TEODORA, IL CAZZO TI ADORA! - MONTESQUIEU ANNOTA: “CON LEI LA PROSTITUZIONE È SALITA AL TRONO” - PROCOPIO DI CESAREA PRECISA: “LA MOGLIE DI GIUSTINIANO I LAVORANDO CON TRE ORIFIZI, RIMPROVERAVA LA NATURA DI NON AVERE PROVVEDUTO IL SUO SENO DI BUCHI DEI CAPEZZOLI PIÙ AMPI, COSÌ DA POTER ESCOGITARE ANCHE IN QUELLA SEDE UN’ALTRA FORMA DI COPULA” - QUESTO POTERE FEMMINILE TINTO DI EROTISMO EBBE UN PESO POLITICO SENZA PARI NELLA STORIA OCCIDENTALE….

Silvia Ronchey per "La Stampa" del 29 gennaio 2012

Tutto era cominciato con un ballo in maschera. Una giovane principessa romena, Marthe Bibesco, era appena arrivata a Parigi, nel 1902. Non avendo un costume, e nemmeno troppo denaro per comprarlo, si era presentata travestita da Teodora usando antichi abiti e gioielli di famiglia, che in Romania erano straordinariamente simili ai modelli bizantini. Fece il suo ingresso, avrebbe poi raccontato, «portando le insegne, la dalmatica, la corona, i gioielli e le babbucce di porpora di Teodora, tale e quale la vediamo nel famoso mosaico di Ravenna».

A rovinare la festa arrivò un suo zio paterno, anziano e compassato erudito, che la accusò di avere dato scandalo: sua nipote, al debutto nel bel mondo parigino, che si presentava come una poco di buono, come una donna perduta, come una prostituta! Che Teodora avesse cominciato la sua carriera come prostituta le fonti antiche lo testimoniano senza mezzi termini.

Secondo Procopio di Cesarea, lo storico del VI secolo suo contemporaneo, già prima dello sviluppo Teodora era stata avviata alla professione della sorella maggiore, ma «non essendo ancora formata per unirsi agli uomini come una donna» si vestiva da schiavetto e «si dava a sconci accoppiamenti da maschio» nei lupanari.

Con la crescita un certo sadomasochismo si era manifestato in lei, insieme a una crescente spudoratezza: «Non esitava ad acconsentire alle pratiche più svergognate, e anche se veniva presa a pugni e a schiaffi se la rideva della grossa, si spogliava e mostrava nudo a chicchessia il davanti e il didietro».

Al culmine della carriera, «lavorando», scrive Procopio, «con ben tre orifizi, rimproverava stizzita la natura di non avere provveduto il suo seno di buchi dei capezzoli più ampi, così da poter escogitare anche in quella sede un'altra forma di copula».

Al di là degli osceni virtuosismi di Procopio, che Teodora abbia usato il proprio corpo per passare dallo strato sociale in cui era nata agli ambienti dei funzionari di corte, di cui divenne via via «escort», amante, mantenuta, e sedurre alla fine il futuro imperatore Giustiniano, non abbiamo ragione di dubitare. Né lo ha fatto alcuno storico, sino alla fine dell'Ottocento. «Con lei», ha scritto a metà del Settecento Montesquieu, «la prostituzione è salita al trono».

«Sul mestiere svolto da Teodora nella prima giovinezza Procopio fornisce dettagli di una precisione tale», scriverà poco dopo Gibbon, «da non poterli né equivocare né ritenere inventati». Quando i dossier di Procopio furono tradotti in Francia, un famoso commediografo, Victorien Sardou, decise di farne una pièce teatrale. Ai suoi occhi, il personaggio era perfetto per incarnare la figura di femme fatale tanto cara al grande pubblico. Scelse così come protagonista un'attrice che era l'incarnazione vivente di quel mito: Sarah Bernhardt.

La pièce era un vero e proprio feuilleton, con al centro un improbabile intreccio amoroso e alla fine il pentimento e la punizione capitale della protagonista. I costumi sessuali di Teodora erano rappresentati in termini più soft che in Procopio, ma Sardou si atteneva comunque alle sue indicazioni. Sarebbe stato furiosamente attaccato per questo. Da chi? Dai bizantinisti. La bizantinistica comincia con questa negazione - e la negazione è rivelatrice di una rimozione, e la rimozione è tout court quella della realtà di Bisanzio. Una realtà che non si vuole o non si può vedere.

Bisanzio entra nel Novecento sotto l'immagine di Teodora, ed è un'immagine incappucciata dal moralismo. Da quest'immagine, accreditata dagli storici borghesi di inizio secolo come Charles Diehl nelle sue Figure bizantine, proviene l'opinione distorta che di Bisanzio ha avuto il Novecento: la percezione di quella corte come regno esclusivo di intrighi femminili o effeminati, il senso spregiativo che diamo tutt'oggi all'aggettivo «bizantino», e anche l'irragionevole percezione della storia bizantina come decadenza indefinitamente protratta hanno radice nell'attrazionerepulsione per la femme fatale Sarah- Teodora, che pure aveva avuto uno strepitoso successo di massa.

Ma gli stereotipi dell'irrazionalità e di una prepotente quanto frivola passionalità mascherano ed esorcizzano la storicità di un potere femminile bizantino che ha in Teodora la più celebre esponente.

Il suo potere, nella «diarchia» con Giustiniano, non aveva avuto nulla di arbitrario, ma si era esercitato in modo efficace e spesso geniale. Dopo di lei, e lungo tutto il Millennio bizantino, si snoderà una lignée quasi ininterrotta di imperatrici ancora più influenti, indipendenti e decise.

Da Irene, Teofàno, Zoe Carbonopsìna alla Teodora Macedone legislatrice raffigurata nella Cronografia di Michele Psello e a tutte le altre grandi sovrane che seguirono, questo potere femminile - secondo la letteratura maschile contemporanea crudele, sanguinario, tinto di erotismo-ebbe un peso politico senza pari nella storia occidentale.

Se ci atteniamo a un'analisi attenta degli storici antichi, era oggettivamente forte e diffuso. E perciò tanto più inquietante agli occhi degli storici moderni, in quanto per nulla irrazionale e passionale, anzi, se mai fin troppo spregiudicato e realistico.

 

SILVIA RONCKEYTEODORAMeister_von_San_Vitale_in_RavennaMeister_von_San_Vitale_in_Ravenna

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