TUTTODYLAN! LA GIGANTESCA E GENIALE “OPERA OMNIA” CHE HA CAMBIATO LA NOSTRA VITA CON INEDITI E RARITA’

Antonio Lodetti per IlGiornale.it

Al ragazzino del Minnesota piaceva il r'n'r. Cominciò a suonare in improbabili gruppi come gli Shadow Blasters; comprò persino un giubbotto rosso di pelle come quello di James Dean e una Harley (che guidava piuttosto maldestramente) ma poi gli idoli ribelli del rock cedettero il passo a quelli dalla faccia pulita come Ricky Nelson e lui buttò la giacca, ne prese una di tweed all'Esercito della Salvezza e cominciò a cantare nei folk club.

In One-eyed Jacks, una delle sue prime ballate, celebrò la morte di Robert Zimmerman e la nascita di Bob Dylan e da allora ha costruito una straordinaria leggenda linguistico-musicale. Mezzo secolo di canzoni - dal primo omonimo album del 1962 a Tempest dell'anno scorso - lanciando messaggi universali che al tempo stesso eludessero schieramenti e bandiere. Da sempre canta storie private e sentimenti collettivi smarcandosi continuamente.

Bastava che lanciasse un'idea e tutti gli si stringevano attorno così lui, per evitare che le sue canzoni si trasformassero in inni, modificava la musica ad ogni show, impastava i suoi versi in melodie nasali da marinaio ubriaco, improvvisava su di essi terragne prosodie da bluesman consumato.

C'è il tema dei diritti civili di Freewheelin' e The Times They Are a-Changin', c'è la mazzata elettrica al mondo del folk di Highway 61 Revisited con la scatenata Like a Rolling Stone del cui incipit Bruce Springsteen dice: «Un colpo di rullante che suona come se qualcuno ti aprisse per la prima volta le porte della percezione», c'è il periodo ipercreativo di The Basement Tapes e quello cristiano di Saved fino ad arrivare ai due Grammy e ai due milioni e mezzo di copie vendute di Modern Times nel '97 e a Together Through Life che, nel 2009, per la prima volta nella sua carriera, è volato al numero 1 delle hit parade.

C'è l'intero mondo di un artista che lascia parlare le canzoni - da Mr. Tambourine Man a Desolation Row ma - come dice il suo manager Jeff Rosen: «è maniacale nel prendere iniziative straordinarie per tutelare la sua immagine, che così cresce costantemente di valore». Insomma Dylan non parla, non si schiera, se ne frega dei media ma, per dirla con il suo biografo Greil Marcus: «I suoi brani oggi come ieri volano non si sa dove, incontrano chissà chi ma continuano a cambiare la gente, e nessuno conosce il segreto di ciò».

Per cercare di scoprire l'arcano nulla di meglio che ascoltare l'opera omnia del poeta, che uscirà il 5 novembre nel gigantesco cofanetto con inediti e rarità Complete Album Collection Volume One, contenente i suoi 35 dischi in studio (molti di essi completamente rimasterizzati sebbene Dylan recentemente abbia detto: «Non conosco nessuno negli ultimi vent'anni che abbia inciso un disco dal suono decente»);

sei album dal vivo (da Before the Flood del '72 a Mtv Unplugged del '95 passando per lo splendido concerto inciso con i Grateful Dead) e due bonus cd con brani già pubblicati ma mai inseriti ufficialmente in un album o versioni live di pezzi come Lay Down Your Weary Tune, Quinn the Eskimo, You Ain't Goin' Nowhere, Romance in Durango. L'anno prossimo poi verranno pubblicati in cofanetto tutti i doppi cd della serie Bootleg Series con gli inediti autorizzati da Dylan (è uscito in questi giorni il decimo volume, Another Self Portrait).

Un ripasso per capire come un uomo, partito con voce nasale e chitarra acustica sull'onda del suo mito Woody Guthrie e dei vecchi bluesman, sia stato l'artista, come ben ha detto Fernanda Pivano: «Che aiutò Allen Ginsberg a togliere la poesia dalle Accademie e, come un Omero del ventesimo secolo, la restituì alle masse con l'aiuto del juke box».

 

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