SOTTO-SCALA - E’ BEN STRANO CHE ‘’REPUBBLICA’’ RICORDI LE LETTERINE CON LE QUALI PEREIRA CHIEDE ALLA PRESIDENTESSA DI SALISBURGO (CHE FIRMA) DI POTER ACQUISTARE DELLE OPERE E INVECE DIMENTICHI L’UNICA IN CONFLITTO DI INTERESSI, QUELLA DI LISSNER (VEDI LETTERA)


1. DAGOREPORT
L'incessante campagna di "Repubblica" per rendere il sovrintendente entrante della Scala, il viennese naif Alexander Pereira, un sovrintendente dimezzato - che deve scendere a patti con la Cgil e che magari, anziché portare fondi dall'estero li deve chiedere allo Stato - non conosce tregua.

Ieri, il giornale di Largo Focchetti ha pubblicato le "lettere segrete di Pereira", con le quali il sovrintendente senza firma si impegna all'acquisto per la Scala di 7 opere realizzate dal festival di Salisburgo (uno dei migliori del mondo), dove a firmare non è lui ma la presidentessa del festival, Helga Rabl-Stadler.

Pereira non firma né di qua né di là. Questo sarebbe il conflitto di interessi, in barba alla qualità dell'opera (cosa avrebbe scritto "Repubblica" se questi allestimenti fossero finiti all'estero senza passare da Milano?).

Ma guarda caso, "Repubblica" si dimentica di citare una letterina (qui a lato), guarda caso proprio quella del principe azzurro di Natalia Aspesi, quella del sovrintendente dall'erre moscia con diritto di firma (all'Opera e alla Scala) Stéphane Lissner.

Il 15 ottobre 2013, Stéphane Lissner, in qualità di Directeur Délegué (con diritto di firma) dell'Opera di Parigi, su carta intestata dell'Opera di Parigi, scrive all'entrante senza firma Alexander Pererira che è d'accordo di far acquistare alla Scala (della quale Lissner è sovrintendente con diritto di firma) l'opera "I Maestri cantori di Norimberga", prodotta da Salisburgo e dall'Opera di Parigi.

Lissner da l'ok a che la Scala entri nella co-produzione, e può farlo perché ha diritto di firma sia come uno dei due produttori (Opera di Parigi) che come coproduttore entrante (Teatro alla Scala). E stabilisce il prezzo: 250mila euro. L'importo, assieme a quello dell'alto coproduttore subentrante, il Met di New York, andrà diviso tra Opera di Parigi (40%) e Festival di Salisburgo (60%).

E' ben strano che "Repubblica" ricordi le letterine con le quali Pereira chiede alla presidentessa di Salisburgo (che firma) di poter acquistare delle opere per la Scala a prezzi correnti e corretti e si dimentichi, invece, l'unica, se vogliamo, in "conflitto di interessi": quella dell'idolo della divina Natalia Aspesi (l'unica ammessa alla prova generale di "Traviata" lo scorso 7 dicembre), Lissner.

Ma si sa, ‘Repubblica' ha sempre una doppia morale: una per gli amici (i migliori, gli illuminati) una per gli altri (i berlusconiani, i populisti, i fuori dall'élite). La qualità, il merito? Questo non interessa.

A noi, invece, interessa e diciamo che è un gran bene che Lissner e Pereira (che ha nominato direttore musicale il milanese Chailly) abbiano assicurato per la Scala la straordinaria messa in scena dei "Maestri cantori di Norimberga", diretta dal milanese Gatti, allestita la scorsa estate a Salisburgo (e anche gli altri spettacoli).

E che sarebbero stati fessi o, peggio, in malafede, se anziché acquistarla come coproduttori l'avessero lasciata andare solo in altri teatri (così poi, "Repubblica" poteva scrivere che i migliori spettacoli non vengono a Milano e bla bla bla).

2. SCALA, SANZIONE O ESONERO PER IL CASO PEREIRA
A. Sac. Per il "Corriere della Sera"

Istruttoria chiusa, documenti raccolti, colloqui con il ministro Dario Franceschini e con Helga Rabl-Stadler, presidente del Festival di Salisburgo, conclusi. Gli elementi ci sono tutti: il sindaco Giuliano Pisapia, presidente della Fondazione Scala, è pronto a dare al cda del teatro ogni dettaglio sul caso Pereira, la compravendita di spettacoli avviata dal futuro sovrintendente del Piermarini dal festival di Salisburgo (che lui stesso ancora dirige). «Ora ho le idee più chiare, lunedì riferirò al cda», ha detto Pisapia. E a quel punto, molto probabilmente, si deciderà il destino di Pereira. Se licenziarlo in tronco o chiudere la vicenda con una sanzione.

La decisione spetta esclusivamente al cda: lo ha confermato il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, durante un faccia a faccia di quasi un'ora ieri mattina con il sindaco, confermando l'autonomia del Piermarini (diverso sarà dal primo gennaio 2015, quando entrerà in vigore la Legge Bray e passerà al ministero il compito di decidere sul sovrintendente). E adesso che Pisapia ha anche sentito - ieri in videoconferenza per circa tre quarti d'ora - la presidente del festival austriaco, non c'è più «scampo», lunedì tocca sciogliere le riserve.

Prima ipotesi: licenziare il futuro sovrintendente, lo stesso che solo pochi mesi orsono era stato nominato all'unanimità. Difficile, vista l'imminenza dell'anno cruciale di Expo. E improbabile sembra anche l'idea di «perdonare» Pereira, dandogli però una specie di «libertà vigilata» affiancandogli un comitato di sorveglianza. Più plausibile, invece, la carta della sanzione. Il che vorrebbe dire o una decurtazione dello stipendio o della durata dell'incarico (in ogni caso il 31 dicembre 2014 Pereira passerà sotto le forche caudine del nuovo cda).

Poche ore per decidere. Cgil e Uil annunciano, sempre per lunedì mattina, un presidio davanti al teatro: «Serve una soluzione rapida, chiediamo che il cda prenda una decisione definitiva». Definitiva e drastica è anche la soluzione proposta dall'assessore regionale Cristina Cappellini (il Pirellone versa ogni anno tre milioni alla Scala): «Nel prossimo cda - dice - la Lombardia chiederà la sostituzione di Pereira. Roberto Maroni ne ha parlato con Pisapia, facendo anche qualche nome. Italiano». Stessa richiesta dal consigliere comunale di FdI, Riccardo De Corato. La risposta del sindaco: «Parlano senza avere elementi per valutare».

3 - QUEI DUBBI DEL MINISTERO SULLE OPERE ACQUISTATE
Paolo Conti per il "Corriere della Sera"

«Qualunque sia lunedì la decisione del Consiglio della Scala, io la rispetterò». Solo una frase, secca ma chiara. Tarda mattinata di ieri. Il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, è appena uscito dal lungo colloquio (un'ora) con il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. Che è arrivato nella storica sede del Collegio Romano come primo cittadino di Milano e, insieme, come presidente del Consiglio di amministrazione della Scala, figure che coincidono a norma di statuto scaligero.

La questione, si sa, è incandescente tanto per Roma quanto per Milano. Sia Franceschini che Pisapia sanno quanto pesi la Scala nella prospettiva di Expo 2015. È il più prestigioso marchio culturale della Patria del Melodramma e, insieme, del mondo. Impensabile partire con una clamorosa stonatura, per dirla in termini musicali.

Proprio per questo Salvo Nastasi, direttore generale dello Spettacolo dal vivo del ministero per i Beni culturali, aveva inviato tre settimane fa una dettagliata lettera di richiesta di chiarimenti e di materiali sugli accordi che Alexander Pereira, sovrintendente della Scala designato per settembre 2014, ha raggiunto con Helga Rabl-Stadler, presidente del Festival di Salisburgo di cui Pereira è direttore artistico uscente.

Le cifre e le condizioni sono note da tempo: Pereira, da «consulente della città di Milano» e sovrintendente designato, si impegna ad acquistare da Salisburgo quattro spettacoli con un'operazione da 690 mila di euro. La mossa di Nastasi, studiata a tavolino col ministro Franceschini, rappresenta un segnale chiarissimo: cara Scala, rispettiamo la vostra autonomia ma lo Stato, come socio fondatore, vuole vederci chiaro. Ci spiegate nel dettaglio come stanno le cose?

Ma se qualcuno, magari da Milano, ieri sperava che sarebbe stato Franceschini a togliere Pisapia da una situazione gravemente imbarazzante «suggerendo» con chiarezza la chiusura del rapporto di Pereira con la Scala, ha sbagliato i calcoli. Il ministro è stato netto: tocca al Consiglio della Scala esaminare una pratica che lo stesso Cda ha aperto designando Pereira. Nei corridoi del Collegio Romano ieri si respirava aria pesantissima nei confronti dell'operazione.

Tanti, dettagliati gli interrogativi nel cuore dell'amministrazione centrale dei beni culturali e dello spettacolo (dove, al di là dei luoghi comuni, lavorano professionisti molto preparati). Primo: questo carteggio tra i due Pereira (direttore artistico di Salisburgo e futuro sovrintendente scaligero) non è un evidente caso di conflitto d'interessi? Secondo: è vero o non è vero che Salisburgo e la Scala hanno palcoscenici molto diversi e quindi il riadattamento degli allestimenti eventualmente acquistati costerebbe altro denaro?

Terzo: il Pereira designato sovrintendente, ma oggi solo «consulente della città di Milano», ha un autentico potere di firma e di decisione nella sua attuale posizione contrattuale? Quarto: riceve percentuali sulle operazioni? E ieri c'era chi a Roma sussurrava: non ci fosse l'autonomia e la decisione toccasse al ministero, Pereira già sarebbe fuori.

La lettera di Nastasi è ancora priva di risposta. Il ministero (socio della Fondazione, siede con i consiglieri designati dall'ex ministro Lorenzo Ornaghi, Alessandro Tuzzi e Margherita Zambon) la attende dal Consiglio di lunedì. Se si dovesse votare su Pereira, i consiglieri del ministero chiederebbero a Roma l'indicazione di voto. La risposta è già bella pronta.

 

 

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