sergio endrigo

“LA SOLITUDINE CHE TU M'HAI REGALATO, IO LA COLTIVO COME UN FIORE” - LA FIGLIA CLAUDIA RACCONTA IN UN LIBRO IL PADRE SERGIO ENDRIGO – ''QUELLA FAMA DI "IETTATORE" NASCEVA  DALL’IMITAZIONE DI NOSCHESE (VIDEO) MA ENDRIGO ERA UN UOMO PER NULLA MUSONE" – BAGLIONI, CHE HA INTERPRETATO DUE SUE CANZONI, GLI RENDERA’ OMAGGIO A SANREMO? - VIDEO

sergio endrigo

 

Gianni Mura per Il Venerdì-la Repubblica

 

Ci ha pensato per tre anni, Claudia Endrigo. Poi il libro è venuto fuori come un fiore, mai dimenticare che per fare tutto ci vuole un fiore. Il libro è la biografia di suo padre Sergio, il più francese, largo e profondo dei nostri cantautori, parola dal brutto suono. Meglio il francese: chansonnier. Meglio in tante cose, la Francia. Nella considerazione in cui tiene la canzone, senza tanto discutere sulle case della poesia. Chi gira la Francia vede molti licei o istituti professionali dedicati a Brassens, a Brel (belga adottato), a Barbara, a Boris Vian. Difficile che accada in Italia.

 

Dice Claudia: «Un libro così non c' era, tanto valeva lo scrivessi io, l' ultima degli Endrigo. Sono stata molto attenta a non trasformare mio padre in un santino, non gli sarebbe piaciuto, era contrario alle beatificazioni post mortem». Quel che ne esce è il ritratto, affettuoso ma non agiografico, direi inevitabile, di un artista per caso e di una persona per bene.

 

Nel suo viaggio a ritroso Claudia incontra tantissime persone che hanno frequentato il padre, e tutte lo dipingono come un uomo sensibile, aperto, per nulla musone, lettore onnivoro, raccontatore di barzellette, anche sporche, accanito giocatore di carte (tressette e scopa a quindici) e ping pong con l' amico Bardotti, buon bevitore (fin da piccolo) e buon cuoco, appassionato del mare e del Sudamerica, Brasile su tutto.

 

endrigo cover

E con la fama, micidiale nel mondo dello spettacolo, di iettatore. Come un attore e chansonnier che gli somigliava, anche nel repertorio (Serge Reggiani) e come Mia Martini, carriera e vita stroncate dalla diceria. Non tanto per solidarietà quanto in omaggio alla sua bravura, Endrigo invitava Mia a cantare nei suoi dischi e se, in Brasile, scopriva una canzone adatta al suo repertorio gliela consigliava, e lei la incideva. Per quanto lo riguardava direttamente, Endrigo era in grado di cavarsela da solo.

 

La fama di iettatore nasceva in parte dal suo aspetto. Non un allegrone. Durante un servizio, un fotografo gli disse: e adesso sorrida, per favore. E lui: sono cinque minuti che sto sorridendo. Ma in gran parte veniva dalle imitazioni di Alighiero Noschese, a base di carri funebri, ballerine vestite da vedove piangenti e corone mortuarie. Di scena alla Bussola e sapendo che Noschese si sarebbe esibito la settimana seguente, Endrigo disse al patron Bernardini: «Di' a Noschese che se insiste con quelle imitazioni gli spacco la faccia». Rapida fine delle imitazioni.

 

sergio endrigo

Per scrivere Sergio Endrigo, mio padre. Artista per caso (Feltrinelli, pp. 216, euro 15, con prefazione di Claudio Baglioni) Claudia è riuscita a rintracciare un amico del primo dopoguerra, Licio Felici. Con Endrigo, ma più giovane di tre anni, si era ritrovato a Brindisi nel collegio Niccolò Tommaseo, destinato ai profughi giuliano-dalmati. Un luogo triste, con regole da caserma: al primo sgarro, rapatura a zero e cella di rigore, poco e cattivo il cibo, iniezioni antitetaniche nel petto con aghi spuntati, più il dolore della lontananza da casa. Endrigo a Felici: «Come ti te ciami?

Mi me ciamo Sergio e son de Pola. Se qualchedun de questi mona te dà fastidio o te fa i scherzi, dimelo a me e ti vedarà che dopo no i te ne fa più».

 

endrigo 4

Sempre in questo collegio, un episodio illuminante su quel che sarebbe diventata la tematica di Endrigo: non solo l' amore, non solo le canzoni per bambini, ma anche un forte antimilitarismo, una lucida critica sociale. Ho già usato l' aggettivo largo, gli va unito profondo. Endrigo ha scritto circa 250 canzoni e non ce n' è una non dico di cui vergognarsi, ma brutta. È artigiano in quell' arte che sembra facile, ma non è, di unire musica e parole con risultati cui non è estranea la poesia. Ma è anche il più ribelle, quando ribellarsi (alle regole scritte, alle convenzioni, all' industria della canzone) era più difficile.

 

Collegio, dunque. Tema in classe: «La critica agisce sull' animo come l' aratro sulla terra, la strazia e la feconda». Troppa retorica per Endrigo. Pur essendo tra i primi in italiano e sapendo a cosa va incontro, non svolge il tema ma scrive un racconto su un argomento che gli piace.

Risultato: 7 in condotta ed espulsione.

 

sergio endrigo

Meglio così, può tornare a Venezia, dove la madre Claudia lavora in una fabbrica di lucchetti e arrotonda come donna delle pulizie. Sergio fa il lift nei grandi alberghi, quelli che si riempiono per il festival del cinema. Maggiore emozione di quel periodo: Jennifer Jones che gli chiede dove sono le toilette. Si fa conoscere come cantante di night, interpretando cover, da My Funny Valentine a Non occupatemi il telefono. Ha una bella voce. Propone, non impone. È di un' eleganza naturale. Comincia, su spinta di Nanni Ricordi, a scriversi le canzoni. Una delle prime, La brava gente, è la più endrighiana.

 

 Il grande successo arriva con Io che amo solo te. Vince a Sanremo nel 1968 con Canzone per te. Contiene i versi di cui era più fiero: «La solitudine che tu m' hai regalato/ io la coltivo come un fiore».

 

SERGIO ENDRIGO

Lei lo ha lasciato, ma il suo amore regge e coltiva la solitudine. Lo sottolineo in questi tempi di stalking e femminicidi, con un saluto al delitto d' onore, nel nostro codice fino al 1981. Con dignità e valore Endrigo tiene il campo finché può. Acufene da stress, o forse il contrario, fino alla sordità dell'orecchio sinistro sconsigliano i concerti (record negativo: 17 paganti al teatro di Trieste) mentre in studio è possibile incidere senza rischi.

 

endrigo

Tra l' 81 e il '93 Endrigo incide cinque dischi, la vena creativa è sempre fresca, ma non se ne accorge quasi nessuno: mal promossi, mal distribuiti, quasi mai ascoltati. Professionalmente, gli ultimi 20 anni di Endrigo sono da sepolto vivo. Gli restano i ricordi, tanti, dai trionfi in Brasile al mare di Pantelleria, molta amarezza e una salute malferma. Un' ischemia nel 2002 gli rende incerti i movimenti. Anni duri, anche economicamente. Claudia gli lava i capelli, gli taglia le unghie dei piedi, è quasi una figlia diventata madre. Penso a quanto le sarà costato scrivere questo libro e la ringrazio per averlo scritto. È come una pila negli scavi archeologici, dà luce e forza a parole incise sui muri, quelle di Sergio Endrigo, che hanno contribuito all' educazione sentimentale di almeno due generazioni.

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