VIVE LA FRANCE - MENTRE IN ITALIA È SCOPPIATA UNA FURIBONDA "GUERRA DEI FESTIVAL" (TUTTI CONTRO TUTTI: VENEZIA CONTRO ROMA, ROMA CONTRO TORINO), CANNES FA IL PIENO DI FILM “EN FRANCAIS” PER LA “GRANDEUR” DEL CINEMAOSCARIZZATO CON “THE ARTIST” - NANNI MORETTI: “VINCERÀ UN’OPERA CAPACE DI SORPRENDERE” - FAVORITO L’IRANIANO KIAROSTAMI, UNICO ITALIANO IN GARA, “REALITY” DI GARRONE…

Alessandra Mammì per "l'Espresso"

Tra i tanti litiganti... il terzo gode. E così mentre in Italia è scoppiata una furibonda "Guerra dei Festival" (tutti contro tutti: Venezia contro Roma, Roma contro Torino mentre scende in campo pure il Festival dei Popoli di Firenze), roba che non si vedeva dall'età dei comuni, Cannes fa il pieno di film al punto da non saper quasi dove metterli.

Autori asiatici che in tempi Marco Müller sarebbero automaticamente finiti al Lido, ma anche autori europei o sudamericani che di sicuro avrebbero preferito le luci della Laguna o l'ombra del Colosseo a una sezione laterale sulla Croisette, per non parlare della carica di star e superstar che già si fan lucidar le scarpe per la Montée des marches, sono pigiati in un programma talmente ricco da mettere a dura prova organizzatori, distributori, cronisti e recensori.

Dunque mai come quest'anno - dal 16 al 27 maggio - sotto la benedizione del primo presidente socialista francese del nuovo Millennio e l'icona di Marilyn che trionfa dai poster, quel che andrà in scena sul lungomare di Cannes ha tutti i diritti di essere definito "il più grande spettacolo del mondo".

Vive la France. Come potrebbe essere altrimenti. Reduce da un Oscar ("The Artist") e da successi di cassetta in tutta Europa (vedi "Quasi amici") il cinema nazionale arriva con truppe cammellate. Tre film in concorso: l'adattamento dell'"Euridice" di Jean Anouilh del venerato maestro Alain Resnais che compie 90 anni a giugno. Il redivivo Leo Carax con "Holy motors", non faceva un film dal 1999 ("Pola X") ma, come lo ha definito la sua collega Caroline Deruas, è "il più grande poeta punk del cinema francese". Il mélo di Jacques Audiard "De rouille et d'os" con Marion Cotillard bellissima e sfortunata.

E via titoli en français in ogni sezione; nella cerimonia di chiusura con "Therese Desqueyroux" per celebrare l'appena scomparso Claude Miller; nell'onnipresenza degli attori (due film per la Huppert, due per Amalric, due per Piccoli) che spuntano ovunque anche sotto bandiera coreana, svizzera o canadese. Ma il volto dell'impero francese sta nelle produzioni e coproduzioni nascoste nelle schede dei film. È lì che si misura la potenza industriale del cinema d'Oltralpe e la vittoria della sua buona politica. Come direbbero loro: chapeau.

La giuria. Secondo "Vogue.it" quest'anno la giuria di Cannes "si distingue per lo stile". Perché l'universo della moda è orgoglioso di vedere per la prima volta uno stilista ( Jean Paul Gaultier) tra i giurati del più grande festival del mondo. Ma non è solo lui il tedoforo del glamour. Ci sono qui: l'algida Diana Kruger ex ballerina, ex modella nonché spia in "Inglourious Basterds" di Quentin Tarantino; Hiam Abbass attrice palestinese che nella foto "Vogue" (abito Cavalli e orecchini Bulgari) ha lo charme di una Coco Chanel; Ewan McGregor attore bravo e bello e in più testimonial per Davidoff o Hugo Boss.

E poi Emmanuelle Devos la diva francese dal grande volto e grandi occhi. I registi Alexander Payne ("Paradiso amaro"), Andrea Arnold e l'haitiano Raoul Peck. Ma soprattutto c'è il presidente Nanni Moretti, che non si distingue molto per lo stile tendente al post-eterno (maglioncino a V più pantaloni mille righe, sempre quello dagli anni Settanta a oggi), ma fa paura a tutti.

Cosa piacerà a Nanni? Se lo chiedono i blog, i brooker e le fanzine. Come se grazie al noto e non docile carattere, si desse per scontato che la decisione fatale sarà sua e solamente sua (non si sottovaluti però Gaultier). Lui non fa che confermare tanto sospetto. Ha già chiarito di "non condividere l'entusiasmo generale per un film facile come "The Artist"" e promesso che a Cannes farà vincere "un'opera capace di sorprendere". Si aprono scommesse. Il favorito è l'iraniano Abbas Kiarostami, non celata passione del nostro, dato dai brooker a 1,62, che con "Like someone in love" sbarca in Giappone per raccontare una storia di affettuosa amicizia tra una ragazza che si prostituisce per pagarsi gli studi e un vecchio professore solo e pensionato.

Decisamente sfavorito dovrebbe essere il mondo stravagante e fighetto alla Wes Anderson ("Moonrise Kingdom", film d'apertura) nonché le crime story e western (vedi John Hillcoat o Andrew Dominik) più thriller a sfondo erotico. Mentre da Copenaghen, Claus Christensen critico della cine-rivista "Ekko" si dichiara ottimista sulle sorti di "Hunt" di Thomas Vinterberg (già autore di "Festen", film in pura estetica Dogma; il gruppo di Lars von Trier, per intenderci). Potrebbe vincere, dice, in quanto Moretti è praticamente fratello degli autori danesi e di un cinema che racconta di vita quotidiana sconvolta da eventi drammatici. Parentela sorprendente. Ma Nanni lo sa?

Oh mia patria! Forza Matteo. Sei tutti noi. Un solo titolo italiano in corsa per la Palma ("Reality"e non più "Big House"). Siamo in buone mani: quelle di Matteo Garrone. Il quale per allontanarsi da "Gomorra" voleva fare una commedia leggera ma poi "strada facendo", spiega, "il tono del racconto si è incupito. Somiglierà a una fiaba. E non è un film di denuncia, contro la tv, ma un racconto popolare". Ovvero la storia di un pescivendolo che vede il "Grande Fratello" come terra promessa gonfia di soldi, successo, fama che potrebbe strapparlo a uno sfigato anonimato.

Bernardo Bertolucci, invece, ha preferito che "Io e te" tratto dall'omonimo romanzo breve di Niccolò Ammaniti, restasse fuori dal concorso. Eppure la cornice per il grande rientro di un padre del cinema (non solo italiano) non poteva essere più favorevole: in quel di Cannes che nel 2011 gli ha regalato la Palma d'oro alla carriera. Ma scegliere di restare oltre il concorso è un bel gesto intelligente, che da una parte salva Nanni dal dover giudicare il maestro, dall'altra salva il maestro dal doversi sottoporre al giudizio di Nanni.

Dario Argento tanti problemi non se li è posti. Il suo "Dracula 3D" sta bene dove il direttore Thierry Frémaux lo ha messo: l'evento di mezzanotte. E quando, sennò, deve apparire un vampiro romantico (il già replicante Rutger Hauer) che abita un castello con scricchiolii e ragnatele e convive con la bellezza pallida della vampiressa Asia?

Toto Palma. Prepariamoci a sventolare il tricolore, ma bianco-rosso-blu, perché comunque vada la Francia vincerà. Forse sarà Isabelle Huppert ancora una volta musa di Michael Haneke in un dramma familiare "Amour" dove è figlia elegante, colta e borghese (ma sfortunata) di una coppia di anziani signori altrettanto eleganti, colti e borghesi (ma duramente colpiti dalla vita). Film che segna il grande ritorno di Jean Louis Trintignant (e anche su di lui si accettano scommesse). Premiabilissima si annuncia fin dal trailer di "De rouille et d'os" una Marion Cotillard pronta a straziare il pubblico dalla sedia a rotelle.

E un "the winner" forse sarà Michel Piccoli defraudato l'anno scorso dal giusto riconoscimento per "Habemus papam" a cui Nanni ora ha occasione di porre rimedio grazie a ben due film ("Vous n'avez encor rien vu" di Resnais e "Holy Motors", appunto di Carax). E poi il favorito: Jacques Audiard, nuova generazione d'autore pieno di sentimenti e adrenalina. Oppure il Carax fanta-politico (bellissimo o bruttissimo ma di certo non resta nel mezzo) che racconta il domani di una Parigi dove gli indirizzi Web hanno sostituito nomi e date sulle iscrizioni tombali, Eva Mendes si veste come Amy Winehouse e deve vedersela con un amazzone dal corpo di Kylie Minogue.

Da non perdere. "Cosmopolis", tratto dall'omonimo romanzo di Don De Lillo. David Cronenberg, che a Venezia aveva deluso con la biopic su Jung&Freud, è pronto al riscatto raccontando dagli occhi di un bel milionario (Robert Pattinson) chiuso nella sua limousine, l'apocalisse finanziaria. Mentre il figliolo Brandon, creativo a tutto tondo a un Certain Régard, con "Antiviral" tiene alta la bandiera di famiglia con l'horror fantascientifico su temi paterni: ossessioni, contagi e corpi mutanti.

S'impone poi un filone filmico letterario tra omaggi a Mishima (del giapponese Wakamatsu); Jack Kerouack ("On the road" di Walter Salles con Viggo Mortesen e Kristen Dunst) o Alfred de Musset modernizzato in "Confession..." di Sylvie Verheyde con Charlotte Gainsbourg e la rockstar Pete Doherty, più noto alle masse come ex fidanzato di Kate Moss. Anche lui pronto a sbarcare a Cannes.

Tra i registi più importanti, i produttori più potenti e le star più belle. Tutti sotto il sole e le luci del più grande festival del mondo, tra il lusso dei red carpet e il ciabattare dei turisti in birkenstock; tra la grandeur della sala Lumière e l'aria viziata delle salette stampa; tra il suk del marché e le serate di gala. E che la festa cominci. n

 

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