steve mccurry

POLLO AL (MC)CURRY – L’AFGHANISTAN, LA GUERRA, GLI SMARTPHONE: IL GRANDE FOTOGRAFO MAGNUM IN ITALIA PER PRESENTARE IL SUO ULTIMO LIBRO: “L’11 SETTEMBRE È STATA UNA DELLE ESPERIENZE PEGGIORI DELLA MIA VITA. HO VISTO PERSONE SUI CAMPI DI BATTAGLIA, MA SAPERE CHE IMPIEGATI, POLIZIOTTI, VIGILI DEL FUOCO ERANO LÌ ED ERANO MIGLIAIA È STATO UNO CHOC SENZA UGUALI” – I CELLULARI? “LO STRUMENTO NON CONTA. CONTA SAPER CATTURARE CIÒ CHE INTERESSA DI PIÙ”

Gian Micalessin per “il Giornale”

la foto iconica di steve mccurry alla ragazza pashtun sharbat gula

 

«Non pensavo di fare il fotografo. Al college studiavo cinema, volevo diventare regista. Poi ho capito che era un lavoro di gruppo e mi sono iscritto a un corso di fotografia d' arte. Amavo le foto di Henri Cartier-Bresson, Dorothea Lange o André Kertész, ma più di tutto mi attirava l' idea di girovagare, osservare e scattare. E di lavorare da solo».

 

Trentanove anni dopo l' inizio della sua carriera di fotografo giramondo Steve McCurry, classe 1950, spiega così - in questa intervista a il Giornale - la vocazione solitaria e vagabonda che nel 1977 lo induce ad abbandonare il piccolo giornale della Pennsylvania dove ha trovato lavoro per esplorare India e Pakistan. Steve non lo sa ancora, ma quello è il viaggio della sua vita.

 

steve mccurry

Un viaggio che nel 1979, a pochi mesi dall' invasione sovietica, lo porta ad attraversare illegalmente il confine afghano per ritrarre dei guerrieri poveri e male armati, ma fieri di combattere una guerra sconosciuta contro un governo colpevole di aver abbandonato l' islam per abbracciare il comunismo e allearsi a Mosca. Grazie a quello e a tanti altri viaggi in Afghanistan arriva nel 1984 l' incontro con lo sguardo magnetico di Sharbat Gula, il ritratto della giovane profuga pashtun che lo rende famoso.

sharbat gula rifotografata da steve mccurry nel 2001

 

«Per me è un onore che migliaia di persone oggi riconoscano il volto di Sharbat. È una benedizione non solo averla incontrata, ma anche averla ritrovata quando, nel 2001, tornai a cercarla. Quando vidi per la prima volta quegli occhi incredibili capii immediatamente... era la foto che cercavo. Quel ritratto evoca tenacia, determinazione, orgoglio, volontà di sopravvivenza. Esattamente quello che cerco fotografando guerre, civiltà in via d' estinzione o catturando le bellezze del mondo» spiega Steve McCurry alla vigilia del viaggio in Italia per la presentazione di “Steve McCurry. Una vita per immagini” (Mondadori Electa), il libro in cui regala una collezione di scatti, anche privati, senza precedenti. E in cui permette alla sorella maggiore Bonnie, da sempre custode discreta del suo lavoro, di mettere a nudo i suoi ricordi e i suoi sentimenti.

 

Quaranta anni fa nessuno conosceva l' Afghanistan. Oggi lo conoscono tutti. Anche perché vi abbiamo sprecato migliaia di vite e molti miliardi per fermare una guerra senza fine. Cos' è andato storto?

le foto di steve mccurry 6

«Semplice, non abbiamo capito come la pensano gli afghani. Aver tentato di imporgli la nostra volontà e il nostro modello di governo significa non aver capito nulla della loro cultura».

 

In Afghanistan viene progettato l' 11 settembre. Tu quel giorno sei a New York e lo ricordi come uno dei più difficili della tua carriera...

«Sì, è vero, è stata una delle esperienze peggiori. Osservavo quanto succedeva e sapevo che c' erano delle persone intrappolate negli edifici. Sapevo che se fossero crollati sarebbero morti. Alla fine successe... e i morti furono quasi tremila. Esserne stati testimoni è al di là della capacità di descriverlo. Ho visto persone sui campi di battaglia e nei campi profughi, ma sapere che impiegati, poliziotti, vigili del fuoco e fotografi come me erano lì, ed erano migliaia... è stato un choc senza uguali».

le foto di steve mccurry 5

 

Una volta la sfida era raggiungere luoghi sconosciuti. Oggi si viaggia ovunque e su internet ci sono le foto dei posti più incredibili. Com' è cambiato il tuo lavoro?

«Non mi interessano solo i luoghi sconosciuti, ma anche quelli assai familiari. Mi trovo bene a lavorare in centri urbani come New York, Roma o Tokyo. La questione non è dove sei o quanto lontano vai, ma la capacità di vedere un luogo con i propri occhi e raccontarlo dal proprio punto di vista».

 

Milioni di cellulari catturano immagini ovunque. C' è ancora spazio per i fotografi?

l'11 settembre visto da steve mccurry 6

«Lo strumento ha poca importanza. L' unica cosa importante è saper catturare ciò che interessa di più. Curiosità, apertura mentale, tolleranza e tenacia restano i requisiti importanti per un buon fotografo».

 

le foto di steve mccurry 4

C' è uno scatto che rimpiangi?

«Non penso mai così. Non guardo mai indietro. Guardo sempre avanti. Certo ci sono rimpianti, opportunità perdute e foto che avrei voluto fare o non ho potuto fare.

 

Ma questo mestiere è così... Vedi la foto, alzi la camera e lei se n' è andata. Ma non puoi intignare e continuare a pensarci. Meglio lasciare che le cose ti passino sopra... Nella fotografia ci sono sempre più fallimenti che successi. Quando fai una selezione di migliaia di scatti quelli buoni, alla fine, sono ben pochi».

l'11 settembre visto da steve mccurry 5

 

Le tecniche digitali possono cambiare una foto. Com' è cambiato il tuo lavoro?

«Le fotocamere digitali hanno aperto un sacco di possibilità per quanto riguarda la luce e i dettagli. Possiamo vedere, editare e controllare un lavoro mentre lo realizziamo. Questo ci consente di valutare istantaneamente la luce, la composizione e l' immagine. E, alla fine, è un bel vantaggio».

l'11 settembre visto da steve mccurry 7sharbat gulale foto di steve mccurryl'11 settembre visto da steve mccurry 3l'11 settembre visto da steve mccurry 1l'11 settembre visto da steve mccurry 2steve mccurry foto cuba 4pirelli 2013 09 2 steve mccurryl'11 settembre visto da steve mccurry 8le foto di steve mccurry 1le foto di steve mccurry 2le foto di steve mccurry 3steve mccurry foto cuba 25steve mccurry foto cuba 3l'11 settembre visto da steve mccurry 4

Ultimi Dagoreport

davide vecchi salvini

FLASH! L'ADDIO DELLA RAVETTO ALLA LEGA SCOPERCHIA IL GRAN CASINO NEL NUOVO STAFF COMUNICAZIONE DEL PARTITO! SALVINI HA VOLUTO AFFIDARE I GRUPPI PARLAMENTARI A DAVIDE VECCHI, (CHE DA GIORNALISTA DEL "FATTO QUOTIDIANO", LO PERCULAVA) E NEL GIRO DI POCHI MESI DUE DIPENDENTI SE NE SONO GIA' ANDATI "PER IL BRUTTO CLIMA". PARE CHE VECCHI PIACCIA SOLO A SALVINI E ALLA FAMIGLIA VERDINI - TRA LE RAGIONI DELL'ADDIO ALLA LEGA DELLA RAVETTO CI SAREBBE ANCHE LA DIFFICOLTÀ AD ACCEDERE ALLE TRASMISSIONI TV, L'UNICA COSA CHE VERAMENTE LE STAVA A CUORE...

 
 
fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…

maurizio martina francesco lollobrigida elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT – LA STORIA DELLA CANDIDATURA DI MAURIZIO MARTINA ALLA FAO È STATO UNO “SCHERZETTO” BEN CONGEGNATO DALL'AZZOPPATA MELONI CON L'EX COGNATO LOLLOBRIGIDA, PER METTERE IN DIFFICOLTÀ ELLY SCHLEIN: LA SPAGNA HA PUNTATO DA TEMPO LA POLTRONA, TANTO CHE SANCHEZ HA PROPOSTO UN SUO MINISTRO, FEDELISSIMO, LUIS PLANAS. È QUI CHE I FRATELLI D’ITALIA HANNO INTRAVISTO L’OPPORTUNITÀ: SAPENDO CHE L’ITALIA HA POCHE CHANCE, HANNO MESSO SUL PIATTO IL NOME DI MARTINA, PER SPACCARE IL PD E ACCUSARE SCHLEIN DI “SUBALTERNITÀ” RISPETTO AL BEL PEDRO – VORACI COME SONO DI CARICHE E INCARICHI, TI PARE CHE RINUNCIANO A UNA POLTRONA PER DARLA A UN EX SEGRETARIO DEL PD? ERA TUTTO “SPIN”, E I RIFORMISTI DEM HANNO ABBOCCATO…

elkann lapo ginevra john gianni agnelli margherita agnelli poteri

DAGOREPORT - MENTRE LAPO SI RIAVVICINA ALLA MADRE MARGHERITA AGNELLI (“VOGLIO RICOMPORRE UN RAPPORTO DI AFFETTO E DI SERENITÀ”), SI AVVICINA L’UDIENZA DEL 22 GIUGNO A TORINO CHE POTREBBE PORTARE A UN RINVIO A GIUDIZIO PER JOHN ELKANN PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO - NELLO STESSO TEMPO COMINCIA A DIPANARSI L’INTRECCIO DELLE VARIE CAUSE CIVILI INCASTRATE L’UNA CON L’ALTRA TRA ITALIA E SVIZZERA CHE VEDE CONTRAPPORSI MARGHERITA AI SUOI TRE PRIMI FIGLI, AL FINE DI TOGLIERE AL PRIMOGENITO JOHN LA GUIDA DELL’IMPERO EXOR - MA DAGOSPIA PUBBLICA UN ATTO UFFICIALE RELATIVO AI POTERI DELLA "DICEMBRE", LA SOCIETA' CHE HA LA QUOTA PRINCIPALE DEL GRUPPO CHE CONTROLLA EXOR, SOTTOSCRITTO NEL 1999 DALLA STESSA MARGHERITA, IN CUI SI LEGGE: "QUALORA GIOVANNI AGNELLI MANCASSE O PER QUALSIASI RAGIONE FOSSE IMPEDITO, L'AMMINISTRAZIONE NELLA SUA IDENTICA POSIZIONE CON GLI STESSI POTERI E PREROGATIVE SARA' ASSUNTA DA JOHN PHILIP ELKANN..."

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…