franca valeri

UN SECOLO DI FRANCA VALERI, 100 ANNI SEMPRE CON LO STESSO TAGLIO DI CAPELLI: “NON MI PIACCIONO I CAMBIAMENTI. SONO QUASI SEMPRE FUNESTI” - "QUANTE RISATE CON FLAIANO. ADORAVO TOTÒ. BRAMIERI? IRRESISTIBILE. SORDI SEMBRAVA SVAGATO MA ERA UN GRANDE COMPAGNO DI SCENA. MINA? MI RICORDO CHE IN QUEGLI ANNI DELLA TELEVISIONE NON MANGIAVA QUASI NULLA PER RESTARE MAGRA…". E PENSARE CHE MIO PADRE NON VOLEVA CHE FACESSI L’ATTRICE" - VIDEO

 

 

Paolo Fiorelli per sorrisi.com

franca valeri

In tempi di giuste rivendicazioni di pari opportunità, Franca Valeri meriterebbe un monumento, perché è stata un’apripista. Già nell’Italia appena uscita dalla guerra, ai tempi delle soubrette e delle “maggiorate”, lei era non solo una comica che puntava tutto su una pungente ironia, ma soprattutto l’autrice e sceneggiatrice di se stessa: «Praticamente tutto quello che ho recitato me lo sono scritto da me».

 

E la sua graffiante sincerità la contraddistingue anche adesso, quando confessa «oggi c’è ben poco che mi diverta», incurante del grande evento che si avvicina: il 31 luglio compirà 100 anni. Un traguardo che ha convinto anche la giuria del David di Donatello a onorarla con una statuetta alla carriera, che ha ricevuto nella sua casa a Roma, dove osserva l’isolamento con un gatto e un cane («Ma ne ho altri 14 nel mio rifugio»). Anche se lei, naturalmente, è originaria di Milano.

franca valeri cover

 

Franca Valeri, lei è cresciuta in via della Spiga, nel quadrilatero della moda. Com’era allora la città? Come l’ha vista cambiare?

«Non vado più in via della Spiga da molto tempo ormai, ma so che Milano si conserva bene. Però più che essere cambiate le vie è cambiato proprio il mondo. Ricordo che da bambina mio padre doveva partire per l’America e si discuteva della grande novità: ormai bastavano solo sei giorni di transatlantico! E l’educazione dei figli? Mia mamma mi diceva che avrebbe voluto un maschio ma “la donna che porta i bambini aveva solo te e disse: «Me la prenda, sia buona... facciamo così, invece di 100 lire gliela do per 50»”. Sono stata felice in via della Spiga, prima che arrivassero il fascismo e le leggi razziali».

 

Lei ne è stata vittima, suo padre era ebreo. Cosa ricorda di quel periodo?

franca valeri

«È un periodo che ho sempre cercato di rimuovere e credo che continuerò a farlo. Mio fratello e mio padre fuggirono in Svizzera mentre io e mamma restammo a Milano e poi in campagna, nascoste in casa di amici. Un amico di mio padre lavorava all’anagrafe e mi fece avere una carta d’identità falsa. Ancora mi chiedo come sia riuscita a salvarmi. Fortuna».

 

È vero che suo papà non voleva facesse l’attrice?

pino strabioli franca valeri paola saluzzi

«Sì, papà aveva paura di un mio fallimento. Mise anche il veto sull’utilizzo del cognome di famiglia, Norsa. Io dopo la guerra andai a Roma per frequentare l’Accademia d’arte drammatica, ma fui bocciata all’esame di ammissione. Allora mentii ai miei genitori e dissi loro, con la complicità di una parente che mi ospitava a Roma, che ero stata presa. Dopo i primi successi, però, papà diventò un mio grande sostenitore».

 

Dalla Signorina Snob alla popolana Sora Cecioni... come sono nati i suoi personaggi più famosi?

paola cortellesi franca valeri

«Dall’osservazione di particolari tipi di donne, che poi ho arricchito e un po’ deformato. Da bambina imitavo le amiche di mia madre: la Signorina Snob è nata così. Vivendo poi a Roma ho incontrato molte Cecioni...».

 

Lei è stata la prima a capire che il telefono permetteva di costruire scene comiche. Come sono nati quei celebri sketch?

«Per far parlare con qualcuno la mia Signorina Snob. Che dire, un’intuizione felice».

I telefonini moderni le piacciono o no? E le videochiamate?

«Sicuramente possono dare tanti spunti comici. Ma consiglio di non abusarne».

 

Lei ha lavorato con tanti giganti del cinema. Ci regala un ricordo personale?

franca valeri

«Adoravo Totò. Ci accomunava l’amore per gli animali. Parlavamo sempre di cani. Lui aveva creato un posto per proteggerli. Poi l’ho fatto anch’io: ho un rifugio per cani abbandonati a Trevignano Romano».

 

E Alberto Sordi? La coppia che formavate nel film “Il vedovo” era strepitosa.

«Meraviglioso. Sembrava svagato ma era molto professionale e dedito al lavoro. Un grande compagno di scena».

Un’altra grande compagna di scena è stata Mina, in varietà come “Studio Uno”. Ma dicono che non foste proprio amiche...

«Non è vero. Mina era bellissima e ha una voce incredibile. Mi ricordo che in quegli anni della televisione non mangiava quasi nulla per restare magra. Che grande forza di volontà».

 

A chi deve di più?

FRANCA VALERI NAPOLITANO

«Vittorio De Sica era un vero signore e mi voleva bene. Fu lui ad aiutarmi a portare la sceneggiatura di “Il segno di Venere”, dove poi recitai con Sophia Loren, a Carlo Ponti. Con Ennio Flaiano, che era un genio, passavamo intere nottate a ridere insieme in via Veneto. Poi naturalmente mio marito Vittorio Caprioli: con lui ho scritto “Parigi o cara”, il film che amo di più e che lui ha anche diretto. Vittorio era irresistibile sul palcoscenico e nella vita, un talento incredibile. Trovo che sia ingiustamente dimenticato».

 

In tv ha recitato anche con Nino Manfredi...

«Con lui ho fatto prima un film delizioso che si chiamava “Crimen” e poi negli Anni 90 “Linda e il brigadiere” in tv. Era un uomo molto simpatico e un bravissimo attore. Anche Gino Bramieri era di una comicità irresistibile, quando lo vedevo nei suoi sketch travestito da donna non la smettevo più di ridere. Con lui ho fatto “Norma e Felice” in tv».

FRANCA VALERI ALBERTO SORDI

 

E Luciana Littizzetto?

«Mi piace la sua ironia. Abbiamo anche scritto un piccolo libro insieme, “L’educazione delle fanciulle”».

L’attore o attrice che l’ha fatta ridere di più?

«Charlie Chaplin, che ho conosciuto quando mi esibivo in teatro a Parigi, molti anni fa. Credo che sia stato un artista inarrivabile».

Guardando indietro c’è qualcosa che le fa dire: «Non me lo sarei mai aspettato»? In altre parole, mi dice cosa la stupisce di più dei cambiamenti che ha visto?

«Onestamente non mi aspettavo questa agonia dell’educazione e dei costumi. Il mondo di oggi mi sembra pieno di brutture e noia».

 

Non c’è proprio nulla che la fa ancora ridere?

LITTIZZETTO FRANCA VALERI

«Oggi purtroppo la mia vita è poco divertente. Il divertimento ha ceduto il passo alla noia soprattutto da quando non posso più leggere, perché ci vedo molto poco. Mi resta la passione per gli animali e per la lirica. Fin da bambina ho frequentato i teatri d’opera e ho conosciuto grandi cantanti, sono stata anche amica di Maria Callas. Quando questa emergenza finirà, vorrei tanto tornare a Milano e vedere un’opera alla Scala».

Anche sua figlia Stefania, che ha adottato, è una cantante lirica. Come l’ha incontrata?

«Stefania Bonfadelli ha vinto un concorso per giovani cantanti d’opera che avevo creato anni fa. Aveva appena 18 anni, ora è un famoso soprano e anche una regista d’opera. È la figlia che avrei sempre voluto avere perché è una persona brava e di talento; lei e sua figlia Lavinia sono diventate la mia nuova famiglia. Io non ho avuto figli naturali e alla mia età non si può stare da soli perciò ho fatto un’adozione da adulti, che non lede i diritti dei genitori di Stefania, a cui sono grata. Diciamo che sono una parente in più».

 

Porta da sempre lo stesso taglio di capelli. Perché?

FRANCA VALERI TOTO

«Perché mi piace. Credo che cambiare spesso colore e taglio di capelli sia un segno di insicurezza e quindi di inaffidabilità. Caratteristiche che non mi appartengono. Del resto non mi piacciono i cambiamenti. Sono quasi sempre funesti».

 

FRANCA VALERIFRANCA VALERI PIERLUIGI DIACOCOVER FRANCA VALERI

 

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