renzi matteo petaloso

IL FIORE PETALOSO E IL PREMIER PARACULOSO - QUANDO FORATTINI SI INVENTÒ ''RISPARMIOSA'' PER LA FIAT UNO, DEFINIRONO QUELLA PUBBLICITÀ VOMITOSA. OGGI RENZI NE APPROFITTA PER AGGANCIARSI ALLA SIMPATIA GENERATA DA UN BIMBO FANTASIOSO (OSO) - E LA PAROLA SPUNTA IN UN TESTO DI BOTANICA DEL 1693. MA FORSE ERA UN ERRORE ANCHE ALLORA

1.MA LA PUBBLICITÀ FIAT DI FORATTINI CHE SDOGANÒ GLI ''OSO'' FU DEFINITA ''VOMITOSA''

Riceviamo e pubblichiamo:

 

uno fiat pubblicita forattini risparmiosa comodosa  3uno fiat pubblicita forattini risparmiosa comodosa 3

Il bimbo inventa "petaloso" e la Crusca nel cervello plaude. Quando la Uno Fiat era "risparmiosa" ed "elegantosa" si definì quella pubblicità "vomitosa".

I tempi cambiano...

 

 

2.IL FIORE PETALOSO E IL PREMIER PARACULOSO

Selvaggia Lucarelli per il “Fatto Quotidiano

 

La storia è di quelle succose o appetitose o sfiziose o tenerose, se solo l’aggettivo “teneroso” esistesse: in una scuola elementare della provincia di Ferrara c’è un bambino di nome  Matteo  che deve descrivere un fiore. Fosse stato un bambino come tanti il piccolo Matteo avrebbe scritto “figo” o “super” o “cazzo mi frega del fiore, posso descrivere una carta Pokemon?”, ma il piccolo Matteo è un bambino fantasioso o ingegnoso o inventoso se solo l’aggettivo inventoso esistesse e quindi scrive “petaloso”.

 

matteo petalosomatteo petaloso

La maestra, che è una maestra di quelle gagliarde e moderne e non una di quelle pallOSE che è un aggettivo che esiste ed è stato inventato proprio per quelle maestre polverOSE che di fronte a un neologismo del genere avrebbero segnato la parola con la doppia riga rossa, commenta il compito con un simpatico “Errore bello”. Poi ci pensa un po’ su e decide di scrivere all’Accademia della Crusca per domandare se per caso qualche poeta pre-medievale in visita ad una fanciulla malata di tisi con un mazzo di fiori avesse mai usato l’aggettivo “petaloso” conferendogli dunque la dignità di “parola in uso”.

 

L’Accademia della Crusca, che a quanto pare ha una segreteria più efficiente di quella di un ministero medio, risponde con prontezza al quesito della maestra gagliarda: no, “petaloso” non esiste, ma è grammaticalmente corretto e potrebbe entrare nel vocabolario se le persone cominciassero ad utilizzarlo.

 

uno fiat pubblicita forattini risparmiosa comodosa  1uno fiat pubblicita forattini risparmiosa comodosa 1

I frequentatori di twitter che sono notoriamente dei fancazzosi (che come aggettivo non esiste ma siccome i fancazzosi sui social esistono e sono più numerosi dei neologismi partoriti dai bambini delle elementari, l’Accademia della Crusca me lo darà per buono), decidono di dare una mano al piccolo Matteo con l’hashtag “petaloso” che nel giro di una sera diventa trendtopic tallonando perfino l’hashtag JuveBayern e l’eventuale #juveCULOSA. (“culosa” non esiste ma sul culo della Juventus ci sono più certezze che sulle scie chimiche).

 

Ed è così che da due giorni non si fa che parlare di Matteo e del suo “petaloso”. Le ragioni del clamore sono tante e secondo me hanno a che fare principalmente con l’aura romantica che pervade questa storia. Intanto la maestra si chiama Margherita, che di per sé è un nome petaloso, e ha i capelli azzurri come una fata turchina. Tra la maestra e l’Accademia della Crusca il rapporto è puramente epistolare.  Ci sono le foto delle buste, dei francobolli, delle lettere scritte a mano.

 

matteo renzi petalosomatteo renzi petaloso

Se i protagonisti si fossero confrontati con qualche tweet di circostanza la storia non avrebbe avuto la stessa magia e poi forse sarebbe intervenuto Gasparri per dire alla maestra che con quei capelli azzurri al massimo può insegnare il galoppo ai minipony e arrivederci favola bella. Poi c’è l’aggettivo, “petaloso”, che è tenero, romantico, avvolgente. Se il bambino avesse dovuto descrivere non un fiore ma una mucca e avesse scritto “scagazzosa” la maestra non avrebbe interpellato l’Accademia della Crusca ma forse Christian De Sica.

 

E poi c’è la faccenda del nome del bambino che guarda caso si chiama Matteo come il premier e questa, per il caro Matteo senior, è una botta di culo mica da poco. Non per niente, il paraculoso scrive subito un tweet leccaculoso congratulandosi col bimbo per la bella storia anche perché nel coniare neologismi che non significano una cippa ma suonano bene lui è cintura nera. (indimenticabili il suo “Mi accusate di annuncìte!” o i “Corpi intermedi” di cui parlò alla Leopolda).

uno fiat pubblicita forattini risparmiosa comodosa  2uno fiat pubblicita forattini risparmiosa comodosa 2

 

Naturalmente anche il ministro Giannini si è congratulata con un tweet come con la ricercatrice italiana e, mentre tutti attendiamo trepidanti che il piccolo Matteo le risponda “Si faccia i cazzi suoi e si vanti di meno che la mia maestra è precaria e magari l’anno prossimo finisce a fare un lavoro profumoso tipo lavorare in stireria!”, siamo certi che il buon Renzi solleciterà l’Accademia della Crusca perché introduca l’aggettivo nel vocabolario. Sì, ci sarebbe un iter da rispettare, ma lui chiederà di saltare cavilli e procedure. Si chiama furbata o, per dirla con un’espressione cara al premier, “canguro”.  Anzi, sistema canguroso.

 

 

3.BALBONI: BRAVO MATTEO, PAROLA BELLISSIMA

P.B. per “Libero Quotidiano

 

Secondo Paolo Balboni, insegnante di Didattica dell' italiano per stranieri all' Università Ca' Foscari di Venezia, «prima arrivano le parole, i dizionari arrivano dopo. Senza tener conto che il 50% dei termini del vocabolario non sono più usati. Penso invece al vocabolo "cazzeggiare", diffusissimo soprattutto fra i giovani col significato di "stare in giro, perdere tempo, non far niente". Nei dizionari non c' è. Le parole possono essere diffuse in molti modi, la pubblicità è uno di quelli. Ci ricordiamo di un' automobile "risparmiosa" (credo che il termine l' avesse inventato Giorgio Forattini), o della "scioglievolezza" del cioccolato».

accademia della cruscaaccademia della crusca

 

"Petaloso" è una bella parola?

«Bellissima. Ed è un bene che sia stata inventata. Quando una lingua smette di creare nuove parole è perché sta morendo».

 

I dialetti stanno morendo?

«No. O meglio: alcuni si stanno perdendo, come in Lombardia e Piemonte. Ma il napoletano o il veneziano, per esempio, si rinnovano. E sono i giovani a operare il cambiamento. Qui io sento parole come "multimediàe", pronunciato senza la l, eppure è un termine recentissimo».

 

Quindi è possibile che anche persone giovanissime inventino espressioni che poi prendono piede?

«Sì. In una ricerca recente, si è scoperto che i pre-adolescenti fra i 12 e i 13 anni cominciano a diventare bilingui. In prima battuta parlavano italiano, poi nel momento classico in cui inizia la ribellione generazionale cominciano a usare un linguaggio proprio, distinto da quello dei genitori».

mamme facebook selvaggia lucarellimamme facebook selvaggia lucarelli

 

Che cosa nota nel modo degli stranieri di imparare la nostra lingua?

«Anche loro, che hanno un approccio nuovo verso l' italiano, hanno la tendenza a coniare termini nuovi, per noi inesistenti, e tuttavia corretti nella loro formazione. Un esempio: "rubatore", che ho sentito una volta al posto di "ladro". Beh, è una parola sconosciuta, però potrebbe tranquillamente esistere».

 

 

4.GIORGIO ARCODIA: HA SUCCESSO SOLO GRAZIE A INTERNET E PERCHE’ L’HA INVENTATA UN BIMBO

P.B. per “Libero Quotidiano

 

Attenzione, però. Non lasciamoci travolgere dall’entusiasmo. Ormai i mezzi di comunicazione sociali ci hanno abituati ad appassionarci a cose di faci- le presa, l’originalità è un bene scarso, perciò tutti se ne abbeverano con gusto. La vicenda di cui ci occupiamo ha avuto risalto grazie a Facebook.

 

Per dire, la maestra Margherita ha ricevuto in poche ore centinaia, forse un migliaio di richieste di amicizia. Eppure ci sono espressioni, immagini e suggestioni “carine” fin che si vuole, ma non per questo durevoli. Giorgio Francesco Arcodia , insegnante di Linguistica e Glottologia all’Università di Milano Bicocca, pone alcune doverose precisazioni: «La parola è “carina”, perché è evocativa di qualcosa di piacevole, riferita a qualcosa di gradevole e soprattutto perché l’ha inventata un bambino. Questo produce un effetto pubblico amplificato da mezzi rapidi e penetranti come Twitter.

 

forattini ?? foto michele tarantiniforattini ?? foto michele tarantini

È anche qualcosa di sensato e di immediatamente condivisibile, voglio dire sensato anche dal punto di vista scientifico, motivo per cui l’Accademia della Crusca lo ha, per così dire, approvato. Oltretutto non c’è bisogno che la simetta in un dizionario perché sia utilizzata normalmente».

 

Ma i nuovi mezzi di comunicazione hanno un ruolo più efficace rispetto al passato, per esempio alla televisione, riguardo alla ricettività di parole nuove? «Difficile dirlo. In questo caso tutti abbiamo pensato a termini pubblicitari come “sciccosa” e “comodosa”, nati ben prima di Internet. Ma bisognerebbe capire se sono ancora nell’uso comune. Non basta che qualcosa diventi “virale” per esistere a lungo. Internet funziona attraverso un gioco basato sulla ripetizione. Ma si è rivelato anche un veicolo di mode linguistiche effimere. Le suggestioni lì nascono continuamente, ma spesso rapida- mente anche muoiono, subito sostituite da altre, e così via».

 

 

5.E LA PAROLA «PETALOSO» SPUNTA IN UN TESTO DI BOTANICA DEL 1693

Alessandra Dal Monte per www.corriere.it  

 

fiore petaloso in un testo di botanicafiore petaloso in un testo di botanica

L’aggettivo petaloso è già esistito. Non come parola di uso comune in italiano — questo forse, un giorno, potrebbe essere merito del piccolo Matteo, il bimbo di 8 anni del Ferrarese che l’ha scritto in un compito ricevendo i complimenti dell’Accademia della Crusca — ma in diversi trattati di botanica del Seicento. La segnalazione arriva via Twitter da Victor Rafael Veronesi, trentenne appassionato di arte e storia che ha recuperato un antico testo del botanico e farmacista inglese James Petiver in cui il fiore del peperoncino, la pimenta, viene definito «petaloso».

 

petaloso matteopetaloso matteo

Si tratta del libro Centuriae Decem Rariora Naturae, un registro di specie animali, vegetali e fossili scritto tra il 1693 e il 1703 con termini latini e italiani. Un precedente curioso, soprattutto perché l’autore Petiver era considerato un bravo botanico ma un pessimo latinista: nonostante fosse membro della Royal Society, la prestigiosa associazione scientifica britannica, i colleghi lo accusavano di non padroneggiare del tutto la lingua degli eruditi. Insomma, anche nel suo caso petaloso potrebbe essere stato un simpatico errore.

 

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