LE STREGARIE: IL PREMIO SI APRA AL POPOLO DEL WEB

Leonardo Jattarelli per "Il Messaggero"


LA RIVOLUZIONE
E se si desse avvio anche alle Stregarie? Provate per un attimo ad immaginare il salotto Bellonci del Premio Strega come una delle due Camere del Parlamento. Dal 1947, diversamente da come racconta la storia della Repubblica, esiste una maggioranza salda: due schieramenti editoriali che in 66 anni di reggenza (non contiamo il corrente 2013 per il quale tra pochi giorni si svolgeranno le nuove elezioni editoriali) hanno sempre ottenuto la maggioranza dei voti: 52 su 66, un vero record. Mondadori & Co. 34, Rizzoli & Co. 18.

Oggi, in epoca di Cinquestelle, ma ancora un po' prima del successo della rivoluzione grillina, il Premio Strega con il suo presidente, il professore Tullio De Mauro, ha annusato profumo di cambiamento nell'aria e iniziato un piccolo rinnovamento: è aumentato il numero dei cosiddetti "lettori forti", niente più voti via fax o addirittura telegramma ma, da quest'anno, un sistema telematico per le preferenze dei 400 Amici della Domenica, dei 60 lettori forti selezionati dalle librerie indipendenti italiane, degli studenti di 40 scuole e di 10 istituti italiani di Cultura all'estero. In più, ciliegina sulla torta, anche un account Twitter dove vengono annunciate le news del Premio.

GLI EDITORI
Sì, ma il problema della vera democrazia Strega è un altro: il ruolo degli editori. E lì non si smuove niente da 67 anni. La Storia del più ambìto Premio letterario italiano in questo senso è ricca di strappi, dispute, vittorie in zona cesarini, confessioni di pressioni sui giurati, telefonate dell'ultimo minuto, accordi tra gli Amici. L'ultimo grido d'allarme, poi parzialmente rientrato, è stato quello di Inge Feltrinelli qualche mese fa quando, tra l'altro, disse che «questo Strega sa un po' di mafia».

Dunque, proprio oggi, nella giornata della selezione dei 12 candidati alla cinquina dell'edizione 2013, riflettiamo: e se il voto dello Strega dal prossimo anno fosse aperto "anche" al popolo del web, cioè quello della stragrande maggioranza dei lettori che potrebbero scegliere i loro candidati, e successivamente votare la cinquina e decretare il vincitore? Potrebbe essere un deterrente contro il monopolio dei soliti noti? Il Premio rischia anche l'accusa di riconoscimento discriminante nei confronti delle quote rosa: dei 26 candidati di questa edizione ad esempio, solo 8 sono donne. Meno di un terzo.

Il presidente del Premio, Tullio De Mauro, sorride e, prima ancora che gli venga lanciata la proposta, afferma: «Non siamo ancora alla rivoluzione dei grillini». Ecco, appunto, perché no? «Perché lo Strega è un premio letterario, non l'elezione diretta del capo dello Stato». Cioè? «Esiste una giuria di letterati, intellettuali, scrittori che sono chiamati ad emettere un giudizio. E non sono pochi, oltre cinquecento».

I LETTORI
Ma perché non far votare anche i lettori sul web per rendere tutto assolutamente trasparente? «Mi sta parlando di lettori, in Italia. Ma lo sa quanti lettori ci sono nel nostro Paese? E allora su, non scherziamo». Sì è vero, secondo l'Istat nel 2012 solo il 46% delle popolazione dichiara di aver letto almeno un libro all'anno.

E' triste, ma tra questi evidentemente ci sono anche quelli che sfogliano i libri usciti dallo Strega. E sul termine "trasparenza", De Mauro fa una pausa: «Abbiamo quasi completato il lavoro della Fondazione rimettendo in ordine l'archivio del Premio. Le posso dire che gli strali di oggi sono rose e fiori rispetto alle polemiche sanguinose del passato».

Da Emanuele Trevi, che quest'anno si è autosospeso da giurato dello Strega in polemica con i meccanismi di selezione del Premio, «dove le pressioni delle case editrici sono divenute insopportabili», giunge una risposta imprevista. Lo scorso anno Trevi è arrivato a due voti dalla vittoria con Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie), mentre il liquore alla fine se l'è bevuto Alessandro Piperno, vincitore con Inseparabili, il fuoco amico dei ricordi (Mondadori).

Dicevamo, imprevista: «Non cambierebbero le cose - dice lo scrittore - e poi non sarebbe un'idea di prestigio per un premio come lo Strega. Esiste una giuria qualificata - dice Trevi - di intellettuali che hanno dimistichezza con i libri, insomma il premio perderebbe la sua ragion d'essere». Ma il suo strappo con lo Strega è legato alla scottatura dell'anno scorso? «Me ne sarei andato anche se avessi vinto».

Dunque c'è bisogno di aria nuova? «La verità è che non mi piaceva più fare il giurato perché la giuria deve scegliere il libro e non l'editore». Appunto. «Non volevo più battagliare, mi scocciava ricevere pressioni, telefonate. E comunque lo Strega l'ho sempre seguito poco, anche da giurato». Ecco.

INTERNET
Più che possibilista, invece, Elido Fazi che quest'anno con la sua casa editrice partecipa alle candidature con Cate, io di Mattia Cellini: «E' vero che anche su Internet si potrebbe imbrogliare, ma il voto popolare ci vorrebbe proprio. Ovviamente con delle regole precise». Quali? «Beh, non so, intanto la registrazione dei votanti con nome e cognome - precisa l'editore - e una limitazione sul numero dei partecipanti altrimenti sarebbe impossibile. Ma sicuramente sarebbe meglio di ora».

E racconta un aneddoto: «Quando nel 2009 andammo a Berlino in un istituto di Cultura italiano e invece del libro di Tiziano Scarpa, che poi si aggiudicò lo Strega, risultò più gradito quello di Cesarina Vighy, L'ultima estate, che presentavo con il mio marchio, beh la notizia in Italia mica fu fatta uscire».

Infine la parola al più papabile tra gli scrittori di questa edizione, Walter Siti, con il suo Resistere non serve a niente (Rizzoli): «Non ho mai pensato ad una eventualità del genere» risponde riferendosi alla proposta delle Stregarie. Ma non sarebbe un bel cambiamento? «Guardi, non so cosa dire, mi spiace».

 

 

 

 

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