stella ender

1. LA STORIA DI UN RAGAZZO CHE SOGNA DI ESSERE UNA FEMME FATALE. È LA STORIA DI STELLA 2. "CIAO. QUELLA NELLA FOTO QUI SOPRA SONO IO: STELLA. SONO PIÙ VICINA AI 40 CHE AI 30, SONO FIDANZATA, DI LAVORO FACCIO LA STYLIST E SONO UNA TRANSESSUALE"

Maria Elena Barnabi per cosmopolitan.it

http://www.cosmopolitan.it/lifecoach/news/a111529/transessuale-storia-vera/

 

 

STELLA  enderSTELLA ender

Ciao. Quella nella foto qui sopra sono io: Stella. Sono più vicina ai 40 che ai 30, sono fidanzata, di lavoro faccio la stylist (anche per Cosmopolitan) e sono una transessuale. Mi sono rifatta il naso, ho eliminato barba e peli con la luce pulsata, prendo ormoni femminili, e poche settimane fa ho fatto la mastoplastica additiva, una quarta coppa D. Ma mi fermerò qui.

 

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Come la maggior parte delle transessuali, non interverrò chirurgicamente sui miei organi genitali. Mi vanno benissimo così. Ho un ottimo rapporto con il mio pene. E finalmente adesso sono quello che ho sempre voluto essere. Non un uomo. Non una donna. Ma una transessuale.

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Ci ho messo più di vent'anni ad arrivare dove sono ora. A capirmi, a prendere coraggio delle mie azioni, a sbagliare, a ricominciare. Sono stati anni duri. Anni disperati, di depressione, e intensi, di serate ed eccessi. Ma anche anni belli. A volte guardo le ragazze transessuali più giovani, persone che hanno 15 anni meno di me, e che hanno già fatto tutto (ormoni, epilazione, seno), e mi sento una stupida per aver sprecato tutto questo tempo. Perché non l'ho fatto prima? Non lo so. Non lo so proprio. Ognuno ha il suo cammino da fare, immagino. Quello che leggi qui è il mio.

hedwig rockstar transhedwig rockstar trans

 

CHE LE DONNE NON MI PIACESSERO, MI È STATO CHIARO FIN DALL'INIZIO

Ero in quarta, quinta elementare e già prendevo le mie cottarelle per i compagni maschi. Ma per il resto (sono uomo o donna?), buio totale. Non sapevo neppure che esistessero i transessuali. Sapevo solo che avevo delle fantasie: avevo 12 anni, guardavo Madonna nel video di Material Girl e pensavo: «Che figa. Io voglio essere così».

 

octavia1octavia1

Guardavo Guesch Patti che cantava Étienne, con il suo look Anni 40 (longuette, camicia bianca. Sotto: un corpetto, un body, giarrettiere) e mi dicevo: «Magari essere lei, una donna di potere, bella, determinata. Una femme fatale. Supersexy». Da adolescente, andavo a cena con i miei amici, alle serate, ai pranzi di famiglia, mi mettevo in un angolo e mi annullavo. Immaginavo di fare il mio ingresso come Guesch Patti, di attirare gli sguardi di tutti i maschi, di sedurli, di piacere.

octavia st laurentoctavia st laurent

 

Nessuno sapeva delle mie fantasie, e io diventavo sempre più cupo. Ai miei avevo detto che ero gay, ma nulla di più. Non è stato un dramma, erano di mentalità aperta, ma da allora non mi hanno chiesto più niente. La mia adolescenza è stata lunga, solitaria, incerta. Brutta.

 

Tutto è cambiato quando mi sono trasferito a Milano dalla Sardegna

Milano mi ha aiutato a fiorire: qui ho fatto le mie prime esperienze omosessuali, ho cominciato a uscire, a divertirmi. Una sera, avrò avuto 22, 23 anni, in un locale gay mi sono avvicinato a una transessuale: ero un bel ragazzo sardo, abbronzato, col pizzetto. Mi avvicino e le dico: «Ciao ti posso conoscere?». E lei: «Ma certo». Io: «Non l'ho mai detto a nessuno: voglio diventare una transessuale». Risposta sua: «Ma vai a quel paese. Credevo volessi provarci con me!».

octavia saint laurentoctavia saint laurent

 

Non mi ricordo neppure come si chiamava, ma quella trans lì, quella sera, fu la prima ad accogliere le mie prime confidenze e a spiegarmi le cose. Nel nostro ambiente c'è una tradizione: le più adulte aiutano le più giovani. È una specie di regola non scritta, come in una tribù, in cui la conoscenza passa di generazione in generazione. Perché quando hai 20 anni, sei un uomo e scopri che vuoi vestirti da donna, tutto è complicatissimo.

 

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Non sai come nascondere la barba, come truccarti, che parrucca usare, dove comprare gli abiti. Da solo non ce la faresti mai. Anch'io, ora che sono (ehm...) grandicella, sto aiutando alcune transessuali giovani. Mi piace. Le guido, do loro consigli, le ascolto, lo scorso weekend le ho portate a ballare... Ma sto divagando. Torniamo alla mia storia.

 

 

La sera che ho fatto la mia prima uscita da drag queen

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(odio il termine travestito, mi sembra dispregiativo), il mio amico Riccardo, che era un truccatore, mi ha aiutato a prepararmi. A diventare Stella. Ho ancora una polaroid di quella sera lì: caschetto biondo platino (chissà perché è la prima parrucca che usiamo tutte), abito nero, zeppe altissime. Ho rischiato di rompermi una caviglia a ogni passo.

 

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È stato bellissimo: eravamo al Tunnel di Milano, una serata gay, e io finalmente interpretavo la parte che avevo sempre desiderato fare. Da quel giorno ho cominciato a lavorare nei locali: adoravo fare la door selector, soprattutto dei privé. Ero una femme fatale potentissima che decideva chi poteva entrare o rimanere fuori.

 

Feci il primo passo: mi sbarazzai della barba. Per una trans i peli in faccia sono un incubo: se fai una serata in discoteca, quando arrivi alle sei del mattino, il mostro comincia a spuntare. Terribile. Dio benedica chi ha scoperto la luce pulsata. La prima seduta è stata dolorosissima, tornai a casa con il viso tutto rosso. Poi dopo qualche giorno, mentre mi lavavo la faccia al mattino, mi resi conto che i peli mi rimanevano in mano.

 

PER ANNI LA MIA VITA FU COSÌ: ALLA SERA ERO STELLA, LA DRAG, DI GIORNO ERO FULVIO, IL GAY

jayne county livejayne county liveisis kingisis king

Con chi stavo? Alla luce del sole avevo storie con ragazzi omosessuali, da uomo. Di sera, con gli etero, vestita da donna. Ero condannata a essere spaccata in due. Col tempo, mi accorsi che i ragazzi gay non mi piacevano più. Io stavo bene solo con gli eterosessuali. Mi completavano. Ero diventata brava a sedurli con gli sguardi, le parole, il cervello. Il problema era che Stella, con le sue tette finte troppo grosse, i suoi eccessi, le parrucche, il trucco pesante, esisteva solo alla sera.

 

Mica potevo andare in giro di giorno conciata così. Dopo una serata con qualcuno, aspettavo sempre una chiamata al mattino che non arrivava mai. In quegli anni ho sofferto molte volte di attacchi di depressione. Mi curavo, ma poi abbandonavo i farmaci e dopo un po' era tutto daccapo. Ripensandoci ora, la depressione era causata dal rapporto con il mio corpo: volevo essere una transessuale, invece ero una drag queen. Era tutto finto.

candy darling copiacandy darling copia

 

Alcune mattine mi svegliavo senza forze, annichilita. Non riuscivo ad alzarmi dal letto. Gli uomini con cui stavo io erano tutti fidanzati o sposati. Che cosa trovavano in me? Non saprei. Ma non pensare che fosse, banalmente, il desiderio della trasgressione. Non c'è solo quello, e comunque con una transessuale le "combinazioni" sono tante.

 

POI, UN BRUTTO GIORNO, È ARRIVATA LA CRISI ECONOMICA

Persi il lavoro. Fu come diventare adulta all'improvviso. Altri mesi bui. Di incoscienza e sofferenza. Pian piano però facevo dei cambiamenti: un trucco meno forte, un look meno eccessivo, qualche iniezione a zigomi e labbra. Il mio viso diventava sempre più effemminato. Ripresi a lavorare, le cose cominciavano ad andare meglio. Ma non riuscivo a trovare il coraggio per fare il passo. Il passo degli ormoni, il vero spartiacque.

 

jayne county livejayne county live

Gli ormoni ti cambiano il viso, ti addolciscono i lineamenti, ti modificano l'umore: diventi molto emotiva, vulnerabile. E poi, se fai una cura forte, hai problemi di erezione. È un prezzo da pagare altissimo. Ma faresti qualsiasi cosa pur di non prolungare l'agonia. Io ci ho messo anni prima di decidere. Un giorno una mia amica trans mi disse: «Sei ridicolo. Sei una testa di donna messa sopra un corpo da ragazzo. Ti vedi?».

 

Eravamo in centro, mi sono guardata riflessa in una vetrina: era vero. Presi appuntamento dall'endocrinologo, ma rimandai per un anno ancora. Finalmente arriviamo alla primavera del 2014. Vado da un endocrinologo, questa volta decisa davvero, e mi faccio dare una cura ormonale.

hannah winterbourne, 27 annihannah winterbourne, 27 anni

 

COMINCIO CON GLI ORMONI, E MI FACCIO CHIAMARE DA TUTTI STELLA

Mi metto pure le ciglia finte, quelle permanenti. Di colpo, gli etero cominciano a guardarmi sempre di più, anche di giorno. Anche se sono Fulvio. E io sono felice. Sto meglio. Dopo qualche mese faccio la mia prima uscita al mattino con un trucco leggero, al bar sotto casa. Sorpresa: nessuno sguardo di disapprovazione. A ottobre 2014 vado in centro con un paio di jeans e i tacchi.

 

hannah winterbourne prima di iniziare percorsohannah winterbourne prima di iniziare percorso

Altra sorpresa: nessuno episodio spiacevole. Certo, ci sono gli sguardi, soprattutto delle donne, a quelli ti devi abituare. Ma saranno occhiate di curiosità o di disapprovazione? Nel frattempo incontro un ragazzo che ha 25 anni, eterosessuale, e cominciamo a uscire. Ci fidanziamo. Andiamo al cinema assieme, usciamo con le mie amiche trans e i loro fidanzati. Una vita quasi normale. Prendo coraggio, e decido di fare quello che ho sempre sognato: le tette. Il primo luglio 2015 mi sottopongo all'intervento. Quando mi sveglio sono così dolorante che non riesco neppure a essere felice.

 

LA FELICITÀ ARRIVA DOPO, A CASA, COME UN FIUME

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Un fiume di lacrime che ogni due per tre mi viene su agli occhi. Sono spossata, svuotata, come dopo aver fatto una gran fatica. Anni di fatiche. Mi guardo le tette, e mi commuovo. Io che non ho mai fatto il bagno o la doccia con nessuno (nessuno!) ora a casa giro sempre nuda. Mi guardo allo specchio e vedo che sono quello che ho sempre voluto essere. Una trans che si chiama Stella. Di giorno e di notte.

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