1. LA SINISTRA DI GOVERNO E “REPUBBLICA” ORA SI STRACCIANO LE VESTI SE LA RAI BOCCIA IL CONTRATTO FARAONICO DESTINATO AL COMICO DI RIFERIMENTO, MAURIZIO CROZZA 2. I 25 MILIONI DI EURO PROMESSI RAPPRESENTANO UN DECIMO DEL “ROSSO” DI BILANCIO ANNUNCIATO DA VIALE MAZZINI. CHE FINE HANNO FATTO LE CAMPAGNE MORALIZZATRICI DEL QUOTIDIANO EDITO DA DE BENEDETTI CONTRO GLI AUMENTI A BRUNEO VESPA? 3. CON LA FINE DEL FAR WEST TELEVISIVO E DELLA CONCORRENZA SELVAGGIA RAI-MEDIASET, CERTI “CONTRATTI D’ORO” GESTITI IN MANIERA DITTATORIALE DAI MANAGER ARTISTICI, VEDI ANCHE I 5,4 MILIONI A FAZIO, SONO FUORI DAL MERCATO E DAL MONDO DEL LAVORO 4. UN MONDO DEL LAVORO CHE DAL CUNEO FISCALE SU CUI SI DISCUTE DA MESI RICEVERÀ DAL MINISTRO SACCOMANNI IN BUSTA PAGA LA MISERIA DI 50 CENTESIMI AL GIORNO!

DAGOANALISI
Il ministro "tecnico" del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, azionista-proprietario della Rai negli stessi giorni della polemica sul contratto milionario al comico Maurizio Crozza arrivato alla firma in viale Mazzini prima di essere bloccato, ha annunciato che ridurrà il cuneo fiscale nelle buste paga degli italiani.

Così, osserva un attento lettore sullo sbadato "Corriere della Sera", chi ha un reddito fino a 55 mila euro troverà in busta paga 150/200 euro in più.
Fin qui la promessa (e l'inganno) del governo Letta.
Già, perché nell'annuncio di palazzo Chigi e sui media non è spiegato bene che si tratta di un incremento annuo e non mensile.

Pertanto, è aggiunto amaramente nella missiva pubblicata martedì 15 ottobre dal quotidiano milanese, "da mesi si discute per aumentare lo stipendio di 50 centesimi al giorno".
Dicasi cin-quanta-cente-si-mi!
Uno schiaffo alla miseria.

Senza fare della facile demagogia, arte da cui Dagospia rifugge dalla sua nascita, lasciandone l'esclusiva ai "castologi" dei giornaloni dei Poteri marci, qualche riflessione la suggerisce pure i 50 centesimi mensili (metà euro) promessi in busta paga (una mancia al bar), e i 20-25 milioni (una Befana generosa) che la Rai avrebbe dovuto versare nei prossimi tre anni all'eccellente comico Maurizio Crozza.

La prima considerazione riguarda l'atteggiamento a dir poco camaleontico della sinistra di governo, che - all'improvviso -, si straccia le vesti se all'ultimo momento e saggiamente, il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, ha bocciato il megacontratto di Maurizio Crozza.

Di là su chi o come l'abbia spinto o meno alla doverosa retromarcia in tempi di crisi e con una azienda in profondo rosso e di cinquanta centesimi promessi ai lavoratori nella busta paga mensile.
Dunque, sarà stato un intervento sicuramente tardivo quello della coppia-rai (e incolla) Gubitosi&Leone.
Tant'è.

Nulla cambia, infatti, rispetto alla questione in oggetto: i 20-25 milioni che stavano per essere sottratti alle casse della Rai. Un decimo del rosso di bilancio denunciato dall'azienda di viale Mazzini.
E Dagospia, per una volta, si prende il merito di aver segnalato anzitempo nonostante le ripetute smentite - insieme ad altri media, "il Giornale" in testa -, l'enormità del passaggio economico del comico genovese da La7 alla Rai.

Capita invece di leggere, con smarrimento, che l'on. Vinicio Peluffo (Pd) è preoccupato per i destini della Rai che, secondo il membro della Vigilanza, per effetto della perdita del "fenomeno" Crozza si "sarebbe indebolita".
A sorpresa, a raccogliere e a rilanciare il fasullo grido d'allarme dell'esponente dell'ex Pci è "la Repubblica" con un titolo ammonitore: "Rai, salta l'arrivo di Crozza/ Gubitosi cede all'assalto del Pdl".
Il cambio di rotta sulla Rai "lottizzata e da moralizzare" almeno secondo il quotidiano diretto da Ezio Mauro, ha davvero dell'incredibile.

E speriamo non sia sfuggito ai suoi lettori.
Dopo aver messo giustamente in croce Augusto Minzolini per le sue spese esagerate (60 mila euro) ai tempi in cui dirigeva Tg1 (era Berlusconi), a "la Repubblica" si dimenticano pure la battaglia campale (2009) - una delle tante condotte meritevolmente da giornale sul tema dell'informazione televisiva -, che impegnarono i suoi cronisti, insieme al Pd, quando a Bruno Vespa, giornalista e conduttore di "Porta a porta", fu dato un aumento di stipendio portandolo a 1.600 euro per quattro anni.

Il che porterebbe a pensare, seguendo il ragionamento schizofrenico del giornale edito da Carlo De Benedetti, che la Rai ha le "mani bucate" se premia Vespa, considerato vicino al centro destra berlusconiano, ed è taccagno e arrogante se invece straccia il contratto faraonico dell'eccellente Crozza.
Il "caso" Crozza, la polemica in tv tra il ministro Brunetta e il conduttore Fazio, le intemerate di Beppe Grillo che minaccia di andare a cantare nella Sanremo del ultramilionario Fabiolo per conto degli abbonati Rai defraudati, suggerisce tuttavia un'altra considerazione.
Nel tentativo auspicato da molti di superare la nuova e sciocca contrapposizione bipolare sull'azienda di viale Mazzini.

Con la presa d'atto iniziale (Rai in primis) che il sistema televisivo, alla pari dell'editoria, è in crisi di pubblicità (e soprattutto d'idee).
E che non esiste più la concorrenza spietata Rai-Mediaset come ai tempi epici del cosiddetto Far West televisivo.
Anni fine Ottanta in cui per strappare Pippo Baudo a Mamma Rai e far decollare Canale 5 il Cavaliere offrì al mitologico Pippo Baudo un contratto di cinque anni del valore di 50 miliardi. Con l'aggiunta di una palazzina a Roma che ospita tuttora la redazione del Tg5.

Nell'epoca dei "contratti d'oro" molti altri colleghi del Baudone (poi pentito) allevati alla Rai di Biagio Agnes cambiarono casacca allettati dalla sirena di Arcore. A una conduttrice Silvio fece avere come anticipo-regalo una collana di diamanti.
Oggi se il bravo Maurizio Crozza straccia il contratto con la Rai, rischia di restare disoccupato salvo che La7 di Urbano Cairo non lo perdoni per il suo annunciato abbandono-tradimento.
Eventualità, ovviamente, che non ci auguriamo.

Ma in un mercato chiuso con la crisi che morde alla gola gli italiani e soprattutto le casse di viale Mazzini e di Cologno Monzese, appaiono veramente un'enormità anche i compensi elargiti a Fabiolo Fazio (oltre 5 milioni annui).
Dice un ex dirigente Rai di lungo corso: "Già ai tempi nostri metà degli artisti avrebbero accettato un cachet dimezzato pur di apparire in tv, che per loro era l'unico trampolino di lancio nel mondo dello spettacolo...poi arrivò Berlusconi e fu tutta un'altra storia...ma adesso che non c'è più la concorrenza selvaggia di una volta penso che un Fazio o una Cuccarini lavorerebbero in via Mazzini anche per qualche milioncino in meno".

Un lungo discorso meriterebbe allora il ruolo tirannico che oggi esercitano i due principali manager-procuratori, Lucio Presta e Beppe Caschetto, che si dividono la rappresenta degli artisti che vediamo sfilare in tv.

L'ex ballerino (Presta) e l'ex sindacalista (Caschetto) esercitano un potere pari o simile a quello che hanno i contestati procuratori di calcio che molte società stanno tentando di mettere al bando o ridurne la forza contrattuale. E' grazie alle commissioni dei loro clienti (più guadagnano più loro incassano in percentuale così da far lievitare i cachet) che i bilanci dei manager artistici continuano a lievitare insieme alla loro capacità d'incidere profondamente sui format tv e sulla stessa raccolta pubblicitaria.

Il primo passo che dovrebbe fare un ente pubblico (Rai) sovvenzionato com'è con la tassa sul canone, sarebbe quello di tenere fuori dalle stanze di viale Mazzini gli agenti dei vari Fiorello, Crozza, Fazio, Litizetto, Perego, Clerici, Floris e compagnia bella, e trattare direttamente con gli artisti che intende mettere sotto contratto.
Sarebbe davvero un bel colpo di coda al passato, da parte del cavallo bronzeo di viale Mazzini.

 

GUBITOSI E TARANTOLA jpegTARANTOLA GUBITOSISANREMO MAURIZIO CROZZA CONTESTATO SANREMO MAURIZIO CROZZA CONTESTATO SANREMO LESIBIZIONE DI MAURIZIO CROZZA jpegCROZZA IMITA INGROIAcrozza-berlusconiGiancarlo Leone e la moglie Diamara BEPPE CASCHETTO PISSIFabio Fazio con Peter Van Wood e Idris a quelli che il calcio pg fabio fazio enrico letta a che tempo che fa saccomanni

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