodo semplice per Silvio Berlusconi, stretto dalla necessità di non far saltare il patto del Nazareno e di tenere unito quel che resta del suo partito. Corriere: “Berlusconi e i timori per l’ascesa di Salvini. La contromossa del dialogo con Ncd. L’irritazione del Cavaliere nei confronti di Orlando, che esclude modifiche alla legge Severino. L’attesa per il nuovo faccia a faccia con il presidente del Consiglio sulle riforme” (p. 8).

 

Il segretario della Lega ufficializza il lancio di un nuovo soggetto politico nero-verde senza Berlusconi, ma Flavio Tosi, segretario del Carroccio in Veneto e sindaco di Verona, frena: “Salvini sogna un partito lepenista, ma così si perde. Da sola la destra non basta e non vince. Non bisogna incorrere nell’errore di regalare il centro al capo del Pd” (Repubblica, p. 11).

 

 

9. FEDE SENZA SPERANZA

MATTEO SALVINI CON LA MAGLIETTA DI PUTINMATTEO SALVINI CON LA MAGLIETTA DI PUTIN

Con una raccomandata di poche righe Emilio Fede perde i soldi di Mediaset. Lo racconta la Stampa con Paolo Colonnello: “Fede cacciato da Mediaset perde casa e lavoro. Il Biscione dopo l’inchiesta sul ricatto con i fotomontaggi: stop alla superconsulenza da 27mila euro”. Nell’inchiesta sui presunti ricatti, la società non ha presentato denuncia,ma è pronta a costituirsi parte civile contro l’ex direttore del Tg4 quando l’inchiesta verrà chiusa (p. 15).

 

 

10. SANTE MARCHETTE

Il governo è assetato di tasse, ma con alcune, sante, eccezioni. “Imu alla Chiesa, la Ue riapre il caso. Ammesso alla Corte di giustizia un ricorso che punta a recuperare le somme non pagate dagli enti ecclesiastici nel periodo di “fiscalità agevolata” dichiarato illegittimo nel 2012. Il valore del contenzioso è stimato in 4 miliardi. Sotto tiro alberghi, scuole e cliniche. Gli sconti decisi da Berlusconi erano ‘aiuti di Stato’. La denuncia presentata da due militanti radicali. Anche le norme di Monti ritenute ‘distorsive’” (Repubblica, p. 9).

 

FLAVIO TOSI DOPO LA RIELEZIONE A SINDACO DI VERONA FLAVIO TOSI DOPO LA RIELEZIONE A SINDACO DI VERONA

 

11. LA VIA CRUCIS DEL MONTE DEI PACCHI

A Siena stanno mettendo a punto l’operazione sul capitale che serve per mettersi in regola con i parametri europei. “Aumento Mps verso i 2,5 miliardi. Fondazione e soci del patto si preparano a un nuovo esborso. Senza esito la richiesta del Pd senese al governo di convertire i Monti Bond. La Consob accende un faro sull’offerta dei cinesi di Nit Holdings” (Repubblica, p. 27).

 

 

12. LINGOTTI IN FUGA E DOBLONI IN SACCOCCIA

emilio fede (9)emilio fede (9)

Il Giornale fa un bel colpo e becca Marpionne in flagranza di stock option: “Marchionne più ricco grazie a Ferrari. Operazione sulle stock option il giorno dopo l’annuncio dello scorporo. Per l’ad plusvalenza di 10,7 milioni. Maranello d’oro per il top manager, che intanto incrementa la sua quota in Fca” (p. 20). Tutto regolare, per carità, ma assai poco elegante.

 

 

13. ULTIME DA UN POST-PAESE

“Sugli autobus con le guardie armate. Liti con il controllore, aggressioni agli autisti, bande di vandali e colpi di fucile sparati contro i mezzi. Da Brescia e Verona fino a Salerno, scoppia l’allarme sicurezza per le aziende pubbliche di trasporti” (Corriere, p. 18). Tutto parte dai controlli su chi non paga il biglietto. Fotografia perfetta di un Paese sempre meno civile.

SERGIO MARCHIONNE jpegSERGIO MARCHIONNE jpeg

 

Fa impressione anche vedere il sindaco di Milano Pisapippa promettere al Corriere vigilantes per fermare le occupazioni di case (p. 1). Dalle ronde verdi alle ronde arancioni. Comunque non si vede lo Stato.

giuliano pisapiagiuliano pisapia

 

 

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