bordin travaglio radio radicale

TRAVAGLIO E ''LA VERITÀ'' PERFETTAMENTE D'ACCORDO: NO, NON È TIZIANO RENZI, È RADIO RADICALE! MARCOLINO VERGA UN EDITORIALE CONTRO LA RADIO CHE FU DI BORDIN E PANNELLA: ''QUESTI CONVINTI LIBERISTI SI FACESSERO FINANZIARE DAI LORO RICCHI SOSTENITORI DI 'REPUBBLICA-STAMPA' E 'CORRIERE', NON DALLO STATO''. SUL QUOTIDIANO DI BELPIETRO ERA APPARSO UN ARTICOLO MOLTO SIMILE - MA SUL ''FATTO'' C'È ANCHE MELETTI: ''BUTTERANNO MILIARDI IN ALITALIA MA NON TROVANO 10 MILIONI PER L'INFORMAZIONE DI SERVIZIO''

 

1. LIBERISTI COI SOLDI ALTRUI

Marco Travaglio per “il Fatto Quotidiano

 

 

Uffa, che barba, che noia. I radicali e i loro seguaci, anche strumentalizzando la scomparsa del nostro carissimo nemico Massimo Bordin, hanno ricominciato a piangere. Il chiagni e fotti è il loro sport preferito, che rende petulante e insopportabile ogni loro battaglia, anche la più nobile. Sempre lì a lacrimare contro il "regime", di cui fanno parte integrante da cinquant' anni. Non chiedono mai per favore: pretendono, anzi esigono, come se tutto fosse loro dovuto, dalle amnistie alle svuota-carceri ai soldi per Radio Radicale.

radio radicale

 

E, quel che è bizzarro per dei soi disant "liberisti e libertari", lo esigono dallo Stato "illiberale e partitocratico" contro cui si scagliano dalla notte dei tempi. L' ultima loro battaglia meritoria fu il referendum (vinto, anzi stravinto e subito tradito) del 1993 per abolire il finanziamento pubblico dei partiti: noi, ingenuamente, pensavamo che comprendesse il finanziamento pubblico agli organi di partito. Invece no: Radio Radicale fa sempre eccezione.

 

Infatti costa ai cittadini una media di 14 milioni di euro all' anno, in virtù di due diverse fonti di finanziamento: una (circa 4 milioni l' anno) dal Dipartimento editoria di Palazzo Chigi per le "fonti d' informazione di interesse generale"; l' altra (una decina di milioni l' anno) dal ministero delle Poste (ora assorbito dallo Sviluppo economico), in seguito a una convenzione stipulata da Pannella con l' allora ministro Tatarella, sotto il primo governo Berlusconi (regolarmente appoggiato da Pannella, Bonino & C.), poi sempre rinnovata dal centrosinistra (regolarmente appoggiato da Pannella, Bonino & C.).

 

MARCO TRAVAGLIO

Il refrain dei radicali è che la loro non è una radio di partito, anzi sarebbe un "servizio pubblico". Può essere: ma lo stesso potrebbe sostenere una qualsiasi emittente dedita all' informazione. Tipo Sky o La7: che facciamo, diamo soldi pubblici pure a loro? Anche noi del Fatto abbiamo la presunzione di svolgere un servizio pubblico: informare senza padroni. Ma non ci sogniamo di chiedere soldi allo Stato, anzi siamo nati quando molti altri li incassavano e li abbiamo sempre rifiutati per difendere la nostra indipendenza.

 

E seguitiamo a respingerli, diversamente da concorrenti che non esisterebbero se, con vari escamotage, non prelevassero fior di milioni dalle tasche di chi non li legge. Lo stesso ci attenderemmo dai "liberisti" radicali, che invece son tornati a piagnucolare e battere cassa sotto Palazzo Chigi col cappello in mano. Anche senza dirci "liberisti" prima e dopo i pasti, ci piace farci giudicare dalla capacità di stare sul mercato dell' informazione.

 

MARCO PANNELLA RADIO RADICALE

Chi ha dei lettori, o dei telespettatori, o dei radioascoltatori sopravvive; chi non ne ha chiude. Si dirà: Radio Radicale trasmette le dirette delle sedute parlamentari. Vero, è un obbligo previsto dalla convenzione con le Poste. Ma ormai ha poco senso: lo stesso servizio, in video, già lo svolge la Rai, che paga profumatamente (con i soldi del nostro canone) le riprese esterne. Allora si dice: Radio Radicale segue da decenni i principali processi giudiziari e ha accumulato un archivio unico e prezioso.

 

Verissimo, onore al merito. Anzi, sarebbe un peccato se l' archivio andasse disperso: fossimo nei vertici Rai, lo acquisteremmo per metterlo gratuitamente a disposizione del pubblico; e creeremmo un analogo canale audio-video per proseguire anche quel servizio.

 

Ciò detto, come ogni emittente privata, Radio Radicale fa lavorare i giornalisti vicini al Partito radicale, non certo scelti con pubblici concorsi (come deve fare ogni "servizio pubblico"); e in questi anni non ha trasmesso solo dibattiti parlamentari, processi e rassegne stampa, ma anche interminabili comizi di Pannella, Bonino & C. contro i loro avversari politici, il cui interesse pubblico sfugge ai più. Come sfugge ai più il servizio pubblico reso dai vari Taradash.

massimo bordin

 

Ora non si capisce perché mai i 5Stelle (la Lega non cambierebbe nulla nemmeno sui fondi all' editoria), dopo aver sempre promesso l' abolizione dei soldi pubblici a testate private e raccolto anche su questo il 33% dei voti, dovrebbe rimangiarsi tutto per fare un' eccezione su Radio Radicale. Né si comprende il senso degli appelli per "salvarla dalla chiusura". Come se il sottosegretario all' Editoria Vito Crimi avesse deciso di chiuderla per "spegnere una voce scomoda" (certo, come no). Radio Radicale può continuare le trasmissioni, in parte meritorie e in parte opinabili o detestabili (come quelle di ogni testata), finanziandosi da sé.

 

Anziché promuovere appelli al governo per continuare a farla pagare dai cittadini, i gruppi Repubblica-Espresso e Cairo-Corriere hanno mezzi sufficienti per finanziarla e pure per comprarsela: il segnale - uno dei migliori su piazza, come Radio Maria - costa 3,7 milioni l' anno. Perché non lo pagano loro? In Rete è molto diffuso l' autofinanziamento collettivo (crowdfunding), con cui si sostengono in tutto il mondo molte nuove realtà d' informazione indipendente.

 

massimo bordin 1

Invece degli appelli al governo, delle mobilitazioni retoriche di Federazione della stampa e intellettuali vari, degli alti lai per la libertà di stampa minacciata, dei soliti strilli della Bonino per "l' insofferenza dei gialloverdi alla libertà di espressione", del diktat dell' Agcom (ma che diavolo c' entra?) e degli scioperi della fame, basta aprire una sottoscrizione e cominciare a raccogliere fondi.

 

Gli ascoltatori non sono moltissimi (l' ultima rilevazione del primo semestre 2014 ne dava 275 mila al giorno, oltre il doppio di Radio Padania). Ma, se ci tengono tutti davvero, possono pagare un abbonamento annuale, come fanno tanti lettori del Fatto e di altri giornali. Tra i firmaioli ci sono editori e scrittori piuttosto facoltosi: perché non mettono mano al portafogli?

giorgio meletti

 

 

2. PERCHÉ VOGLIONO SALVARE L' ALITALIA, NON RADIO RADICALE

Giorgio Meletti per ''Il Fatto Quotidiano'' del 21 aprile 2019

 

C' è un nesso tra il salvataggio dell' Alitalia e il soffocamento di Radio Radicale. L' Alitalia è grossa, Radio Radicale è piccola. L' Alitalia costa miliardi di euro ai contribuenti, Radio Radicale pochi milioni. L' esecutivo Di Maio-Salvini ha ormai consolidato un' indole forte con i deboli e debole con i forti alla quale vengono subordinate le grandi scelte di governo del sistema. L' Alitalia non svolge più un servizio pubblico essenziale, nei voli interni ha ceduto largamente il passo al low cost, potrebbe chiudere domani mattina e verrebbe immediatamente sostituita dai voli di altre compagnie. Però il governo dovrebbe fronteggiare la rabbia di migliaia di dipendenti e soprattutto di creditori e fornitori, tipicamente amici degli amici.

 

Così il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio si avventura nella missione impossibile: "Sto cercando di risolvere un problema che nessun altro ministro ha risolto". Cioè di risanare l' Alitalia che negli ultimi dieci anni è fallita tre volte ed è costata allo Stato già quasi dieci miliardi.

il testamento di marina ripa di meana a radio radicale e maria antonietta farina coscioni

 

Il povero Gianfranco Battisti, capo delle Fs, ha accettato di fare la questua tra le aziende statali per salvare la compagnia. Gli hanno detto "no grazie" le Poste (che a Matteo Renzi obbedivano, a Di Maio no), la Fincantieri, la Finmeccanica, l' Eni e la Cassa Depositi e Prestiti. Così il governo si è inginocchiato davanti a Giovanni Castellucci, capo di Atlantia e quindi azionista sia di Autostrade per l' Italia che di Aeroporti di Roma, chiedendogli 300 milioni per Alitalia.

 

massimo bordin 2

A Ferragosto hanno promesso ai Benetton di togliergli la concessione autostradale dopo il crollo del Ponte Morandi. Adesso gli affidano gli aerei. Di Maio dice che tra le due cose non c' è nesso: "La promessa di ritirare la concessione sarà mantenuta, c' è una commissione al ministero dei Trasporti che sta accertando il comportamento di Autostrade sul disastro del ponte Morandi". Ma, come avrete già capito dalla parola "commissione", tutto è già perdonato a chi è grosso e fa paura.

 

Radio Radicale invece è piccola e non fa paura. Quindi ci si può accanire. Ci sarebbero molti argomenti per sostenere che Radio Radicale fa un servizio di informazione e documentazione poco costoso e insostituibile; e che solo un Paese masochista se ne può privare per risparmiare 12 milioni mentre paga 2 miliardi di canone Rai. Quei 12 milioni sono più o meno quanto spendono Camera e Senato per stampare (sì, stampare) gli atti parlamentari.

 

 

Ma non c' è nessuna argomentazione possibile contro la logica ottusa del sottosegretario per l' editoria Vito Crimi: "L' intenzione del governo, mia e del Mise è di non rinnovare la convenzione. Nessuno ce l' ha con Radio Radicale o vuole la sua chiusura, ma sta nella libertà del governo farlo". Posso farlo, quindi lo faccio. Questo governo usa con voluttà la sua presunta "libertà" di aggredire tutto ciò che è minoranza e non fa paura, come se essere minoranza fosse una colpa da espiare. Lungo questa china penosa un giorno potrebbero dirci che anche i musei e gli archivi e le biblioteche interessano solo a minoranze che non hanno vinto le elezioni.

VITO CRIMI

 

Uomini di governo che dicono "ho la libertà di farlo" concepiscono il potere come arbitrio. Di fronte a una cultura politica così spaventosa, il premier Giuseppe Conte e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, due giuristi, dovrebbero sentire l' urgenza di rassicurare il Paese sullo stato di salute delle istituzioni. Per adesso tocca rimpiangere Massimo Bordin, uomo simbolo di Radio Radicale, perdita davvero incolmabile per la cultura politica e giornalistica, che prima di morire ha regalato alla sua radio l' ultimo colpo da maestro, definendo Crimi "gerarca minore".

 

 

3. I RADICALI FANNO I LIBERALI SU TUTTO TRANNE CHE SUI FONDI ALLA LORO RADIO

Alessandro Rico per ''La Verità'' del 19 aprile 2019

 

L' appello per salvare Radio radicale è diventato, nelle ultime settimane, una specie di professione di fede che chiunque tenga a conservare la propria aura di autorevolezza mediatica, giornalistica o accademica, è tenuto a compiere solennemente, coram populo. La tragica e prematura scomparsa di Massimo Bordin, protagonista della storica rassegna stampa mattutina e di gustosi siparietti con Marco Pannella, ha aggiunto ulteriore vigore emotivo all' Sos per l' emittente radiofonica.

 

radio radicale logo

Gli argomenti sono arcinoti: Radio radicale svolge un servizio di pubblico interesse, dà spazio a qualunque compagine politica, trasmette in diretta qualsiasi convegno, convegnino e convegnucolo in ogni angolo d' Italia. Evangelicamente, ovunque ci siano due o tre riuniti, Radio radicale è in mezzo a loro. In buona sostanza, non c' è studioso, cultore di qualche materia, oratore e cronista, la cui voce non sia finita almeno una volta sulle frequenze del «santo padre» Pannella.

 

All' esibizione di coscienza civile, ovviamente, si somma un po' di snobismo radical chic: siccome la battaglia è stata ingaggiata da quell' incompetente ignorante populista e grillino di Vito Crimi, è un esercizio di responsabilità democratica opporsi alla «bavbavie», all'«ovvove», alla «volgavità» del troglodita a 5 stelle, che minaccia la libertà d' espressione (ad averla avuta in difesa della libertà d' espressione dei «medievali» di Verona, questa levata di scudi!). Su Radio radicale, comunque, due paroline davvero in libertà sarebbe proprio il caso di dirle.

Per carità, che l' emettente da decenni offra un servizio encomiabile d' informazione politica, non lo si può negare.

 

pannella bonino

E poi, chi potrebbe restare indifferente se anche uno solo dei professionisti che vi operano finisse in mezzo a una strada? Al contempo, è veramente curioso che la radio voluta da un partito che tifa per il libero mercato, la globalizzazione e la concorrenza, dipenda integralmente dall' erogazione dei contributi pubblici.

 

E che contributi! A parte quelli concessi a tutte le radio private che svolgono attività d' interesse generale (e che di qui al 2022 saranno azzerati, come prevede la legge di bilancio 2019), Radio radicale gode dei fondi (10 milioni di euro, dimezzati dal governo gialloblù) erogati in virtù di una convenzione con il Mise.

 

È proprio questo accordo ad aver suscitato le ire del «nuovo barbaro» Crimi. La convenzione, infatti, fu stipulata la prima volta nel 1994, in seguito a una gara pubblica cui, però, si presentò soltanto Radio radicale. Tutte le successive promesse di aprire alla concorrenza il servizio e, quindi, la distribuzione del finanziamento, sono rimaste lettera morta. E alla fine, di proroga in proroga, Radio radicale è diventata una monopolista sovvenzionata dallo Stato.

 

Ora, secondo Emma Bonino, l' emittente «ogni anno, ogni volta, ha chiesto che si istituisse una gara per valutare tutti gli elementi del servizio e aprirlo anche ad altri contendenti». Benissimo: visto che questa è anche la volontà di Radio radicale, che si spalanchino finalmente le porte al libero mercato. Magari, a differenza del 1994, verrà fuori che qualche altro editore è capace di erogare lo stesso servizio a un prezzo più contenuto. Può darsi che, rispetto a 25 anni fa, il panorama là fuori sia leggermente cambiato.

 

pannella bonino

Peraltro, non è neppure vero che il governo voglia far chiudere la radio: in discussione, appunto, c' è una convenzione con il Mise. Radio radicale beccava 10 milioni di euro. La metà di quella cifra, sempre pagata dai contribuenti, non le basta. Al contempo, lo Stato e quindi i suddetti cittadini che pagano le tasse, sovvenzionano Rai Parlamento, che già garantisce la copertura dei lavori delle due Camere. È davvero necessario foraggiare pure il costoso doppione?

 

Non per buttarla in caciara, ma se proprio c' è questo disperato bisogno di soldi, la Bonino, che è tanto brava a suscitare la generosità di George Soros, se li faccia dare da lui. Il miliardario ungherese ha elargito 200.000 euro a + Europa. Nel 2016, aveva devoluto 25 milioni di dollari per la campagna elettorale di Hillary Clinton. L' anno successivo ha rimpinguato le casse della sua Open society con 18 miliardi di dollari. Non gli mancano certo 10 e neppure 20 milioni per dotare Radio radicale di microfoni e cuffie in oro zecchino.

 

È vero che persino Matteo Salvini ha preso le distanze dalla dichiarazione di guerra dei pentastellati: «Preferirei che chi di dovere tagliasse gli stipendi milionari in Rai», ha commentato il leader del Carroccio. Il punto, tuttavia, lo inquadra alla perfezione un' antica formula latina: iuxta propria principia.

MATTEO SALVINI

 

Ecco: in virtù dei suoi stessi principi, la radio dei globalisti pro mercato e pro concorrenza non può vivacchiare solamente perché paga Pantalone. Se regime di sovvenzioni pubbliche deve essere, ci si metta d' accordo con la Rai e si eviti una moltiplicazione degli esborsi. Se invece il mondo deve reggersi su un' affannosa rincorsa del capitale privato, allora la dura disciplina del mercato, come l' avrebbe chiamata l' economista Friedrich von Hayek, la si deve propinare a tutti quanti. Industriali, commercianti, editori di giornali, di televisioni e di radio. Altrimenti, sono buoni tutti a fare i liberisti con gli altri e gli statalisti con sé stessi. Non le pare, senatrice Bonino?

 

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