rai tv compie 70 anni

RAI ’70 /1 - LA TELEVISIONE ITALIANA COMPIE 70 ANNI – ALDO GRASSO E LA STORIA DELL’ELETTRODOMESTICO CHE HA CAMBIATO IL PAESE: "IL 3 GENNAIO 1954 NASCE LA TELEVISIONE. ALLA NASCITA ERA IN MANO A UN ESTABLISHMENT DI STAMPO MASSONICO-LIBERALE SOPPIANTATO QUASI SUBITO DA UN CETO DIRIGENTE CATTOLICO - LE 4 EPOCHE DELLA TV: "A UN CERTO PUNTO È CIRCOLATA LA VOCE CHE LA TV (GENERALISTA) FOSSE MORTA. ANCORA UNA VOLTA È UNA “NOTIZIA FORTEMENTE ESAGERATA”. IN REALTÀ, LA TV GENERALISTA GODE ANCORA DI…" - VIDEO

https://www.teche.rai.it/2024/01/la-tv-compie-70-anni/#:~:text=Era%20il%203%20gennaio%201954,trasmissioni%20regolari%20della%20televisione%20italiana.

 

 

Aldo Grasso per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Era una domenica mattina di settant’anni fa. 

 

(...)

 

la rai tv compie 70 anni

Alle 11 in punto del 3 gennaio 1954, con tre cerimonie inaugurali (Milano, Torino e Roma), iniziano ufficialmente le trasmissioni della Rai, Radio Audizioni Italiane, la società concessionaria del servizio pubblico radiofonico e televisivo in Italia. Tocca all’annunciatrice Fulvia Colombo pronunciare le prime parole: «La Rai, Radiotelevisione Italiana inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive». Quel giorno gli abbonati privati sono 90, dopo un mese 24 mila, dopo un anno quasi 90 mila.

 

(...)

 

Alla nascita, la tv era in mano a un establishment di stampo massonico-liberale (c’è d’aggiungere che quasi tutti i quadri dell’Eiar erano stati incorporati nella Rai, senza andare troppo per il sottile) soppiantato quasi subito, dopo aspra lotta, da un ceto dirigente cattolico.

 

mike bongiorno lascia o raddoppia

Era una tv che rispecchiava lo spirito di una borghesia medio-alta e si rivolgeva a quella stessa borghesia, la sola in grado di acquistare il costoso apparecchio (di lì a pochissimo, però, grazie allo strepitoso successo di «Lascia o raddoppia? », nei bar e nei cinema la tv si sarebbe affermata come lo strumento principe della cultura popolare). Per intanto, la fascinazione del mezzo attirava dalle università le menti migliori e dava inizio a quella fase aurorale in cui un nuovo strumento è in grado di stimolare nuovi immaginari. La sezione spettacoli viene affidata a un drammaturgo, Sergio Pugliese, quella informativa a un giovane cronista, Vittorio Veltroni.

 

Entrambi provengono dalla radio. L’indirizzo ufficiale della Rai è: via Arsenale, 21, Torino.

 

Per fortuna, ora di tv non si occupano soltanto gli addetti ai lavori (più spesso ai livori) ma storici, studiosi della lingua, sociologi, antropologi, concordi nell’assegnare alla tv un ruolo decisivo nell’autorappresentazione del Paese, nella diffusione di una lingua unitaria, nella sincronizzazione dei ritmi di una comunità (la tv come «orologio sociale»), nella funzione pedagogizzante.

70 anni di rai

 

Privilegiando il rapporto con la propria audience, dividerei la storia della tv italiana in quattro grandi periodi: quello in cui la Rai è più avanti del suo pubblico (l’analfabetismo riguardava metà della popolazione italiana), quello in cui l’offerta televisiva è in perfetta sincronia con il «sapere» degli spettatori, quello in cui c’è una tale abbondanza di offerta che è necessario declinare al plurale sia le televisioni che i pubblici, infine quello attuale, frutto della più grande rivoluzione che ci sia mai stata nel mondo della comunicazione: il passaggio dall’analogico al digitale.

 

tortora la domenica sportiva

La tv delle origini (1954-74) Basti pensare alle inchieste di Mario Soldati, Ugo Zatterin, Giovanni Salvi, Virgilio Sabel, Sergio Zavoli, ai varietà di Falqui e Sacerdote, ai quiz di Mike Bongiorno, al grandioso progetto di Telescuola (c’è anche un corso per analfabeti tenuto dal maestro Manzi) per rafforzare questa tesi: ogni programma era anche un’offerta di conoscenza per il pubblico, per la prima volta il mondo entrava in casa.

 

A ragione, i dirigenti dell’epoca sono ricordati come circonfusi di un’aura di venerazione e di professionalità. Proprio santi non erano (specie l’informazione era rigidamente controllata dalla Democrazia cristiana), ma hanno avuto la buona sorte di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, quando la tv stessa guidava chi voleva lasciarsi guidare e trascinava i nolenti. Il giovedì sera, era d’uso fra le famiglie più benestanti invitare i vicini di casa, con sedia di scorta, a vedere «Lascia o raddoppia?»: una parentesi miracolosa nella vita condominiale.

 

mina gaber storia rai

La tv della deregulation (1975-1999) È l’epoca dei programmi che tutti vedevano, di cui tutti parlavano, da cui tutti erano influenzati, compresi gli altri media: «90° minuto», «Bontà loro», «Portobello», «L’altra domenica», «Quelli della notte», «Quark», «Domenica in», «Mixer», «Samarcanda», «La Piovra». C’è poi da registrare la fortissima spinta delle tv commerciali, di Mediaset in particolare, come nel caso di «Drive in» o di «Mai dire gol».

 

È il momento in cui, per la sua specificità di «medium generalista di flusso», la tv tende a sincronizzare con rara efficacia i ritmi di un’intera comunità nazionale. Quando a «Portobello», nel 1978, il signor Piero Diacono, tramviere, propone di spianare il colle del Turchino per creare una corrente d’aria in grado di spazzare via la nebbia in Val Padana, l’idea è dibattuta in ogni luogo, dai bar alle università.

 

raffaella carra'

La tv dell’abbondanza (2000-2010) L’offerta è ormai così grande (arriva il satellite, arriva la pay tv) che solo una parte della popolazione, la più anziana, vive la tv come unica interfaccia col vasto mondo. Si parla di declino, in Rai abbondano gli sceneggiati su Padre Pio. Mediaset mira all’audience commerciale e le tv a pagamento cercano di attrarre un pubblico più giovane e socialmente attivo.

 

Mentre nasce l’epopea del Grande Fratello, si assiste a una sorta di scissione. I canali crescono a dismisura e sono alla ricerca di nicchie di pubblico più remunerative: arrivano le grandi serie americane, si alzano gli standard linguistici, s’intrecciano le discussioni teoriche, lo showrunner diventa il nuovo romanziere.

 

canzonissima carra'

Il consumo televisivo tende a farsi sempre più personalizzato, in un’ideale linea di sviluppo che conduce dalla griglia del palinsesto alla libertà dell’ on demand . In una fase di riflusso della tv generalista, il lievito di molte trasmissioni sono i casi di cronaca nera, tanto da diventare format sperimentati. Le trasmissioni sui delitti colonizzato i palinsesti, diventano rubriche fisse dei contenitori pomeridiani e domenicali, si serializzano.

 

La tv della convergenza (2011-oggi) A un certo punto è circolata la voce che la tv (generalista) fosse morta, soffocata dalle grandi piattaforme di distribuzione, le cosiddette OTT (over-the-top ): la visione in streaming avrebbe «ucciso» i vecchi palinsesti, cioè la tv lineare, quella dei tg, delle domeniche pomeriggio, dei talk show dove tutti urlano e non si capisce niente.

biagi guttuso

 

Ancora una volta è una «notizia fortemente esagerata», come quando si erano decisi a tavolino i funerali del teatro, della radio, del cinema. In realtà, la tv generalista gode ancora di buona salute (Rai, Mediaset, La7: persino le piattaforme Discovery e Sky hanno cercato uno sbocco sul digitale), il suo statuto è attraversato da fenomeni di innovazione e cambiamento, da mezzi più personali, come tutti quelli che si appoggiano al digitale come linguaggio e al web come piattaforma distributiva. Si parla di partecipazione attiva, di ritorno dei giovani (dati per dispersi), di una «ritualità reloaded ». Si tratta di una ritualità sincronizzata non più sulla società ma sui social media ma che evidenzia la capacità di molti programmi di generare ancora condivisione: engagement, like, tweet ...

conti rischiatutto

 

La tv attrae il mondo dei social con contenuti forti; disponendo di una massa critica di trasmissioni, a fronte di una lieve decrescita, riesce ancora a trasformare la sua offerta in parola, cioè in discorso comune, attraverso momenti importanti (Festival di Sanremo, X Factor, Amici, gli eventi di cronaca e di sport, ecc). La grande influenza che la televisione ha avuto e ha sulla cultura popolare è rappresentata soprattutto dalla sua presenza nella vita quotidiana: è visione e insieme esperienza vissuta, è flusso continuo di contenuti e insieme di emozioni. Settant’anni fa, come oggi.+

amadeus fiorellofiorello amadeusALDO GRASSO

Ultimi Dagoreport

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?