marella agnelli gianni

INSALIVATA ALLA REAL CASA - TRAVAGLIO: “SIAMO PROPRIO SICURI CHE LA MORTE DI MARELLA AGNELLI MERITASSE TUTTE QUELLE PAGINATE CON DECINE DI ARTICOLI? CHE AVRÀ MAI FATTO DI MEMORABILE PER GUADAGNARSI QUESTA COLATA DI PIOMBO E BAVA? DE BORTOLI HA SAPUTO CHE TENEVA "SEMPRE IN BROCCHE D'ARGENTO MATITE PERFETTAMENTE APPUNTITE". IL GIORNALE LA CHIAMA "LEI", COME LA MADONNA. “REPUBBLICA” TRACIMA E CAZZULLO…”

Marco Travaglio per il “Fatto quotidiano”

 

marco travaglio al suo arrivo al teatro brancaccio

Va bene il lutto, che però riguarda i famigliari e gli amici. Va bene il dovere di cronaca, che però dovrebbe misurarsi con l'interesse pubblico della notizia. Va bene persino un pizzico di indulgenza verso l'editore che ha perso la nonna. Ma siamo proprio sicuri che la morte di Marella Agnelli, vedova di Gianni, non proprio inattesa e prematura (92 anni), meritasse tutte quelle paginate con decine di articoli pieni di niente e tutti uguali, per dirci quanto era bella, elegante, ricca, colta, amica di altri Vip, riservata (senz'altro più dei laudatores), brava ad arredare case, a progettare giardini e a collezionare ville e quadri d'autore?

Fosse rimorta Anita Garibaldi, uno capirebbe: con quel po' po' di vita avventurosa, hai voglia.

funerale di marella agnelli a villar perosa

 

Ma Marella Agnelli, con tutto il rispetto per la defunta, che avrà mai fatto di memorabile - a parte aver sposato Agnelli e avere il collo lungo - per guadagnarsi, suo malgrado e a sua insaputa, questa colata di piombo e bava?

 

Uno legge e rilegge (per dovere d'ufficio, s' intende, mica per piacer suo) e non capisce. Intanto, quel "donna" appiccicato al nome ("donna Marella", ci siamo cascati pure noi del Fatto): forse che qualcuno sospettava fosse un uomo? L' avevamo già notato sotto la monarchia di re Giorgio, la cui borghesissima moglie Clio era regolarmente promossa a "Donna Clio". Quindi dipende da chi sposi: se è un Vip, sei "donna", sennò sei una stronza qualsiasi.

 

JOHN ELKANN E DONNA MARELLA

La Stampa, organo della Real Casa, paradossalmente è il più sobrio: un solo articolo ancorché di due pagine, pezzatura in parte giustificata dai tripli, quadrupli, quintupli cognomi di coprotagonisti e comparse ("Filippo e Margaret Caracciolo principi di Castagneto e duchi di Melito", "la nipote Ginevra con Giovanni Gaetani d' Aragona"), oltreché dell'autrice ("Chiara Beria di Argentine"). E da qualche tenero volo pindarico: "Nella sua lunga vita, volata in cielo dalla collina di Torino", "L'iconica nobildonna - la più elegante al mondo nel XX secolo secondo Valentino Garavani", "Qualcuno li ha definiti i Buddenbroock italiani".

 

Il giornale cugino Repubblica, invece, tracima un po'. Un cronista rivela che ai funerali "ancora una volta la famiglia si ritroverà unita", dopo "i noti dissidi ereditari" (una malattia?): e così la figlia Margherita, madre di John e Lapo, che trascina in tribunale la madre svelando i fondi neri del padre nascosti in Svizzera al testamento e al fisco, diventa una scaramuccia passeggera. La scrittrice Benedetta Craveri svela che "la principessa che sposò l'Avvocato" s'era "innamorata di lui ancor prima di averlo conosciuto": per dire l'intùito. E ora "ci consola pensare che riposerà a Villar Perosa".

MARELLA GIANNI AGNELLI

 

Vabbè. Il resto è il solito elenco da rivista di arredamento, tipo Ville e giardini. Anche l'amica Evelina Christillin, a parte le solite aiuole, stenta a ricordare qualcosa di imperituro: al suo cospetto - confida a Repubblica - "mi sentivo Heidi mi conduceva sotto braccio sul prato di casa a guardare le montagne, la loro immutabilità, e mi diceva: vedi il Monviso?". Ora, io non potrei giurarci, ma mi pare che anche mia nonna mi mostrò un paio di volte il Monviso dal balcone. Però non dal prato, ecco. E poi mia nonna non scriveva bigliettini, mentre Donna Marella sì, un'infinità: "poche parole per farsi sentire senza esagerare".

 

MARELLA GIANNI AGNELLI

Uno lo scrisse persino a Fassino, per dire quant'era democratica. Già, perché la "principessa fiorentina di origine napoletana ha saputo interpretare l'animo di una città da cui aveva deciso di farsi adottare": Torino, dove "l'aiuto ai poveri diventava charity". Eppure - segnala il cronista, molto deluso dall'ingratitudine dei torinesi - "non si vedono in queste ore le folle in fila di fronte alla camera ardente della Signora". Anzi "non c'è stata camera ardente a Torino", dunque le folle, pur impazienti di mettersi in fila, non avrebbero saputo dove farlo. E pazienza.

 

MARELLA AGNELLI CON LA FIGLIA E I NIPOTI

Cerchiamo qualcosa di veramente notevole sul Corriere. Aldo Cazzullo, socio onorario della Rivista Araldica, si destreggia da par suo fra un "Raimondo Lanza di Trabia" e una Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare, ma non vuole esagerare con i ricconi e allora le ville di Donna Marella diventano "il rifugio sulla collina torinese" e "il buen retiro di Marrakech". De Bortoli ha saputo che teneva "sempre in brocche d'argento matite perfettamente appuntite" e che una volta "leggendaria fu una fuga degli husky nei boschi intorno a Chesa Alcyon, a St. Moritz": una vita da Camel Trophy.

 

marella agnelli by richard avedon

Il Giornale la chiama "Lei", come la Madonna, poi introduce un altro amico del cuore, "il conte Gelasio Gaetani Lovatelli dell'Aquila d' Aragona", che sarebbe tanto piaciuto a Cazzullo, ma purtroppo se l'è perso. Il socialista Francesco Forte fa sapere che ebbe la fortuna di "conoscerla", ma non per sentito dire: "di persona nel 1967" e non se n' è più riavuto: "Mi aveva denominato come un importante fattore di localizzazione a Torino".

 

Ora, sfido chiunque a essere mai stato definito da chicchessia un importante fattore di localizzazione a Torino: sono soddisfazioni. Su Libero Renato Farina, alias Betulla, non riesce a frenare la lingua: "regina madre", "regina degli elfi", "principessa regale" dai "piedi bellissimi", "coetanea ma infinitamente più elegante e più bella di Elisabetta d' Inghilterra", "l'ultimo cigno che sorvolava con grandi ali bianche i giardini incantati e talvolta stregati di un'esistenza dove la luce è stata al massimo quella della luna", "un fiore e un uccello che sfiora stagni e piante rare". E Betulla, con questo bucolico ditirambo, le rende omaggio a nome del regno vegetale. Ma anche di una categoria, i giornalisti italiani, che hanno sempre bisogno di padroni e, quando ne perdono uno, lacrimano per un paio di giorni. Poi corrono a cercarsene un altro.

Edoardo, Marella e Gianni Agnelli funerale di marella agnelli a villar perosa 5funerale di marella agnelli a villar perosa 6funerale di marella agnelli a villar perosa 7funerale di marella agnelli a villar perosa 15Gianni Agnelli con Marella

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